In Ucraina quattro anni di guerra, memoria, deterrenza

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Kiev ha scandito il quarto anniversario dell’invasione russa su vasta scala con una duplice dimensione, solenne e strategica, trasformando la commemorazione in un vertice politico-militare di rilievo continentale: in piazza Santa Sofia il presidente Volodymyr Zelensky ha reso omaggio ai caduti insieme ai vertici istituzionali ucraini e a una delegazione senza precedenti di leader europei, mentre in parallelo si è riunita la cosiddetta Coalizione dei volenterosi, piattaforma di coordinamento tra governi impegnati a sostenere Kiev sul piano militare e finanziario nel quinto anno di ostilità. Nella capitale sono giunti i presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e António Costa, affiancati dal presidente finlandese Alexander Stubb e dai primi ministri di Danimarca, Norvegia, Svezia, Estonia, Lettonia, Islanda e Croazia, a conferma di un asse nordico-baltico sempre più centrale nella postura europea verso Mosca. L’intervento di Zelensky ha ribadito che la sicurezza dello spazio aereo e la tenuta delle infrastrutture energetiche restano priorità operative imprescindibili, definendo la difesa del Paese “condizione preliminare per una pace autentica”, mentre i partner hanno assicurato continuità nell’assistenza e nel sostegno politico, con l’obiettivo dichiarato di una soluzione “giusta e duratura” fondata sull’integrità territoriale ucraina e sul diritto internazionale.

In contemporanea, a Bruxelles, la Nato ha celebrato una cerimonia ufficiale presso il quartier generale dell’Alleanza e convocato una sessione straordinaria del Consiglio Nato-Ucraina: il segretario generale Mark Rutte, affiancato dal presidente del Comitato militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha definito l’Ucraina “una nazione di eroi”, sottolineando che, a dispetto delle ambizioni iniziali del Cremlino, la Russia non ha conseguito gli obiettivi strategici dichiarati nel 2022 e che l’assistenza alle forze di Kiev resta un pilastro della stabilità euro-atlantica; nei documenti diffusi dall’Alleanza si evidenzia come la quasi totalità degli aiuti militari a favore dell’Ucraina provenga dai Paesi membri, con un flusso che comprende sistemi d’arma avanzati, programmi di addestramento e coordinamento logistico anche attraverso il comando di Wiesbaden (NSATU), oltre a iniziative di procurement congiunto per rafforzare in particolare la difesa aerea.

Il quadro politico si intreccia con quello analitico: secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, dall’inizio dell’invasione le perdite complessive tra russi e ucraini – tra caduti, feriti e dispersi – potrebbero aver raggiunto la soglia di 1,8 milioni di militari, con un tributo particolarmente elevato per Mosca, mentre per Kiev le cifre restano oggetto di dichiarazioni ufficiali più contenute e difficilmente verificabili in modo indipendente; sul versante civile, la United Nations attraverso la missione di monitoraggio dei diritti umani ha documentato quasi quindicimila vittime confermate tra i non combattenti dall’inizio dell’offensiva, precisando che il dato reale potrebbe essere superiore, con un 2025 segnato da un incremento sensibile dei decessi e dei feriti.

Sul piano territoriale, le valutazioni dell’Institute for the Study of War indicano che la Federazione Russa controlla attualmente circa il 19,4 per cento del territorio ucraino, a fronte di avanzamenti marginali nell’ultimo anno, configurando un conflitto di logoramento ad altissimo consumo di uomini e mezzi; l’analisi del Kiel Institute for the World Economy segnala inoltre una rimodulazione degli aiuti nel 2025, con una contrazione dell’assistenza militare statunitense e un incremento significativo dell’impegno europeo, chiamato a colmare il divario e a sostenere la resilienza economica e militare di Kiev. Il conflitto ha generato un esodo di quasi sei milioni di cittadini ucraini verso l’estero, in larga parte accolti nell’Unione europea, e milioni di sfollati interni, mentre l’World Health Organization ha registrato migliaia di attacchi contro strutture e servizi sanitari, con un’ulteriore impennata nell’ultimo anno, elemento che qualifica la guerra anche sotto il profilo dell’impatto sistemico sulle infrastrutture civili.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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