Inps, Fava “I dati sono la nuova infrastruttura del welfare. La sfida è rendere sostenibile il futuro”

ROMA (ITALPRESS) – “Il sistema europeo del welfare attraversa una fase di trasformazione profonda, segnata da crescita debole, pressione demografica e mutamento accelerato del lavoro. Non si tratta più di aggiustamenti marginali, ma di un ripensamento strutturale del modello sociale. In questo scenario, l’intelligenza artificiale non è un semplice strumento tecnologico, ma una leva di ridefinizione dell’architettura pubblica”. È la visione del presidente dell‘Inps Gabriele Fava, intervenuto al Festival del Lavoro, che pone i dati al centro della trasformazione in atto. “I dati non sono più un sottoprodotto amministrativo. Sono la nuova infrastruttura del welfare”, ha spiegato. Su questa premessa si fonda il percorso di evoluzione dell’INPS, che oggi dispone di una delle basi informative più estese del sistema europeo di protezione sociale. Il punto di svolta è culturale prima ancora che tecnologico. La logica dei silos amministrativi viene superata in favore di un modello centrato sulla persona e sui suoi bisogni reali. “Non è più l’organizzazione a definire i servizi. Sono i bisogni a ridefinire l’organizzazione”, ha aggiunto il presidente. È in questo passaggio che si colloca il cuore della visione strategica, la costruzione di un welfare generativo capace non solo di rispondere alle richieste, ma di intercettare in anticipo fragilità e transizioni sociali.

La combinazione tra data governance e intelligenza artificiale segna un cambio di paradigma, da un sistema reattivo a un sistema progressivamente predittivo.
L’INPS, in questa prospettiva, non è più soltanto un erogatore di prestazioni, ma una piattaforma pubblica di conoscenza e governo dei fenomeni sociali. “I dati affidabili non sono un archivio. Sono un asset di sovranità pubblica e uno strumento di governo intelligente del welfare”. Da questa infrastruttura derivano tre direttrici. Apertura a ecosistemi di innovazione, collaborazione con startup e attori esterni, utilizzo dei dati per ricerca e sviluppo in ambito sociale e tecnologico. In prospettiva, la convergenza tra dati e intelligenza artificiale introduce una nuova funzione pubblica, un’intelligenza sociale capace di leggere in tempo reale i fenomeni e orientare con maggiore efficacia le risorse. Per Fava il punto non è tecnologico, ma istituzionale: “Il vero cambiamento non è digitale. È il passaggio da un’amministrazione che registra il presente a un’istituzione che inizia a comprenderlo mentre accade”. Una trasformazione che segna l’ingresso in una nuova fase del welfare europeo, sempre meno burocratico e sempre più adattivo, costruito attorno alla relazione dinamica tra dati, decisioni pubbliche e vita dei cittadini.

“Il futuro non si annuncia, si organizza”, ha detto. Fava ha sottolineato il ruolo dell’Istituto come “più grande infrastruttura sociale del Paese” e ha ribadito la centralità dei giovani: “La sostenibilità, il futuro stesso, passa da loro. Non c’è previdenza senza lavoro, non c’è pensione senza lavoro”. Da qui, ha aggiunto, l’impegno dell’INPS verso i ragazzi, “futuri contribuenti”, e verso le imprese, “ossatura produttiva” del Paese. Per andare incontro ai giovani Inps ha messo in campo il portale giovani, il primo spazio digitale italiano con oltre 50 servizi dedicati agli under 35.

“L’intelligenza artificiale non è semplicemente innovazione tecnologica. È una trasformazione strutturale del rapporto tra cittadini, lavoro e Stato”, ha detto Fava, secondo cui il rischio oggi non è l’avanzata della tecnologia, ma l’utilizzo di categorie amministrative del Novecento per governare trasformazioni del XXI secolo. “In un Paese segnato da bassa crescita, invecchiamento della popolazione e pressione crescente sul welfare, il vero tema non è difendere sistemi costruiti per un’altra epoca. È capire come renderli sostenibili dentro un’economia che cambia”, ha spiegato. Da qui la scelta di INPS di accelerare sulla governance digitale e sull’utilizzo strategico dell’IA, con oltre 70 progetti attivi dedicati a semplificazione amministrativa, personalizzazione dei servizi, interoperabilità dei dati e accessibilità. “Non stiamo costruendo algoritmi che sostituiscono persone. Stiamo costruendo istituzioni capaci di comprendere prima i bisogni delle persone”, ha proseguito il presidente.

Al centro dell’intervento anche il concetto di welfare generativo: un modello che non interviene soltanto dopo l’emergenza sociale, ma prova ad anticipare fragilità e transizioni.
“La sostenibilità del welfare non si costruisce comprimendo diritti. Si costruisce aumentando lavoro, partecipazione, produttività e fiducia”, ha proseguito Fava, che ha infine indicato quella che considera la sfida decisiva dei prossimi anni: “Il rischio più grande non è la crisi che nasce dall’IA, ma affrontare trasformazioni epocali con strumenti pensati per un altro secolo”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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