Nell’Artico nuovo record di emissioni Co2 a causa degli incendi

ROMA (ITALPRESS) – L’estate degli incendi al Circolo Polare Artico ha causato un superamento del record di emissioni raggiunto lo scorso anno, con nuvole di fumo che hanno coperto una superficie equivalente a più di un terzo del Canada.
Lo rilevano – come riporta e-Gazzette.it – gli scienziati di Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), per conto del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF). Utilizzando i dati forniti da CAMS Global Fire Assimilation System (GFAS), gli scienziati hanno ipotizzato che quest’anno le emissioni CO2 dal Circolo Polare Artico sono aumentate di più di un terzo in confronto al 2019. Dal 1° gennaio al 31 agosto 2020, le stime per le emissioni di CO2 nella regione erano di 244 mega tonnellate, in confronto alle 181 mega tonnellate dell’interno anno 2019. L’incremento più significativo di incendi è stato osservato nella Repubblica di Sakha, decimando milioni di ettari di campi e creando un picco nelle emissioni di CO2 da 208 milioni di tonnellate nel 2019 a 395 milioni di tonnellate nel 2020. Sebbene le cause rimangano incerte e difficili da individuare, si ritiene che alcuni degli incendi all’inizio della stagione siano stati causati dai cosiddetti ‘incendi zombiè che potrebbero essere rimasti attivi sotto terra durante i mesi invernali. Secondo quanto riportato dai dati di CAMS GFAS, mentre il picco delle emissioni causate dagli incendi nell’Artico si è verificato a luglio e inizio agosto, nella Repubblica di Sakha e nell’Oblast autonomo di Chukotka è stata registrata ancora un’intensità di incendi totali giornalieri superiori alla media di agosto. Tra giugno e agosto, gli incendi nel Distretto Orientale Federale Russo hanno emesso approssimativamente un totale di 540 milioni di tonnellate di CO2, che supera il precedente picco di emissioni totali.
(ITALPRESS).

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