Bce, Patuelli “Sull’aumento dei tassi serve più prudenza”

Antonio Patuelli durante la Giornata Mondiale del Risparmio organizzato dalle Acri (Roma - 2022-10-31, LUIGI MISTRULLI) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

ROMA (ITALPRESS) – “I prezzi dell’energia in Europa sono scesi e non solo per l’annuncio del price cap. È probabile che chi specula si stia posizionando perché sospetta l’imminenza della possibilità di un armistizio tra Russia e Ucraina. In un contesto del genere la Bce dovrebbe rivedere l’intenzione dichiarata di procedere con un nuovo aumento dei tassi già a inizio anno”. Lo dice in un’intervista al Sole 24 Ore il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli. “Sono sempre dell’opinione illustrata dal governatore Visco a settembre – prosegue -, quando ha esortato a non assumere posizioni preconcette sugli incrementi dei tassi ma a valutare volta per volta”. Per Patuelli “il cambio del quadro sul prezzo del gas deve essere tenuto in conto: dovrebbe essere rivisto l’intendimento espresso dalla Bce di un ulteriore aumento dei tassi a inizio anno. A mio avviso bisognerebbe ripensarci prima di decidere – aggiunge -: con la discesa del prezzo del gas si contrarrà il fattore più decisivo dell’inflazione e quindi bisognerà essere più prudenti nell’aumentare i tassi”. A una domanda su una possibile nuova impennata dei crediti deteriorati, il presidente dell’Abi risponde così: “Gli istituti di credito continuano a dare il loro sostegno alle imprese. Nel 2023 i problemi delle banche saranno più evidenti in conseguenza delle difficoltà delle imprese legate alla crescita dei tassi e dei costi dell’energia. Queste difficoltà si ripercuoteranno nei bilanci 2022 delle imprese e, a cascata, nei rapporti con le banche, soprattutto quest’anno. Vi è consapevolezza del rafforzamento delle banche lo scorso anno per la crescita economica – dice ancora Patuelli -; ma un indebolimento parziale negli stati patrimoniali c’è stato a causa delle minusvalenze sui portafogli dei titoli di Stato, che saranno evidenziate nei bilanci del 2022. Nel 2023 ci possono essere gli effetti delle difficoltà delle imprese a fronte delle quali occorrono innanzi tutto moratorie. La fine del calo degli stock degli Npl, avvenuto anche a seguito delle diffuse operazioni di vendita, evidenzia che ci sono sintomi di ripresa del deterioramento del credito che potranno essere più evidenti quest’anno. Servono politiche industriali europee e un’attenzione nazionale alle imprese: quindi di moratorie e ristrutturazioni dei prestiti senza le quali nel 2023 ci sarà una ricrescita degli Npl”.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

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