Maduro davanti al giudice di Manhattan, proteste e incertezza strategica di Trump scuotono il mondo

Mandatory Credit: Photo by Jaysun Silver/Shutterstock (16225637i) Demonstrators outside the courthouse Nicolas Maduro and Cilia Flores Arraigned in Federal District Court on Charges of Drug-Trafficking Conspiracy and Other Crimes, New York, USA - 05 Jan 2026

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Nicolás Maduro è comparso lunedì davanti a un tribunale federale di Manhattan per affrontare le accuse federali statunitensi di narcoterrorismo, traffico internazionale di droga e possesso di armi. La brevità formale dell’udienza – poco più di trenta minuti davanti al giudice Alvin K. Hellerstein – ha contraddetto il suo enorme significato politico e diplomatico, mentre all’esterno del palazzo di giustizia si sono scontrate due fazioni contrapposte di manifestanti. Davanti al tribunale, gruppi con bandiere del Venezuela hanno innalzato slogan contro ciò che definiscono un “rapimento” e un atto di imperialismo, accusando gli Stati Uniti di voler punire un leader sovrano e di voler controllare le risorse venezuelane. In parallelo, centinaia di oppositori, anche loro con bandiere venezuelane. hanno salutato la sua comparizione in catene come un momento di responsabilità, invocando giustizia per anni di abusi di potere e presunte connivenze con i cartelli della droga. Le tensioni tra le due fazioni sono state contenute da forti misure di sicurezza: barriere metalliche, un ingente schieramento di agenti e percorsi separati per evitare scontri fisici. La scena di New York, con ambasciatori e attivisti osservatori internazionali tra le barricate, ha trasformato Lower Manhattan in un teatro simbolico di una crisi che va ben oltre il semplice procedimento giudiziario.

All’interno dell’aula, Maduro si è dichiarato non colpevole delle imputazioni federali e ha insistito nel definirsi “presidente del mio Paese”, sostenendo di essere stato “rapito” del suo paese e costretto davanti alla giustizia americana in condizioni che lui stesso ha descritto come ingiuste. La moglie, Cilia Flores, arrestata nello stesso blitz che ha portato alla cattura dei coniugi, ha espresso analoghe dichiarazioni di innocenza e ha riferito di lesioni subite durante la cattura. Il processo è solo all’inizio, e difficilmente un giudizio finale arriverà a breve: secondo esperti legali, la fase preliminare potrebbe durare mesi, tra mozioni della difesa, questioni procedurali e contestazioni sulla natura stessa dell’arresto; un giudizio di merito, se verrà celebrato, potrebbe richiedere oltre un anno.

Nella stessa mattinata della comparizione di Maduro, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in seduta d’urgenza per discutere l’azione militare statunitense in Venezuela. Molti Paesi, guidati da Russia, Brasile, Colombia, Cuba e Messico, hanno condannato l’operazione come una violazione della Carta dell’ONU e della sovranità venezuelana, definendola un “crimine di aggressione”. Gli Stati Uniti e l’alleato dell’America Latina, l’Argentina, hanno difeso la mossa come misura legittima di law enforcement contro un leader considerato illegittimo. La riunione si è conclusa senza alcuna risoluzione vincolante, evidenziando le profonde divisioni internazionali sulla crisi.

Una delle incognite più grandi riguarda ora le strategie dell’amministrazione di Donald Trump, che ha già lasciato intendere che l’operazione contro Maduro non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di una nuova fase più aggressiva della politica estera statunitense. Non è chiaro quanto sia realmente stabile e “ammansita” la leadership che ha preso il posto di Maduro a Caracas: Delcy Rodríguez, indicata come figura di transizione, ha alternato segnali di disponibilità a dialogare con Washington a richieste pubbliche per la liberazione dell’ex presidente, alimentando l’incertezza.

In più, l’amministrazione Trump ha evocato la possibilità di estendere la pressione ad altri Paesi. Il presidente ha parlato apertamente della possibilità di futuri interventi che coinvolgerebbero la Colombia, il Messico e persino la Groenlandia – territorio autonomo danese – suscitando reazioni contrarie da Bogotá e risposte caute da Città del Messico e Copenaghen. La prospettiva che gli Stati Uniti possano applicare nuovamente misure militari di vasta portata in America Latina ha profondamente allarmato i governi regionali e rafforzato il fronte critico all’interno delle Nazioni Unite.

La figura del giudice Hellerstein, 92 anni, è diventata anch’essa un elemento di interesse: nominato durante l’amministrazione Clinton, è conosciuto per la sua indipendenza e per non farsi influenzare da pressioni esterne. Secondo chi lo conosce, tende a gestire il proprio banco senza curarsi delle opinioni altrui e privilegia un ritmo di lavoro serrato, qualità che potrebbero influenzare la durata e la natura del procedimento contro Maduro.

Sul piano domestico statunitense, la comparizione di Maduro ha già scatenato reazioni politiche interne. Membri del Congresso di entrambi gli schieramenti hanno chiesto chiarimenti sulla pianificazione e sull’autorizzazione dell’operazione militare, con richieste di briefing formali da parte dell’esecutivo. Analisti legali hanno sollevato dubbi sulla mancanza di una chiara base di autodifesa o di autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU, sottolineando l’eccezionalità di un capo di Stato straniero processato davanti alla giustizia americana. Fuori dall’aula di tribunale, le proteste continueranno prevedibilmente ad accompagnare ogni apparizione di Maduro e Flores, trasformando quel che avrebbe dovuto essere un procedimento giuridico in un fenomeno di portata geopolitica. L’arresto e il processo di Maduro restano al centro di un terremoto politico globale che va ben oltre le aule di Manhattan, segno che l’azione contro Caracas potrebbe segnare una nuova e imprevedibile fase nelle relazioni internazionali degli anni a venire.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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