ROMA (ITALPRESS) – Il welfare aziendale non è più solo una questione di benessere sociale, ma una leva misurabile di politica industriale capace di incidere direttamente sul PIL. E’ la tesi alla base della nascita del Corporate Welfare Lab, il nuovo Osservatorio realizzato da Luiss Business School in collaborazione con Edenred Italia, presentato oggi a Villa Blanc.
L’osservatorio si pone l’obiettivo di monitorare annualmente l’evoluzione del settore, fornendo dati scientifici a imprese e istituzioni. Il primo Rapporto Annuale, condotto su un campione di 600 imprese italiane, ha quantificato l’impatto finanziario del benessere confrontando direttamente le performance delle aziende “welfare oriented” con quelle prive di piani strutturati. Il risultato è una correlazione diretta tra l’ampiezza del piano e la performance: l’introduzione di ogni nuovo servizio (es. sanità integrativa, rimborsi scolastici, mobilità o tempo libero) genera un incremento medio del 2,1% del fatturato pro-capite.
Lo studio evidenzia un vero e proprio “spread di produttività”, con un impatto che premia in modo straordinario le PMI. Nelle Piccole Imprese (10-49 dipendenti), chi adotta un piano di welfare strutturato registra un fatturato medio di 6,5 milioni di euro, contro i 5,1 milioni dei competitor che ne sono privi: un differenziale positivo del +26,7%.
Ma è nelle Medie Imprese (50-249 dipendenti) che il gap competitivo tocca il vertice: le aziende con welfare strutturato raggiungono ricavi medi per 33,9 milioni di euro, staccando nettamente le aziende senza welfare ferme a 26,1 milioni. Questo surplus di valore vale +7,8 milioni di euro, pari a una crescita del +29,8%. Il trend si conferma anche nelle Grandi Imprese, dove il welfare strutturato accompagna un differenziale di fatturato del +19,5%.
“I dati confermano che il welfare aziendale è oggi una leva di politica industriale, capace di generare valore misurabile – ha dichiarato Fabrizio Ruggiero, Amministratore Delegato di Edenred Italia. – Quando una media impresa genera fino a 7,8 milioni di valore in più investendo sulle persone, il messaggio è chiaro: il welfare non è accessorio, è strategia industriale. E’ uno strumento che ci permette di coniugare la competitività con il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie, creando un circolo virtuoso per l’intero Sistema Paese”.
Oltre ai bilanci, il welfare incide sulla demografia aziendale. La ricerca ha elaborato un “Indice di dinamismo del capitale umano”, che misura il rapporto tra ingressi e uscite. Il dato premia nettamente chi investe nelle persone: nelle aziende con welfare strutturato, per ogni dipendente in uscita si registrano 3,3 nuovi assunti. Nelle aziende prive di piani welfare, questo rapporto scende a 2,4. Il welfare agisce quindi come un acceleratore di crescita, aumentando di oltre il 30% la capacità di rigenerare la forza lavoro e attrarre nuovi talenti.
“Il welfare aziendale sta evolvendo verso un modello fondato su benessere integrato, flessibilità organizzativa e digitalizzazione. La nostra analisi mostra come sia ormai una leva rilevante per la competitività – afferma Alberto Dell’Acqua, Direttore Luiss Business School Hub Milano -. Pur essendo diffuso però presenta ancora ampi margini di sviluppo, in particolare nella sua dimensione più strutturata. L’evoluzione del lavoro e la crescente attenzione al benessere favoriranno ulteriormente il ricorso a strumenti di welfare, che nei prossimi anni assumeranno un ruolo sempre più significativo”.
Nonostante i benefici evidenti, il potenziale è ancora parzialmente inespresso. Se il 79% delle grandi imprese ha un piano strutturato, la percentuale scende al 32% nelle piccole. Esiste inoltre un ampio bacino di “welfare informale”, ovvero di erogazioni discrezionali che, analogamente a chi non offre alcun benefit, non garantiscono quelle leve di crescita e defiscalizzazione evidenziate dallo studio: il 30% delle aziende (quasi quattro su dieci tra le piccole) eroga servizi senza averli formalizzati in un piano organico.
“Il welfare strutturato non deve essere visto come una complessità, ma come uno strumento di competitività accessibile. Le piccole imprese non hanno bisogno di fare di più, ma di farlo meglio: semplificare la normativa significa dare la possibilità alle aziende di ogni dimensione di attivare una delle leve di crescita più efficaci”, conclude Fabrizio Ruggiero.
– foto ufficio stampa Luiss Business School –
(ITALPRESS).









