Dolore addominale nei bambini, Leva “Attenzione ai campanelli d’allarme”

ROMA (ITALPRESS) – Arriva settembre e si torna a scuola, un momento cruciale nella vita dei bambini e dei ragazzi: dopo mesi di vacanze riprendere i ritmi e ritrovare le regole, i compagni e gli insegnanti è un grande cambiamento. Soprattutto nei primi giorni è normale che alcuni bambini manifestino una certa agitazione: per i più piccoli può essere il timore del distacco dai genitori, per i più grandi possono pesare le aspettative scolastiche, il desiderio di essere accettati dal gruppo dei pari, la paura delle verifiche o di un nuovo ambiente. L’ansia, in particolare nell’età evolutiva, non si esprime sempre con le parole: spesso parla attraverso il corpo. Mal di pancia, mal di testa, nausea e perdita di appetito possono essere segnali di un disagio emotivo che si risolve in pochi giorni, ma anche sintomi di una condizione fisica da affrontare con tempestività: per questo è importante sapere osservare con lucidità e reagire correttamente ai diversi sintomi.

“Il dolore addominale porta il 15% dei bambini a venire in pronto soccorso: di questi però solo il 5% arriva a un intervento chirurgico. Le cause di dolore addominale nel bambino sono svariate, da errori di alimentazione a disturbi dell’alvo: un’alimentazione sana è molto importante. C’è poi una parte che ha un’origine chirurgica: su quella dobbiamo stare un po’ più attenti”. Lo ha detto Ernesto Leva, direttore della struttura complessa di Chirurgia pediatrica presso il Policlinico di Milano, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Il principale campanello d’allarme, secondo Leva, è “la comparsa di un dolore addominale acuto: questo avviene anche in pieno benessere e deve portare il bambino a fare una valutazione medica, se possibile anche da un chirurgo-pediatra. Da non sottovalutare anche il vomito, sintomo che si sovrappone a tante altre patologie non di interesse chirurgico ma che può sottostare una patologia chirurgica molto grave, come il volvolo intestinale. Stesso discorso per la comparsa di febbre e di un deterioramento progressivo, che nei bambini è improvviso: a differenza dell’adulto, che tende a deteriorare nell’arco di qualche ora, il bambino rimane stabile per poi decadere in maniera rapida; più è piccolo il bambino, più questo evento si manifesta”.

Fondamentale, aggiunge, non sottovalutare la patologia e fare tutti gli esami del caso, rivolgendosi a un profilo medico specializzato: “Nel dolore addominale c’è una raccolta anamnestica importante: i cardini del nostro lavoro sono rappresentati da un esame obiettivo, dopodiché si punta alla richiesta eventuale di un imaging. Oggi l’ecografia è molto utilizzata, anche perché i sistemi ecografici sono molto avanzati e non espongono a raggio i bambini: ha sicuramente senso farla in caso di dubbio. Nel sospetto di una patologia chirurgica è importante che il bambino arrivi in una realtà dove ci sono sia il pediatra che il chirurgo. La sede del dolore è molto importante: ai quadranti di destra molto spesso si associa un quadro di infiammazione dell’appendice, così come invece un dolore diffuso in tutto l’addome e con crampi molto violenti; anche questo è un segno molto importante, che noi chirurghi dobbiamo tenere presente per il volvolo intestinale. Un bambino con mal di pancia ripetuto va portato in prima battuta dal pediatra, che ha tutti gli strumenti per escludere quelle patologie che possono essere trattate a domicilio: in un ospedale bisogna indagare una serie di motivazioni, che possono andare dall’allergia alle intolleranze fino ad anomalie anatomiche che poi possono sfociare in un’acuzie chirurgica”.

La fascia d’età più delicata è quella dei primi tre anni di vita dove, spiega Leva, “una normale appendicite molto spesso arriva a diventare una peritonite, perché è normale che a quell’età una persona non vada a pensare all’appendicite: proprio qualche settimana fa ho operato un neonato di tre mesi che ne soffriva. La vera chirurgia pediatrica riguarda bambini fino ai 12 anni: anche il neonato può avere delle sintomatologie di dolori addominali, che sottostanno una patologia spesso di tipo malformativo. Per la presa in carico di questi bambini, qualunque sia la fascia d’età, è importante che sia un’equipe dedicata a intervenire: il chirurgo, l’anestesista, il personale infermieristico. Le tecniche mininvasive hanno preso sempre più spesso piede e rappresentano grandi vantaggi per il bambino: oggi le utilizziamo anche nei neonati, con strumenti estremamente sottili e piccoli, e in alcuni casi perfino nella chirurgia fetale; anche la chirurgia robotica sta entrando all’interno della chirurgia pediatrica”.

Il direttore di Chirurgia pediatrica del Policlinico si sofferma infine sulla collaborazione tra l’ospedale e Cieli Azzurri, una fondazione che “ci sostiene nelle attività che svolgiamo in ospedale, dalla formazione dei medici alla realizzazione di strutture dedicate al bambino. Oggi abbiamo alcuni progetti molto belli: il primo è l’ospedale di Uno nel Bambino, nel nuovo Policlinico, con un’area interamente dedicata ai bambini; abbiamo inoltre un progetto che si chiama Da Grande Milano, dove andiamo a offrire un sorriso a quei bambini che magari hanno attraversato momenti molto impegnativi a livello ospedaliero. In più Milano, attraverso realtà sportive come l’Inter, il Milan, il basket e il volley e realtà culturali come il Duomo e la Scala, offre loro la possibilità di sorridere”.

– Foto tratta da Medicina Top –

(ITALPRESS)

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