Dalle dimissioni del Ferragosto 2023 al nuovo incarico, Mancini torna ct

IPA37009336 - Coach Roberto Mancini (Italy) during European Qualifiers - Malta vs Italy, UEFA European Football Championship in Ta'Qali, Italy, March 26 2023

di Antonio Ricotta

PALERMO (ITALPRESS) – Poco meno di tre anni fa il fulmine a ciel (più o meno) sereno: “Roberto Mancini ha rassegnato le dimissioni da ct della Nazionale”. Sono passati esattamente 1080 giorni dal 13 agosto del 2023, di acqua sotto i ponti della Nazionale azzurra ne è passata tantissima e purtroppo se non sporca quantomeno torbida.

Un Europeo deludente, un’altra qualificazione al Mondiale fallita, ma anche due commissari tecnici e…mezzo considerando Luciano Spalletti, Gennaro Gattuso e il ct ad interim Silvio Baldini. Due presidenti federali: da Gabriele Gravina a Giovanni Malagò, senza dimenticare i 16 giorni più folli del calcio italiano. Ovvero il nuovo ciclo di un’inedita triade formata dal nuovo numero 1 federale, dal dt Paolo Maldini e dall’advisor Leonardo. Inciampo clamoroso sulla vicenda Pirlo-Russia-Fonbet, salta subito il ct individuato dai due nuovi dirigenti federali che decidono di farsi da parte risolvendo consensualmente con Malagò.

Il presidente si ritrova senza ct e senza dt e torna alla sua prima idea: Roberto Mancini. Ed eccoci: 1080 giorni dopo il “Mancio” torna nel posto che ha tanto amato, ma che, in quel caldo 13 agosto del 2023 decise di lasciare, mettendo nei guai Gabriele Gravina, l’intera Figc e i ragazzi con cui appena due anni prima aveva vinto gli Europei.

In mezzo all’impresa e alle dimissioni, con quegli stessi campioni d’Europa fallì la qualificazione ai Mondiali del 2022 e lì le cose cominciarono a cambiare, certi rapporti cominciarono a incrinarsi. Eppure il 4 agosto del 2023, appena 9 giorni prima delle dimissioni, l’allora presidente Gravina gli aveva affidato il compito di coordinare l’attività tecnica della Nazionale A, Under 21 e Under 20. Un enorme attestato di stima e fiducia, una scelta che avrebbe dovuto portare le selezioni azzurre ad applicare in campo gli stessi stili e sistemi di gioco, favorendo e velocizzando l’apprendimento tecnico, il tutto in sinergia con Maurizio Viscidi, l’unico ancora in carica e confermato oggi da Malagò.

Il piano di Gravina era un po’ lo stesso che Maldini e Leonardo, tra il sogno Guardiola e prima dello “tsunami Pirlo”, presentarono in Lega Calcio nella prima e unica conferenza stampa della loro breve storia azzurra.

Si riparte da lì, da tre anni fa, da Roberto Mancini ct con Claudio Ranieri dt e presidente del Club Italia, ma con lo stesso programma, assicura Malagò, che avevano in mente Maldini e Leonardo. Il “Mancio” è una garanzia su diversi fronti: sa lavorare benissimo con i giovani (in azzurro ne ha lanciati tanti e partiva…da Pafundi), è un vincente e ha vinto con i club e in Nazionale e prima di lui solo Marcello Lippi c’era riuscito.

Garanzia ok, ma ci sono i “sì però…”. C’è la mancata qualificazione al Mondiale del 2022, con il ko ai play-off contro la Macedonia, ma quella Nazionale, al di là delle colpe che non si possono nascondere, non fu neanche fortunata visto che dominò, ma pareggiò soltanto, i due scontri diretti nelle qualificazioni con la Svizzera, fallendo un rigore in ognuna delle due partite (entrambi gli errori di Jorginho). L’altro “ma” o “sì però” è ancora più grosso: l’addio improvviso alla Nazionale per poi, qualche settimana dopo le dimissioni, firmare un contratto con cifre faraoniche come ct dell’Arabia Saudita.

Un “tradimento” che il calcio italiano, comprese istituzioni e tifosi, non hanno dimenticato. Ma non va dimenticato nemmeno che nella vita si può sbagliare e Mancini non ha mai nascosto l’errore: “Lasciare la Nazionale italiana è stata una scelta sbagliata che non rifarei”, ha più volte detto il ct campione d’Europa che era pronto a tornare anche quando si chiuse l’avventura di Luciano Spalletti. Gravina scelse Gennaro Gattuso, ma Mancini ci aveva sperato e ha continuato a farlo anche dopo le dimissioni di “Ringhio”. Si sente in debito e vuole saldare.

“Ho ritenuto giusto che la persona che dovesse diventare commissario tecnico della Nazionale fosse Roberto Mancini, per tutta una serie di considerazioni”, ha detto oggi il presidente federale Giovanni Malagò che con il Mancio ha un ottimo rapporto a livello personale (insieme pochi giorni fa hanno vinto il torneo di calcio a 5 Over 60 con il circolo Aniene) e che a lui ha sempre pensato da quando gli è stato dato il compito di guidare la Figc.

Si diceva che i club di A non gradissero Mancini (avrebbero preferito Conte), ma Malagò ha assicurato che i presidenti non hanno mostrato alcuna perplessità. Si riparte da Mancini, dunque, dal ct laureatosi campione d’Europa l’11 luglio 2021, dal ct che dal maggio 2018 all’agosto 2023 ha raggiunto per due volte la fase finale della Nations League, piazzandosi al terzo posto nel 2021 e nel 2023.

Dal ct che ha realizzato una striscia di 37 gare consecutive senza sconfitte sulla panchina della Nazionale, un primato superato solo pochi giorni fa dalla Spagna campione del mondo nella finale con l’Argentina. Difesa a 4, gioco, tecnica, esperienza e giovani talenti, se serve anche il vecchio “calcio all’italiana”. Questa era la Nazionale di Mancini, questa è quella che ricordano gli azzurri di oggi. Pare siano felicissimi di ritrovare il Mancio e se così fosse sarebbe un buon inizio. Ha costruito, vinto, perso e tradito, ha chiesto scusa, adesso riparte da 0. Come il calcio azzurro.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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