Mattarella riceve la laurea honoris causa a Salamanca: “Ue indispensabile per la pace, sappia dire di no ai conflitti”

ROMA (ITALPRESS) – “Anche nella crisi dei valori che attraversa il Continente in un secolo che ha conosciuto gli orrori del nazismo e del fascismo e quelli del comunismo, la cultura resta un argine. L’Europa, insomma, trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili. In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’intervento in occasione della consegna dell’onorificenza accademica di dottore honoris causa conferita dall’Università di Salamanca.

“Dobbiamo ritrovare l’ambizione dei leader che, nel 1951, nel preambolo del Trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio, posero queste parole: ‘Convinti che il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche’. Un’Europa dunque nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche che sei anni prima la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite”, ha aggiunto.

“Un’Organizzazione che nasceva per sottrarre ai singoli Stati – non importa quanto potenti – le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. In cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano. La pace insomma non coincide con qualsiasi equilibrio ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione”, ha sottolineato.

“Mentre nel sistema imperialistico delle grandi potenze la guerra veniva considerata uno strumento legittimo di politica estera, la Carta di San Francisco introduce un divieto generale dell’uso della forza, consentendo soltanto due eccezioni: la legittima difesa e le misure autorizzate dal Consiglio di Sicurezza. Una norma che definisce i confini della legittimità del potere politico nei rapporti internazionali, rimuovendo la pretesa che la sovranità degli Stati possa consistere nel diritto di muovere guerra. Quel che avviene in questi ultimi anni in cui assistiamo a progressivi atti di erosione del divieto di muovere guerra nelle contese internazionali”, ha ammonito il presidente.

“La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Accade così che – in opposizione a quanto si afferma necessario per l’ordinata vita delle singole comunità nazionali – si assista alla delegittimazione delle Corti Internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni”, ha aggiunto il capo dello Stato, ha ribadito Mattarella.

“Stiamo assistendo a un progressivo indebolimento fatto di sospensioni, ritiri, mancati rinnovi. Un fenomeno che comporta non soltanto una perdita di strumenti di trasparenza, ma anche una trasformazione del regime giuridico internazionale in materia di sicurezza, con conseguenze rilevanti sul piano della prevedibilità strategica e della prevenzione delle escalation. Trattati paralizzati o rimossi negli ultimi anni. Non rileva soltanto la cessazione degli obblighi contrattuali, ma la perdita di meccanismi che per decenni avevano fatto crescere la reciproca comprensione e garantito stabilità”, è un altro passaggio del discorso del Capo dello Stato.

“La sistematica inosservanza quando non la aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite, l’abbandono delle organizzazioni settoriali operative del sistema onusiano, lo smantellamento del sistema del controllo degli armamenti, la delegittimazione delle Corti, sono tutti fenomeni che vanno nella medesima sconfortante direzione”, ha aggiunto. “Ne deriva un vuoto, una arbitraria ‘terra di nessuno’, ambito per ingiustificate scorrerie – in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazione di presunte fasce e aree di sicurezza, con un processo che va a gravare pesantemente sui Paesi e sui popoli più poveri e meno fortunati”, ha sottolineato.

“Oggi non sembra prevalere il desiderio di dare vita a un progetto più efficace né, tanto meno, sembrano prevalere i tre pilastri prima richiamati: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. Una vis destruens che non origina dalla necessità di preparare il terreno a una costruzione migliore, ma – parrebbe – dalla volontà di eliminare quei limiti all’esercizio di una pretesa sconfinata sovranità statale che erano stati definiti per impedire la prevalenza di aspirazioni egemoniche dei gruppi dirigenti in controllo dei Paesi più forti, più ricchi, meglio armati. Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi. Come dimostrano le drammatiche vicende che, a partire dal sanguinoso attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, vedono oggi Iran, Libano, l’intera regione medio-orientale e del Golfo, al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni. Dall’assalto russo all’Ucraina in poi si è intensificata la convinzione che l’aggressione possa essere regolarmente praticata nei rapporti internazionali”.

“Può apparire che rimanere attaccati a un ordine e a istituzioni che stanno perdendo autorevolezza, efficacia, finanziamenti, sia una ricetta certa per la marginalizzazione del nostro continente. Eppure, prendere atto dei cambiamenti in corso e non limitarsi a subirli significa avere il coraggio di proporre una visione alternativa alla mera legge di chi appare più forte. È la strada che l’Europa può e deve percorrere. Una visione e dei principi al cui servizio dobbiamo porre strumenti e modalità di azione nuovi e flessibili. Adatti ai tempi e fondati su un pensiero sviluppatosi nei secoli, a cui Spagna e Italia hanno ampiamente contribuito. Poco meno di ottant’anni addietro, l’Umanesimo europeo seppe ispirare i Padri fondatori dell’odierna Europa. Basta fare riferimento alle finalità assegnate all’Unione dall’articolo 3 del Trattato Unico: ‘la pace, la sicurezza, lo sviluppo sostenibile della Terra, la solidarietà e il rispetto reciproco tra i popoli, il commercio libero ed equo, l’eliminazione della povertà e la tutela dei diritti umani, la rigorosa osservanza e lo sviluppo del diritto internazionale, in particolare il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite’. È missione che ci compete e che riguarda le nostre società, i nostri ordinamenti. Distrarci oggi dalla sua applicazione significherebbe tradire la nostra cultura, i nostri popoli, abdicare al ruolo dell’Europa unita”, ha concluso Mattarella.

– foto Quirinale –

(ITALPRESS).

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