Confagricoltura donna premia due studentesse Stem per l’agricoltura del futuro

ROMA (ITALPRESS) – Sono stati consegnati oggi i primi due premi destinati alle studentesse dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Università di Udine, vincitrici dei bandi finanziati da Confagricoltura Donna. Il risultato che concretizza uno dei tanti percorsi avviati dall’Organizzazione e che assume un valore particolare perché celebrato a pochi giorni dall’8 marzo, Giornata internazionale della donna.

Il premio destinato alla studentessa del Campus Bio-Medico di Roma è stato consegnato a Palazzo della Valle, sede nazionale della Confederazione. L’iniziativa rientra nel progetto “Agricoltura e STEM: la sfida di Confagricoltura Donna”, avviato nel 2025 con diversi Atenei italiani per rafforzare la presenza femminile nei processi di innovazione applicati al settore agricolo e per creare un collegamento stabile tra mondo produttivo, università e ricerca.

In questa prospettiva, Confagricoltura Donna ha attivato collaborazioni con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Università di Udine, l’Università della Tuscia, l’Università di Padova, l’Università di Perugia e l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, per promuovere nuovi talenti e proporre un modello replicabile di interazione tra sistema universitario e rappresentanza agricola, orientato alla costruzione di una visione contemporanea dell’agricoltura. Gli Atenei si sono avvalsi di una commissione valutatrice con al suo interno una rappresentante di Confagricoltura Donna.

Il progetto si inserisce in un contesto professionale particolarmente dinamico: oggi quasi il 32% delle aziende agricole italiane è guidato da donne, protagoniste sempre più attive nei percorsi di innovazione e sostenibilità. Per sostenere e valorizzare questa evoluzione, Confagricoltura Donna ha istituito un premio in denaro di 1.000 euro – destinato a una laurea magistrale in Innovazione e Sostenibilità in Agricoltura – assegnato attraverso un bando che in poco tempo ha prodotto buoni risultati: in questa prima manche si sono già candidate 30 tesi, di cui 26 provenienti dall’Università di Udine e 4 dall’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Oltre alla quantità, colpisce la qualità dei lavori presentati: tesi caratterizzate da una forte interdisciplinarità, capaci di superare la tradizionale visione dell’agricoltura come settore isolato. Le ricerche integrano competenze che spaziano dall’informatica alla gestione dei dati, dall’ingegneria fino alle scienze biologiche, ambientali e biomediche. Una dimostrazione di come innovare in agricoltura significhi oggi incrociare saperi diversi e fare del settore agricolo un laboratorio privilegiato per l’applicazione di tecnologie avanzate che contribuiscono alla food security.

Mentre molti si limitano a ricordare l’8 marzo con slogan e dichiarazioni di circostanza, noi scegliamo una strada diversa: lavoriamo tutto l’anno con impegno concreto, con progetti mirati, con iniziative che aprono spazi reali alle donne nel mondo del lavoro e nella società civile – ha dichiarato la presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni -. Questo progetto è un esempio di ciò in cui crediamo: valorizzare il talento femminile nei settori della ricerca, dell’innovazione e del progresso del Paese. Continuiamo a costruire opportunità, a sostenere percorsi, a valorizzare le donne che possono cambiare il futuro”.

La presidente ha ricordato come il 2026 sia stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici: “Un riconoscimento che sottolinea il ruolo centrale nei sistemi agroalimentari globali. È un segnale forte: le donne non sono una presenza accessoria, ma una componente strutturale della produzione agricola, della sostenibilità e della sicurezza alimentare mondiale”.

“Confagricoltura crede da sempre alla scienza applicata al settore e al valore del contributo delle donne, sia in ambito scientifico, sia in ambito agricolo – ha dichiarato il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi -. Anche la sinergia con le Università è fondamentale per il futuro del sistema agricolo”.

Presente all’evento romano anche la presidente del corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Laura De Gara: “La partecipazione dei neolaureati a questo premio rappresenta un elemento di grande valore per la nostra Università, da sempre fortemente orientata ai temi della salute – ha dichiarato nel suo intervento -. Il confronto sul concorso con studenti e laureati ci ha dato l’opportunità di evidenziare come l’innovazione e le grandi sfide che oggi investono i sistemi agroalimentari, dai cambiamenti climatici, fino ai molteplici aspetti della sostenibilità, siano strettamente legate alla salute dell’uomo, che non può essere separata da quella del Pianeta. È questa la prospettiva integrata della One Health che guida il nostro impegno”.

E’ intervenuta l’on. Valentina Grippo, vicepresidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, che ha mostrato attenzione rispetto alle criticità legate al coinvolgimento delle studentesse nei percorsi formativi STEM.

LE PREMIATE

Elisabetta Vivino: Università Campus Bio-medico di Roma Titolo: Emerging contaminants in agriculture: impacts of polystyrene nanoplastics on durum wheat La tesi esplora un problema emergente estremamente importante per il suo possibile impatto sulla sicurezza alimentare. E’ il frutto di uno studio sugli effetti della contaminazione di nanoplastiche sulla salute delle piante e la loro possibile presenza nelle cariossidi di grano duro destinate al consumo umano. L’approccio sperimentale adottato risulta multidisciplinare, pertinente, innovativo e di elevato rigore scientifico. I risultati identificano vie metaboliche coinvolte nella risposta della pianta all’esposizione di nanoplastiche come possibili fonti di tratti molecolari di interesse per nuove strategie di breeding.

Alessia De Giorgi: Università degli studi di Udine Titolo: Potenzialità d’impiego della camola della farina per la detossificazione e bioconversione di substrati contaminati da AFB1 La tesi valuta l’uso della camola della farina (Tenebrio molitor) per ridurre l’aflatossina B1 (AFB1) in materie prime agricole contaminate, un problema crescente anche a causa del cambiamento climatico. Le larve allevate su crusca con diversi livelli di tossina hanno degradato circa l’82% dell’AFB1, accumulando quantità inferiori ai limiti di legge. Solo il 17% della tossina è rimasto nel frass, successivamente sottoposto a detossificazione per un possibile uso come ammendante. Lo studio conferma il potenziale di T. molitor nell’economia circolare.

-Foto ufficio stampa Confagricoltura-
(ITALPRESS).

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]