ROMA (ITALPRESS) – La Nato non è in crisi, ma attraversa una nuova fase di adattamento strategico di fronte ai mutamenti geopolitici e alle tensioni interne all’Occidente. A sostenerlo è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza Atlantica ed ex capo di Stato maggiore della Difesa italiana, intervistato dal Corriere della Sera.
“La Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare se stessa. Invece di parlare di esercito europeo, cerchiamo piuttosto nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti”, ha dichiarato. Nel momento più delicato per il sistema di sicurezza euro-atlantico dalla fine della Guerra fredda, Cavo Dragone respinge l’idea di una frattura irreversibile tra le due sponde dell’Atlantico. “È nel Dna della Nato riflettere sul proprio ruolo, lo facciamo da 76 anni, continuando ad adattarci ai cambiamenti. I valori della sicurezza collettiva, la difesa della libertà e della democrazia restano centrali”, ha osservato.
Le tensioni esplose attorno alla Groenlandia e le dichiarazioni del premier canadese Mark Carney, secondo cui Washington non garantirebbe più la difesa comune, non configurano secondo l’ammiraglio una vera crisi. Nemmeno le prese di posizione di Donald Trump. “Abitudine dei nostri ufficiali e anche mia è quella di prendere tempo e lasciare decantare ciò che viene detto sul momento. Però non vedo crisi; anzi, direi che usciamo più coesi e più forti dal dibattito e dagli ultimi stress test”, ha precisato. Il punto fermo resta Mosca. “Al cuore resta la minaccia russa, che è stata confermata dal 2022 e che guida la nostra strategia. Dobbiamo continuare a esercitare deterrenza”, ha aggiunto.
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