Nato, alla ministeriale di Helsingborg delineata “una nuova fase strategica”

HELSINGBORG (SVEZIA) (ITALPRESS) – Alla ministeriale Esteri di Helsingborg, la Nato entra in una nuova fase storica: l’Alleanza atlantica si ritrova impegnata non tanto a ridefinire la propria esistenza, quanto piuttosto a ridistribuirne il peso strategico. Dietro i dossier ufficiali sulla deterrenza, sugli investimenti militari e sulla sicurezza dell’Artico, il vertice svedese ha infatti messo in scena una trasformazione più profonda: il tentativo di costruire un pilastro europeo della difesa più robusto senza incrinare la centralità americana nell’architettura occidentale. Una Nato più nordica, più industriale, più tecnologica e, soprattutto, più consapevole che la sopravvivenza del legame transatlantico dipenderà dalla capacità europea di trasformarsi da area protetta a soggetto strategico pienamente operativo. A scandire questa linea è stato soprattutto il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che accanto al segretario generale della Nato Mark Rutte ha scelto parole calibrate ma inequivocabili: “Le alleanze devono funzionare come partnership, non come rapporti a senso unico”. Una frase che, più di ogni altra, ha sintetizzato la postura della nuova amministrazione americana verso gli alleati europei. Washington non mette in discussione il valore politico e militare della Nato; pretende però che l’Alleanza diventi sostenibile anche dal punto di vista strategico, industriale e finanziario per gli Stati Uniti, in un momento in cui il baricentro globale americano si estende simultaneamente dall’Indo-Pacifico al Medio Oriente.

Rubio ha spiegato che la revisione della presenza militare americana in Europa “non è una misura punitiva”, ma “un processo già in corso” legato alla necessità di redistribuire le forze su scala globale. “Gli Stati Uniti hanno impegni globali che devono rispettare, e questo ci obbliga continuamente a riesaminare dove schieriamo le nostre truppe”, ha dichiarato. Un chiarimento arrivato dopo settimane di indiscrezioni sulla possibile riduzione del dispositivo militare Usa nel continente europeo. Allo stesso tempo, il capo della diplomazia americana ha riconosciuto apertamente che il presidente Donald Trump sia rimasto “francamente deluso” dalla posizione assunta da alcuni alleati Nato durante le recenti operazioni americane contro l’Iran. “È una questione che dovrà essere affrontata a livello di leader”, ha ammesso Rubio, lasciando intendere che il vertice di Ankara previsto per luglio potrebbe trasformarsi in uno dei passaggi politici più delicati nella storia recente dell’Alleanza. Non a caso lo stesso segretario di Stato ha definito il summit turco “probabilmente uno dei più importanti mai tenuti dalla Nato”.

La discussione sul riequilibrio degli oneri strategici si è intrecciata inevitabilmente con il tema della spesa militare. Rutte ha confermato che gli Alleati stanno accelerando verso l’obiettivo del 5 per cento del Pil destinato alla difesa, già delineato al vertice dell’Aia. “La buona notizia è che il denaro sta davvero arrivando”, ha osservato il segretario generale, spiegando che ciò comporterà “decine e, negli anni, centinaia di miliardi” di euro aggiuntivi per deterrenza e capacità operative. Ma il punto, sia per Washington sia per Bruxelles, non riguarda soltanto la quantità delle risorse. “Il denaro è importante, ma poi dobbiamo spenderlo”, ha insistito Rutte, richiamando la necessità di tradurre gli investimenti in produzione industriale, munizioni e interoperabilità militare. Rubio è stato ancora più esplicito: “È chiaro a tutti che oggi non siamo in grado di produrre munizioni al ritmo necessario per le esigenze future”. Un’affermazione che fotografa il nodo strutturale emerso dalla guerra in Ucraina: la Nato dispone di superiorità tecnologica, ma non ancora di una base industriale sufficientemente ampia per sostenere conflitti prolungati ad alta intensità.

Sul fronte orientale, la ministeriale ha mantenuto toni particolarmente duri verso Mosca. Rutte ha ribadito che la Russia rappresenta “una minaccia di lungo termine” e che l’aumento della spesa europea serve “non solo a riequilibrare il contributo americano, ma a garantire che l’Alleanza disponga di tutto ciò che serve per scoraggiare e difendersi dai propri avversari”. Il segretario generale ha inoltre definito “invulnerabile” l’impegno collettivo verso l’Articolo 5, avvertendo che “se qualcuno fosse così sciocco da attaccare la Nato, la risposta sarebbe devastante”. Parallelamente, Rubio ha espresso forte preoccupazione per le tensioni nel Baltico e per le accuse russe rivolte ai Paesi baltici riguardo presunti attacchi con droni contro il territorio russo. “Comprendiamo perché quei Paesi si sentano minacciati. Siamo preoccupati che tutto questo possa degenerare in qualcosa di molto peggiore”, ha dichiarato il segretario di Stato americano.

L’Ucraina è rimasta il banco di prova della credibilità occidentale. Rutte ha confermato che il presidente Volodymyr Zelensky parteciperà al vertice di Ankara e ha sostenuto che il fronte si starebbe progressivamente stabilizzando a favore di Kiev. “Gli ucraini hanno dimostrato una straordinaria capacità di innovazione, soprattutto nella guerra dei droni”, ha affermato. “Se fossi Vladimir Putin oggi non sarei contento, perché le cose non stanno andando nella direzione che sperava”. Rubio, pur insistendo sulla disponibilità americana a favorire eventuali negoziati, ha chiarito che Washington non intende sostenere “colloqui infiniti e improduttivi”, lasciando intendere che gli Stati Uniti continueranno a privilegiare una soluzione negoziata soltanto in presenza di reali margini diplomatici. A Helsingborg è emerso infine anche un secondo asse strategico destinato a crescere nei prossimi anni: quello artico. Con l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, il Nord Europa è ormai diventato una delle principali linee di contatto geopolitico con la Russia. Rubio ha definito Stoccolma “un alleato modello”, sottolineando che i nuovi membri nordici “non hanno semplicemente chiesto protezione, ma hanno portato nell’Alleanza capacità che prima non esistevano“. Non è un caso che proprio in Svezia gli Stati Uniti abbiano firmato un nuovo accordo bilaterale sulla cooperazione tecnologica e industriale nei settori dell’intelligenza artificiale, dello spazio e della difesa avanzata.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]