La migrazione sostiene il sistema pensionistico maltese, ma i rischi crescono

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – La stabilità attuale del sistema pensionistico maltese deve molto alla migrazione in entrata, ma le pressioni demografiche e i costi abitativi rappresentano rischi crescenti nel lungo periodo. È quanto emerge da una revisione strategica pubblicata questa settimana. Le conclusioni sono contenute nella Revisione Strategica 2025 sull’Adeguatezza, la Sostenibilità e la Solidarietà del Sistema Pensionistico di Malta, prevista ogni cinque anni dalla legge sulla sicurezza sociale. Con un tasso di fertilità pari a 1,06 e una forza lavoro in progressivo invecchiamento, il rapporto sottolinea il ruolo cruciale dei lavoratori stranieri nel mantenere il modello pensionistico a ripartizione. Tra il 2008 e il 2023, il numero dei contribuenti alla sicurezza sociale è aumentato dell’87%, raggiungendo quota 283.000, un incremento attribuibile in larga parte alla manodopera migrante. Nello stesso periodo, su quasi 245.000 contribuenti stranieri, solo 5.736 ù pari al 2,3% ù hanno maturato diritti pensionistici. L’elevato turnover tra i lavoratori migranti garantisce un sollievo fiscale nel breve termine, poiché molti lasciano Malta prima di raggiungere i requisiti per la pensione, generando contributi senza creare obblighi di spesa futuri. Tuttavia, la revisione avverte che fare affidamento esclusivamente sulla migrazione non sarà sufficiente, poiché la popolazione in età lavorativa è destinata a scendere al 51% entro il 2070.

I costi dell’abitazione vengono indicati come una delle principali minacce all’adeguatezza delle pensioni, con i pensionati in affitto individuati come il gruppo più vulnerabile dal punto di vista finanziario. Il rapporto raccomanda una serie di riforme, tra cui l’auto-iscrizione ai fondi pensione privati, la revisione delle strutture dei benefici e un meccanismo di adeguamento delle pensioni legato sia alla crescita salariale sia all’inflazione. Le consultazioni pubbliche resteranno aperte fino al 3 aprile 2026.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

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