PALERMO (ITALPRESS) – Non un semplice anticipo della commemorazione per l’anniversario della strage di Capaci, ma un’occasione per ribadire l’importanza della cultura e dell’arte nel fare memoria e tramandare ai posteri momenti indelebili della storia. A Palazzo Jung si è svolta l’anteprima della mostra ‘Il segno della Rinascita. Gli Uffizi e le opere recuperate dalla strage dei Georgofili’: i dipinti della Galleria fiorentina che vennero danneggiati durante l’attentato del 27 maggio 1993 sono stati temporaneamente collocati nella struttura.
L’esposizione prenderà ufficialmente il via domani, in concomitanza con il 34esimo anniversario della strage di Capaci, e rimarrà a Palazzo Jung fino al 19 luglio, giorno dell’anniversario della strage di via d’Amelio: 57 giorni per ribadire la centralità dell’arte nella lotta alla mafia. Alla presentazione della mostra hanno preso parte tra gli altri Maria Falcone, ‘padrona di casa’ e presidente della Fondazione Falcone, il presidente della Regione Renato Schifani, la presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, il direttore della Galleria degli Uffizi Simone Verde, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.
Il restauro delle opere danneggiate è un ulteriore simbolo della rinascita e della reazione agli attentati che tra 1992 e 1993 sconvolsero l’Italia e nello specifico Firenze: quello di via dei Georgofili fu il primo attentato fuori dalla Sicilia, il segno di un cambio di strategia da parte di Cosa nostra per colpire lo Stato in uno dei suoi punti più sensibili, vale a dire la cultura. Cinque i dipinti attualmente esposti a Palazzo Jung: oltre all’Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti ci sono I giocatori di carte e Concerto di Bartolomeo Manfredi, con le rispettive copie coeve del XVII secolo.
“La politica mi è stata vicina nella realizzazione di questo Museo – sottolinea Maria Falcone -. In questi 34 anni sono andata in tutte le scuole d’Italia a portare avanti la memoria e ripetere ai giovani una frase fondamentale di Giovanni, quella che dice ‘come tutti i fatti umani la mafia avrà un inizio e una fine’. Affinché ciò avvenga però serve l’impegno di tutti e una coordinazione continua: i rigurgiti di Cosa nostra li sentiamo ancora ovunque, per questo è fondamentale che i ragazzi imparino a dire no alla mafia”. Della strage di via dei Georgofili, aggiunge, “si parla meno delle altre, così come dei bambini che sono morti in quelle circostanze: non va sottovalutata nei percorsi di memoria, così come le strati di via Palestro e di San Giorgio al Velabro, perché tutte fanno parte di una strategia terroristica della mafia secondo cui colpendo la cultura potevano mettere in ginocchio l’Italia e contrattare alla pari con le istituzioni; le forze dell’ordine sono state brave e adesso abbiamo quasi messo la mafia al tappeto, impedendo proprio quella capacità di contrattazione. Quest’anno siamo riusciti a portare a Palermo i quadri danneggiati nella strage di via dei Georgofili: l’abbiamo fatto per rendere omaggio a chi ha ricostruito quelle opere che sembravano perdute per sempre; ora dobbiamo continuare a tenere insieme tutti i pezzettini della nostra società, in modo che questi avvenimenti che hanno ferito la nostra Repubblica non vadano più a ripetersi”.
La Regione, ricorda Schifani, “ha voluto fare una convenzione con la Fondazione Falcone per consentire a tutti i giovani della Sicilia di venire a visitare il Museo a spese nostre: questa è un’opera di sensibilizzazione nei loro confronti. Abbiamo vissuto momenti terribili, con dolore e terrore: lo Stato ha reagito prima con la legge Rognoni-La Torre, poi con la stabilizzazione del carcere duro, quindi con l’inasprimento dei sequestri. Si sono fatti altri passi: abbiamo fatto squadra, ho visto una politica che sulla mafia non si è mai divisa e di questo ne sono fiero come cittadino. Abbiamo pagato in termini di sacrifici di magistrati, forze dell’ordine e cittadini innocenti, ma questo sangue non è stato versato inutilmente laddove ci siamo resi conto che in un certo momento la società ha reagito: la mafia è stata combattuta e vinta anche attraverso una rivoluzione sociale e culturale della nostra cittadinanza, di questo ne siamo tutti orgogliosi ma non ci si può naturalmente fermare”.
Nell’attuale governo regionale, prosegue il presidente, “abbiamo voluto approvare con 3 milioni di euro la legge Liberi di scegliere, per fare in modo che i figli di mafiosi o di chi vive in realtà delinquenziali possa fare scelte che consentano loro di uscirne attraverso percorsi finanziati dalla Regione; abbiamo voluto anche il bonus Palestre per quelle famiglie che non ce la fanno a mandare lì i loro figli, in modo che possano evitare ai loro figli di stare per strada esponendosi al rischio di essere avvicinati da forze delinquenziali che provano a reclutarli. È un impegno che deve continuare: questo Museo per me è unico, un traguardo di questa mia legislatura per il quale abbiamo fatto squadra”.
Il Museo del Presente di Palazzo Jung, afferma Colosimo, rappresenta “la fisicizzazione della lotta a Cosa nostra, ancora di più in un momento in cui Palermo sta vivendo una serie di recrudescenze mafiose: la bellezza e la cultura sono i capisaldi della lotta alla mafia, anche se purtroppo spesso ci si dimentica di ciò. La vera rinascita di Palermo non può che passare da posti come questo e dal coinvolgimento dei giovani: il Maxiprocesso ha raso al suolo i vertici di Cosa nostra proprio perché l’attività dei magistrati è stata affiancata da una sollevazione popolare, specialmente ad opera delle giovani generazioni; oggi purtroppo sono proprio loro quelle più in bilico tra la via della criminalità e quella della legalità. Ho avuto il privilegio di conoscere ciò che Giovanni Falcone ha lasciato all’antimafia: il principio del Follow the Money oggi è più attuale che mai in tutto il mondo, è un’eredità di cui dobbiamo andare particolarmente orgogliosi”.
Nel ricordare chi ha perso la vita nelle stragi dei primi anni ’90, Verde sottolinea come “questo momento rappresenta una festa della democrazia e della legalità: questa deve sempre essere rinnovata nel ricordo, per non dimenticare ed evitare che i fantasmi del passato si ripresentino nel presente. In Toscana alle vittime della strage di via dei Georgofili sono state anche intitolate scuole: non hanno certamente la celebrità di altre vittime illustri di attentati, ma noi agli Uffizi li ricordiamo ogni anno; il nostro compito è ribadire la memoria di queste vittime, che hanno perso la vita in una delle stragi più insensate e brutali della storia della Repubblica”. In più, racconta, nell’incontro con Maria Falcone “ho ritrovato una delle persone più importante dell’antimafia: la mia generazione ha avuto la fortuna etica di crescere dentro quei valori, è necessario continuare a trasmettere questo spirito alle nuove generazioni. Di fronte alla memoria e alla necessità di ricordare quella stagione terribile la cultura va messa al centro, in quanto è l’unica soluzione all’orrore e al buio della sopraffazione e l’unico strumento per impedire alla mafia di prendere il sopravvento”.
Per Galvagno “la legalità non si manifesta solo mettendosi una mano sul petto il 23 maggio, ma deve essere un atteggiamento quotidiano. Portare le scolaresche qui è un progetto bellissimo: oggi molti ragazzi non sanno chi è Boris Giuliano, ma sanno benissimo chi sono Totò Riina e Gennaro Savastano. Dobbiamo contrastare quella cinematografia che non fa altro che osannare questi miti: chi si trova in un quartiere disagiato può essere magari invogliato a emulare o a pensare che chi indossa una divisa rappresenta un problema. La mafia non è più quella di una volta: è più silenziosa, ma comunque esiste e non va mai sottovalutata. Come istituzioni abbiamo grandi responsabilità: il mio invito è a continuare questa lotta, per sostenere e supportare la legalità”.
– foto xd8/Italpress –
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