
di Andrea Colucci
ROMA (ITALPRESS) – La scorsa settimana ho avuto la fortuna di presentare, presso la sede del CIRA, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, due volumi che parlano di Spazio da prospettive diverse e, proprio per questo, perfettamente complementari: “Geopolitica dello Spazio. Storia, economia e futuro di un nuovo continente”, di Emilio Cozzi, ed “Ecologia spaziale. Dalla Terra alla Luna a Marte”, di Patrizia Caraveo.
L’incontro, inserito nel percorso del format “Spazio Letterario”, ha avuto per me il valore di una conversazione necessaria. Non una celebrazione generica dell’avventura spaziale, ma un invito a guardare oltre la retorica della conquista e a riconoscere che lo Spazio è già diventato una infrastruttura del nostro presente. Di più, un dominio strategico.
Il libro di Emilio Cozzi sceglie la lente della geopolitica e dell’economia. Lo Spazio vi appare come un nuovo continente: non una terra libera e vuota, ma un’area nella quale si misurano potenze pubbliche, grandi imprese, investitori, tecnologie e interessi strategici. È un racconto della competizione, ma anche della dipendenza quotidiana che ormai ci lega alle infrastrutture orbitali. Cozzi, giornalista e autore, è tra i più noti divulgatori italiani di spazio, innovazione tecnologica, e-sport e cultura videoludica; scrive per testate come Wired Italia, Il Sole 24 Ore e ISPI, collabora con Sky Tg 24 e con lo Space Economy Institute ed è oggi una importante voce radiofonica e televisiva della nuova narrazione spaziale. Questa esperienza si sente nella capacità di trasformare un tema complesso in una storia accessibile senza semplificarlo troppo. Nelle pagine di Geopolitica dello Spazio si comprende che la corsa non è più soltanto tra bandiere. Accanto agli Stati Uniti, alla Russia e alla Cina, si muovono aziende private capaci di cambiare il ritmo dell’intero settore. Satelliti, lanciatori, reti di comunicazione, servizi di navigazione, osservazione della Terra, dati e sicurezza: tutto concorre a definire nuove gerarchie di potere. Il volume di Patrizia Caraveo compie un movimento diverso e complementare. Ecologia spaziale parte da una domanda che dovrebbe inquietarci: che cosa accade quando portiamo nello Spazio lo stesso modello di sviluppo che sulla Terra ha prodotto sfruttamento, inquinamento e scarsità? L’esplorazione, ci ricorda l’autrice, non può essere separata dalla responsabilità.
Patrizia Caraveo, Presidente della Società Astronomica Italiana, direttrice di ricerca dell’INAF presso l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano e docente all’Università di Pavia, ha lavorato a missioni internazionali di astronomia gamma e ha ricevuto riconoscimenti di grande prestigio, dal Premio Nazionale Presidente della Repubblica al Premio Enrico Fermi. La sua autorevolezza scientifica dà al libro un tono insieme rigoroso e pieno di senso civico. La sua tesi è limpida: l’orbita terrestre non è un contenitore infinito. Le mega-costellazioni promettono connessione globale e nuovi servizi, ma moltiplicano oggetti, traiettorie, rischi di collisione, interferenze e detriti. Secondo le statistiche ESA aggiornate al gennaio 2026, dall’inizio dell’era spaziale sono stati immessi in orbita circa 25.170 satelliti; circa 16.910 risultano ancora nello Spazio e circa 14.200 sono funzionanti. Gli oggetti tracciati regolarmente sono quasi-44.870, mentre i frammenti non catalogati sono molti di più. Questi numeri aiutano a dare concretezza a una sensazione che spesso rimane astratta. Lo Spazio vicino alla Terra non è un deserto silenzioso: è una regione sempre più popolata, nella quale la sostenibilità non è un principio etico aggiuntivo ma una condizione tecnica di sopravvivenza delle attività spaziali.
Un altro fronte, meno visibile al grande pubblico ma decisivo, è quello delle frequenze. Le reti satellitari non competono soltanto per quote di mercato o posizioni orbitali: competono anche per l’accesso allo spettro radio, risorsa limitata e regolata a livello internazionale. Documenti ITU recenti segnalano la crescita esponenziale dei sistemi satellitari, il rischio di interferenze dannose e la tentazione di occupare risorse secondo logiche da corsa al vantaggio iniziale. È qui che i due libri cominciano a dialogare in modo più stretto.
La geopolitica descritta da Cozzi e l’ecologia proposta da Caraveo non sono due capitoli separati. La prima mostra chi si muove, con quali ambizioni e con quale forza economica; la seconda chiede quali limiti, quali cautele e quale idea di bene comune debbano accompagnare quella spinta. Durante la presentazione ho chiesto agli autori se la governance stesse correndo abbastanza veloce rispetto alla nuova corsa allo Spazio. È forse la domanda centrale. Perché oggi la tecnologia accelera, il mercato anticipa, gli Stati competono, ma le regole internazionali faticano a tenere il passo con la densità delle attività in orbita bassa, con il rientro dei satelliti, con la gestione dei detriti, con la protezione delle osservazioni astronomiche e con l’uso dello spettro.
La letteratura scientifica più recente conferma che il tema non riguarda solo gli operatori. Uno studio pubblicato su Nature ha richiamato l’attenzione sugli effetti delle mega-costellazioni sull’astronomia spaziale e sulla necessità di orbite sicure e limitate, di archivi aperti e aggiornati delle traiettorie e di soluzioni più precise per prevedere e correggere le scie satellitari. Anche questo è un modo per dire che la libertà di innovare ha bisogno di responsabilità condivise.
Il merito dei due libri è di riportare lo Spazio dentro la sfera pubblica. Cozzi ci mostra che senza comprenderne la dimensione economica e strategica rischiamo di subirne le conseguenze; Caraveo ci avverte che senza una cultura della sostenibilità rischiamo di ripetere in orbita gli errori commessi sulla Terra. Entrambi, con linguaggi diversi, ci chiedono di superare l’ingenuità dell’entusiasmo.
Presentarli al CIRA ha dato a queste pagine un significato ulteriore. In un luogo in cui la ricerca aerospaziale non è immaginazione ma lavoro quotidiano, le domande dei due autori diventano operative: come progettare infrastrutture più sicure, missioni più responsabili, tecnologie più utili, cooperazione più efficace? E quale ruolo può giocare l’Italia in una fase in cui competenza scientifica e visione politica devono procedere insieme? Solo una considerazione finale e un suggerimento: Geopolitica dello Spazio ed Ecologia spaziale sono due libri da leggere insieme. Il primo ci aiuta a capire perché lo Spazio è diventato il terreno di una competizione globale; il secondo ci ricorda perché quella competizione non può essere lasciata senza limiti.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).








