La disabilità come opportunità, così Zanardi è diventato eroe dello sport paralimpico

È scomparso a 59 anni Alex Zanardi: ex pilota automobilistico (44 gare in F.1), atleta paralimpico (dopo che in un incidente in pista nel 2001 perde entrambe le gambe). Vincitore di 6 medaglie ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016. Nella foto la vitttoria nella Maratona di Roma nel 2012. Alex Zanardi has passed away at the age of 59: a former race car driver (44 Formula 1 races) and Paralympic athlete (after losing both legs in a track accident in 2001). He won six medals at the 2012 London Paralympic Games and the 2016 Rio de Janeiro Paralympic Games. Pictured here is his victory in the 2012 Rome Marathon.

di Giorgio La Bruzzo

ROMA (ITALPRESS) – La vita sa offrire spesso una seconda opportunità, anche quando tutto sembra perduto. È questa l’eredità più grande lasciata da Alex Zanardi, capace di affrontare le avversità col sorriso, figlio del coraggio e della determinazione che lo hanno sempre contraddistinto. Fino al 15 settembre 2001 il suo mondo era stato quello delle auto, anche se con alterne fortune: la Formula Uno gli aveva sbattuto la porta in faccia, anche dopo essersi laureato due volte campione del mondo nella Champ Car, poi il tragico incidente al Lausitzring, sospeso fra la vita e la morte, dal quale era uscito senza le gambe. Pochi, pochissimi avrebbero probabilmente saputo reagire. Ma Alex è andato anche oltre. Nonostante la grave menomazione è tornato in pista, riuscendo pure a vincere il campionato italiano Superturismo e mettendosi in gioco anche fuori, con le apprezzate conduzioni tv di “E se domani” e “Sfide”.

Ma il suo vero capolavoro lo ha fatto nell’handbike, quasi uno sfogo naturale. “C’è chi dice che un’auto non è una bicicletta, invece il modus operandi nelle gare è simile”, spiegava dopo aver intrapreso questo nuovo percorso che lo avrebbe portato prima a un argento mondiale e poi ai Giochi Paralimpici di Londra. Una scelta di cuore e di vita: “Qui non contano i soldi, non ci sono scommesse. Servono solo le parole impegno e sacrificio”.

Le tre medaglie di Londra 2012, a cui ne seguiranno altre tre quattro anni dopo a Rio, sono il manifesto della vita di Zanardi e del messaggio di cui si farà portatore. “Il concetto di disabilità deve essere rivisto: per me è “in movimento”. Ho scelto di lasciare le automobili, dove ero tornato anche con successo, per gareggiare negli sport paralimpici”. Alex non si sentiva diverso (“nell’immaginario collettivo, un uomo senza gambe è destinato a stare a casa davanti alla tv. Nel mio caso non è stato assolutamente così”) e l’incidente in Germania è diventato la scintilla per andare oltre i propri limiti. Anzi, a dirla tutta anche l’etichetta di “vittima” gli stava stretta perchè “è una parola che può essere trasformata nel corso della vita, perchè di cose belle ne sono successe così tante quasi ad arrivare a dire che quell’incidente è diventato un’opportunità”, confessava dopo Londra.

Un mantra per l’ex pilota, diventato un simbolo di resilienza e un esempio da imitare. Perchè in fondo ci si può rialzare se si vuole. “Non sono Superman e nemmeno Padre Pio – raccontava nell’ottobre 2012 – Ho patito l’inferno nei centri di riabilitazione, ho visto molti altri patirlo. Persone che si arrendono sfinite dal dolore, dalla disperazione. Ma le cose possono essere fatte. L’importante è desiderare. E io ho desiderato tanto”.

A spingerlo era anche quel suo essere “drogato di sport, di sfide. Anche se c’è da aprire un barattolo che non si apre: per me diventa subito un braccio di ferro col coperchio”. E se in fondo l’aver visto la morte in faccia lo aveva in un certo senso liberato (“Tutto quello che viene ora è in più”), non mancava la consapevolezza che la sua storia avrebbe potuto essere d’ispirazione e non solo fra i disabili: l’oro a Rio dedicato a Gimbo Tamberi, costretto a saltare i Giochi brasiliani per infortunio, non è stato solo un semplice bel gesto visto quello che è successo qualche anno dopo in Giappone. E se quel drammatico incidente del giugno 2020 – mentre stava prendendo parte a una delle tappe della staffetta di “Obiettivo tricolore”, altra testimonianza della sua generosità – ha messo fine alla sua seconda vita sportiva, la sua morte non ci priva di un’eredità che rimane scolpita con le sue imprese e le sue parole.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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