ROMA (ITALPRESS) – Sono state 613 le vittime – tra cui donne, bambini, anziani – uccise in una sola notte, tra il 25 e il 26 febbraio 1992 nella città di Khojaly, in Azerbaigian: a ricordare la strage, oggi, è stato l’incontro “Khojaly 34 anni dopo: memoria e giustizia sulla via per la riconciliazione”, ospitato nella Sala di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica a Roma. Ad aprire i lavori l’intervento del presidente del Gruppo di amicizia Unione parlamentare Italia-Azerbaigian, il senatore Marco Scurria. “Non si può dimenticare quello che è avvenuto, sarebbe facile continuare a piangersi addosso o trasmettere odio alle nuove generazioni, ma è importante avere il coraggio di andare avanti e pensare a orizzonti di pace e fratellanza. Una volta ripristinate le regole, la sfida è costruire un mondo migliore”, sottolinea Scurria. Per il vicepresidente dell’Istituto Italiano per l’Asia, Sergio Divina, “il mondo occidentale dovrebbe riconoscere il grande senso di responsabiltà dell’Azerbaigian che, nonostante ne avesse le possibilità e le capacità militari, non ha voluto fare una guerra totale, ma ha perseverato in una via diplomatica, appellandosi alle Nazioni Unite che gli hanno sempre riconosciuto la sovranità di quei territori. Questa si è rivelata la scelta vincente” che poi ha portato “a sancire la pace con l’Armenia”.
L’ambasciatore in Italia della Repubblica dell’Azerbaigian, Rashad Aslanov, ha ricordato “la tragedia vissuta dal mio popolo che non si può dimenticare. Il genocidio avvenuto a Khojaly resterà sempre nella storia del mio Paese: quel giorno abbiamo perso 613 civili, 1.275 sono stati presi in ostaggio e 150 persone risultano ancora disperse. Oggi Khojaly è territorio dell’Azerbaigian, sono grato dell’aiuto offerto dall’Italia per la ricostruzione”, grazie al quale “molte persone stanno tornando nelle loro case”. È importante “fare giustizia per le vittime, non cerchiamo vendetta”, ha sottolineato. “Oggi viviamo in un ambiente di pace, vogliamo portare prosperità e sviluppo alla regione ma non possiamo dimenticare” quanto è accaduto. “Per costruire una pace duratura e sostenibile, bisogna che chi ha commesso questi crimini sia assicurato alla giustizia”, ha concluso.
– foto xi2/Italpress –
(ITALPRESS).









