NAPOLI (ITALPRESS) – La medicina legale è quella branca della medicina che opera in collegamento con l’ambito giudiziario, civile o penale. Dalle autopsie alle perizie, nei casi di omicidio, incidente, violenza e malasanità, il medico legale fornisce elementi scientifici utili a ricostruire la dinamica, i tempi e le modalità di un fatto: un ruolo sempre più importante, grazie agli sviluppi della genetica forense, della tossicologia e delle tecniche investigative.
“Se fatte bene le autopsie sono assolutamente decisive, perché il medico legale è la persona che per prima analizza seriamente il corpo e il luogo del reato: del resto ci sono una serie di episodi nella nostra storia giuridica che ci dicono che il medico legale è un po’ superficiale o non nota certi elementi”, ha detto Pasquale Bacco, consulente tecnico e medico legale, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Tra gli obblighi della sua professione, sottolinea, c’è quello di “non trascurare nulla, che sia un frammento di Dna, un capello o un’impronta: abbiamo casi importanti, come ad esempio Garlasco, in cui il medico legale si distrae, il corpo viene girato e si cancellano le impronte; questo ci dice che il medico legale è certamente un elemento fondamentale nell’indirizzare le indagini, in senso sia positivo che negativo. Il problema più grande che hanno i medici legali sono purtroppo i mezzi: a volte ci troviamo a fare sopralluoghi in condizioni quasi disumane. L’errore più grande è certamente la superficialità o l’approssimazione: il medico legale sa quali sono i suoi mezzi, quindi deve approcciare il caso nella maniera più serena possibile. Quello che rovina spesso le indagini e crea danni a distanza è l’eccessiva leggerezza nel far avvicinare al cadavere altre persone: il medico legale ha la facoltà di impedire che questo avvenga”.
Altrettanto importante la gestione della dimensione emotiva: “All’inizio era un grande problema per me, basti pensare che la mia prima autopsia fu su un bambino di 5 anni morto in un incidente stradale: in quel caso fui addirittura aggredito dalla madre, ma noi medici dobbiamo essere capaci anche di attenuare notizie assolutamente drammatiche. Oggi non posso farmi trascinare: per fare bene il suo lavoro il medico legale deve comunque creare un distacco. Tra i casi che più mi hanno segnato c’è quello di un collega a cui dovetti fare l’autopsia: era molto giovane e da 15 anni lottava con un cancro, sembrava esserne uscito e invece la vita gli preservò questa cosa molto triste; è stata l’unica volta in cui ho abbracciato un cadavere. Anche quando ti trovi di fronte a cadaveri di bambini è molto più complesso lavorare: bisogna gestire una serie di valutazioni e il pensiero va anche sulla famiglia e i figli. Non siamo fatti di pietra, per noi sono momenti complicati: nel mio lavoro la cosa più semplice è morire, quindi o si riesce a gestirlo emotivamente o la vita diventa una preoccupazione continua”.
– foto tratta da video Medicina Top –
(ITALPRESS).









