ROMA (ITALPRESS) – Su imprese, lavoratori, genitorialità, dinamiche pensionistiche e inclusione sociale, si basa il XXIV Rapporto annuale INPS, presentato oggi nella sala Pininfarina di Confindustria. Questo studio apre la strada a un nuovo approccio applicato dall’istituto nell’ottica di una nuova alleanza, matura e competitiva, con il tessuto produttivo, che punta anche ai giovani e al loro futuro nel mondo del lavoro. Dopo l’intervento di avvio da parte di Lucia Aleotti, Vicepresidente Confindustria per il Centro Studi, ha preso la parola Gianfranco Santoro, Direttore centrale Studi e Ricerche INPS, che ha illustrato i temi del Rapporto. A seguire, sono intervenuti nella discussione: Alessandro Fontana, Direttore Centro Studi Confindustria e Maurizio Marchesini, Vicepresidente Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali.
Il presidente INPS Gabriele Fava ha concluso l’evento moderato da Pierangelo Albini, Direttore area Lavoro, Welfare e Capitale umano Confindustria, collocando questo studio, per l’appunto all’interno di un nuovo approccio: “È un rapporto che intercetta il fabbisogno del paese e cerca di restituirlo in termini pragmatici guardando al futuro. Non è un esercizio statistico ma una bussola”. Il presidente INPS ha aggiunto: “Questo rapporto apre a un nuovo ciclo”, nel quale si inserisce il fattore di reciprocità e collaborazione con le imprese, perché: “Un sistema previdenziale sostenibile esiste solo se esiste un sistema produttivo competitivo. Ecco perché siamo sulla stessa barca”, ha detto rivolgendosi ai presenti, appartenenti al mondo imprenditoriale. Lo studio dell’istituto propone, dunque, una “fotografia prospettica da condividere e portare avanti insieme in maniera concreta. Per noi la sostenibilità passa dai giovani. C’è bisogno di una nuova alleanza matura, collaborativa e trasparente con le imprese”.
Tra i dati riportati e gli elementi trattati, in tema di genitorialità, emerge l’analisi sull’assegno unico universale, a fronte di una spesa di 19,8 miliardi, con un dato sui beneficiari di 10,1 milioni di figli: al nord 92,5%, al centro 93% e al sud 98,3%. Riguardo al congedo parentale su un uso nei primi 12 anni del figlio, risulta che le madri non fruitrici sono il 37% e le fruitrici il 63%, mentre i padri non fruitori il 92% e fruitori 8%. Sempre nel campo della genitorialità e del lavoro (Effetto nascita primo figlio su outcomes lavorativi di madri e padri), il rapporto afferma che la nascita del primo figlio influisce negativamente sulle retribuzioni annue: il congedo di maternità è del 16%, il recupero avviene dopo 3 anni. Per i padri la nascita di un figlio non influisce negativamente sui redditi. Incremento del reddito di circa +50% a 7 anni dalla nascita. Fava ha poi parlato delle azioni concrete messe a servizio di questa alleanza con il mondo delle imprese: “Abbiamo introdotto il pre-DURC” per verificare anzi tempo le possibili criticità così da “arrivare al rinnovo del DURC” senza problematiche. E poi ha aggiunto: “Abbiamo introdotto una nuova vigilanza più collaborativa e rispettosa”.
Nel biennio 2023-24, riguardo al tema del “Rientro dei cervelli”, sono stati complessivamente 270 mila gli espatri di cittadini italiani (+39,3% vs biennio precedente), con picco rispetto al 2014-2024. Nell’ultimo decennio oltre 1,2 milioni di espatri, di questi quasi 700 mila hanno interessato la fascia 18-39 anni. Il rientro del capitale umano dall’estero è stato oggetto di interventi normativi, volti a incentivare il ritorno di lavoratori altamente qualificati. Le imprese private non agricole, invece, con dipendenti sono 1,67 milioni nel 2024. Pur restando notevolissima la quota di imprese micro e piccole (quasi il 98% ha meno di 50 dipendenti), la dimensione media delle imprese è cresciuta tra il 2008 e il 2024 (circa il 25%). La ricomposizione del sistema imprenditoriale è avvenuta anche a livello di settori economici. Prosegue la crescita dei contributi sociali (+5,9% rispetto al 2023 e +11,4% rispetto al 2022) che, al lordo delle agevolazioni, sono risultati pari a 263 miliardi di euro. Il valore assoluto delle agevolazioni, 41 miliardi di euro nel 2024, è dovuto per il 42% alla riduzione dell’aliquota IVS a carico dei dipendenti (riduzione che nel 2025 è sostituita da interventi di natura fiscale) e per un altro 38% ad altre agevolazioni: decontribuzione Sud, riduzione delle aliquote contributive per le prestazioni temporanee, sottocontribuzioni strutturali dei contratti di apprendistato.
Rispetto al tema dell’evoluzione dell’occupazione, attualmente gli occupati sono oltre 24 milioni. Il tasso di occupazione è al 63%, massimo storico. I dipendenti permanenti sono il driver di questo prolungato trend positivo. Inoltre, per la prima volta, è stato superato il numero di ore lavorate del 2007, anno di picco antecedente la doppia recessione. Persistono elevati divari, territoriali, di genere e generazionali. Il rapporto sul mercato del lavoro, tra assunzioni, trasformazioni e cessazioni (Saldi mensili cumulati per tipologia contrattuale – Gennaio 2014-Settembre 2025), attesta che: i contratti a tempo indeterminato crescono nel 2015 per l’esonero triennale (+842mila a gennaio 2016). A settembre 2025 sono più di 2,9 milioni.
I contratti a tempo determinato aumentano nel 2018 (+758mila a luglio), ma nel tempo il trend è calato. Negli ultimi anni c’è una nuova crescita, che non ha raggiunto i livelli del 2018. Gli apprendisti sono in crescita, ad aprile 2022 hanno superato quota 200mila. A settembre 2025 sono circa 224 mila. Per il lavoro stagionale, somministrato e intermittente, aumenta l’ampiezza delle oscillazioni per gli stagionali, un andamento crescente per il lavoro somministrato e per il lavoro intermittente.
Oltre 27 milioni di lavoratori assicurati INPS nel 2024: + 1,5% rispetto al 2023, circa 400mila unità, + 5,9% rispetto al 2019, circa 1,5 milioni di persone. Uomini: 15,192 milioni (56%) +5,2%. Donne: 11,826 milioni (44%) +6,7%. Con una crescita maggiore nelle regioni del Sud (+7,4%) che in quelle del Centro-Nord (+5,3%). È rilevante la crescita dei lavoratori provenienti dai paesi non comunitari (+28,8%). Il numero di settimane, a parte la flessione durante il periodo della crisi pandemica, è sostanzialmente stabile, attorno alle 43 settimane. A settembre 2025 si registra un saldo annualizzato positivo (+ 357 mila posizioni di lavoro del settore privato (c. a tempo indeterminato 89%, saldo +319 mila). Nei primi nove mesi dell’anno: 6.162.000 assunzioni attivate, in flessione rispetto allo stesso periodo del 2024 (- 1,8%). 576.000 trasformazioni da tempo determinato, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 (+2,7%). 5.541.000 cessazioni in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2024 (-1,9%).
“I numeri dell’INPS sono solidi. Si ha consapevolezza delle criticità. Ne siamo al corrente da tanto tempo e per questo motivo stiamo portando avanti politiche che possano migliorare la sostenibilità e possano allontanare le preoccupazioni presenti. A breve lanceremo uno sportello grandi contribuenti per essere sempre più vicini a tutti i cittadini, a partire dalle imprese. Dobbiamo dimostrare con i fatti che possiamo meritare la loro fiducia con azioni messe in campo che possano essere intercettate e possano rilanciare la crescita del paese”, ha spiegato Fava, che ha concluso: “Non dobbiamo essere meri esattori ma collaborare con le imprese che entrano in crisi. Meglio un’impresa che riparte che un credito che muore. Su questo vogliamo aiutare le imprese a riprendersi” perché questo “vuol dire più occupati, più contribuenti e migliore welfare. Questo fa bene a tutta l’Italia”.
– Foto xl5/Italpress –
(ITALPRESS).









