Libano-Israele, al via a Roma i negoziati a 3 con la delegazione Usa

ROMA (ITALPRESS) – Prendono il via a Roma i negoziati a tre tra le delegazioni di Stati Uniti, Libano e Israele. Un funzionario americano ha dichiarato la scorsa settimana ai giornalisti che le parti affrontano i colloqui “con grande slancio”, dopo l’avvio riuscito della prima zona sperimentale nel sud del Libano e l’incontro produttivo tra il presidente libanese Joseph Aoun e il presidente americano Donald Trump.

Per la Tv al Arabiya, dal punto di vista tecnico, Beirut considera riuscito il dispiegamento dell’esercito libanese nella zona sperimentale e intende lavorare all’individuazione di ulteriori aree dalle quali gli israeliani dovrebbero ritirarsi, per consentire l’ingresso delle forze armate libanesi. Il principio resta quello del “passo dopo passo”: al successo libanese corrisponde il ritiro israeliano. Finora né israeliani né americani hanno fornito una valutazione dettagliata sull’operato dell’esercito libanese, in particolare sulla capacità di impedire il ritorno di elementi di Hezbollah nelle zone sperimentali.

Fonti non ufficiali a Washington riferiscono tuttavia che il comando dell’esercito libanese avrebbe risposto positivamente alle richieste avanzate da Usa e Israele e non avrebbe commesso errori come quelli registrati lo scorso anno a sud del Litani. Una valutazione positiva aprirebbe la strada a ulteriori ritiri israeliani e allo sblocco di aiuti americani: Beirut attende fino a 150 milioni di dollari, mentre alcune informazioni indicano che Aoun avrebbe chiesto fino a 500 milioni in attrezzature e assistenza.

Fonti informate a Washington precisano che Israele lega il proprio ritiro completo dal Libano esclusivamente al dispiegamento dell’esercito libanese nel sud del Paese e all’impedimento del ritorno di Hezbollah. Un passaggio che, secondo le stesse fonti, offre rassicurazioni al governo di Beirut e risponde alle critiche di chi aveva sottolineato l’ambiguità del testo dell’accordo tripartito su questo punto.

I negoziati di Roma affronteranno anche la questione dei confini. Verranno esaminati sia quelli marittimi sia quelli terrestri: si prevede una revisione dell’accordo sui confini marittimi (senza riaprirlo) e il lavoro per un accordo definitivo sulla delimitazione di quelli terrestri, resi complessi dalla sovrapposizione di tre tracciati storici (accordo franco-britannico degli anni Venti, armistizio del 1949 e Linea blu del 2000). Sul tavolo ci sarà anche la questione più ampia di Hezbollah. Americani e israeliani vogliono discutere non solo dell’assenza del movimento nel sud, ma del suo indebolimento complessivo. Tra i punti in discussione figurano il controllo libanese di confini, porti e aeroporti per impedire il traffico di armi iraniane e le reti di finanziamento di Hezbollah legate a Teheran, al contrabbando e al riciclaggio. Gli Stati Uniti giudicano ancora critico il confine libanese-siriano, considerato un canale aperto di traffici. Un altro capitolo particolarmente delicato riguarda prigionieri, dispersi e resti mortali.

Il Libano chiede il rilascio dei detenuti libanesi nelle carceri israeliane e la restituzione dei corpi dei miliziani di Hezbollah uccisi negli scontri. Israele, da parte sua, ha preparato dossier su ebrei libanesi rapiti negli anni Ottanta, uccisi e i cui resti non sono mai stati restituiti. Tra i nomi figurano il capo della comunità ebraica libanese Isaac Sasson, il segretario generale Salim Jamous e membri di diverse famiglie. La maggior parte di queste persone scomparve a Beirut Ovest quando le zone erano controllate da Amal e Hezbollah. L’avvio del confronto su questi dossier rappresenta, secondo le parti, un secondo passo di un percorso destinato a garantire sicurezza e stabilità in una porzione significativa del Mediterraneo orientale.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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