ROMA (ITALPRESS) – A dieci anni dalla legge di bilancio per il 2016, che ha declinato in chiave moderna la disciplina del welfare aziendale, nonché a 10 anni dalla nascita di Aiwa (Associazione Italiana Welfare Aziendale) si è tenuto presso il Cnel il 1° Forum nazionale del welfare aziendale.
Presenti nella sala Marco Biagi oltre 150 partecipanti, in larga prevalenza responsabili delle società che gestiscono i piani di welfare nelle aziende italiane. Il Centro Studi dell’Associazione ha presentato un censimento sulla diffusione del welfare aziendale dopo 10 anni dalle nuove regole, basato sui dati forniti dagli associati di Aiwa, illustrato da Silvia Spattini.
“Il valore complessivo dei piani di welfare gestiti nel 2025, senza considerare buoni pasto, previdenza complementare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa contrattuale, è superiore a 3,2 miliardi anche se sottostimato, visto che si può dire che siamo vicini ai 4 miliardi” ha spiegato. “Il numero dei lavoratori beneficiari è aumentato di 8 volte dal 2018 come dimostrano i soci rispondenti. In dieci anni, il numero dei beneficiari dei piani di welfare è cresciuto del 699%, oggi sono oltre 4 milioni di dipendenti”.
“Negli ultimi 3 anni la domanda di welfare aziendale è aumentata. Il settore più attivo e diffuso – ha aggiunto – è quello metalmeccanico. Dalle modalità di erogazione emerge soprattutto l’erogazione di un credito che poi i lavoratori scelgono come utilizzare, primo fra tutti i buoni acquisto. Il valore medio del credito welgare utilizzato per lavoratore è di 688 euro e il 48% dei rispondenti indica un tasso medio di utilizzo di oltre il 90%. Il ruolo della contrattazione collettiva rispetto alla diffusione del welfare aziendale è molto importante e i regolamenti aziendali sono la fonte principale. Quindi le principali ragioni per cui le aziende propongono un piano di welfare aziendale sono: aumentare il potere di acquisto dei lavoratori; ridurre il costo del lavoro per l’impresa; attrazione e retention dei lavoratori; maggiore salute e benessere dei lavoratori”, ha concluso.
Il presidente di Aiwa, Emmanuele Massagli ha sottolineato come “oggi il welfare aziendale ha superato ogni estemporaneità e la crescita è spiegabile con l’esigenza di superare i limiti del cuneo fiscale e dare un pò più di crescita salariale ai lavoratori e quindi potere d’acquisto”.
“Ma da solo questo elemento non spiega fino in fondo la crescita avvenuta in 10 anni e quel qualcosa di più ha a che fare con un tratto peculiare del nostro welfare aziendale a livello internazionale. Il principale è la funzione sociale, infatti il legislatore ha detto alle imprese ‘se vi prendete cura delle istanze sociali dei lavoratori allora evito di zavorrarla con tasse e tributi’. La riforma del 2016 non ha modificato questo aspetto, viene però superato il volontarismo e il welfare aziendale diventa una leva di contrattazione”. Quindi “la sfida del welfare aziendale oggi è quella di non temere, anzi riscoprire, il proprio valore sociale. Dal Covid a oggi il legislatore è intervenuto per la difesa del potere di acquisto dei salari anche mediante il welfare aziendale, in particolare i fringe benefit. E’ bene che la soglia economica di questi benefit sia stabilizzata per sempre sul valore di 1.000 euro, già oggi riconosciuto a tutti i lavoratori fino a tutto il 2027″, ha aggiunto.
Per Massagli, inoltre, “è necessario tornare ad aggiornare i beni e servizi di natura sociale aggiungendo anche le misure per la cura degli animali domestici”. Ma anche “la mobilità sostenibile, il rimborso delle spese per l’affitto degli studenti fuori sede per motivi di studio terziario, la cessione del credito welfare a colleghi con esigenze di cura e al terzo settore, le polizze vita caso-morte nel compimento degli atti della vita quotidiana”.
Infine ha ufficialmente chiesto al ministero dell’Economia di correggere il recente orientamento dell’Agenzia delle Entrate in materia di ricomprensione delle spese per baby-sitting nell’ambito del welfare aziendale. “Ci auguriamo un’evoluzione difendendo però i tratti originali, cioè il fatto che sia fatto di beni e servizi, sia sempre collettivo e che debba essere giustificato socialmente. Noi come Aiwa proponiamo una proposta di legge di evoluzione del welfare aziendale che la modernizzi davanti alle nuove esigenze”, ha concluso Massagli.
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(ITALPRESS).









