PALERMO (ITALPRESS) – “Cara mamma Santina, Caro papà Roberto, caro Natalino, cara Giovanna, siamo tutti dentro le fiamme del fuoco che ci hanno tolto Salvatore, e con lui ci hanno tolto la vita. Le fiamme che hanno bruciato Lui, la vostra vita, tolgono pure a noi le parole. Lo strazio ci brucia. E sentiamo le nostre vite, i nostri corpi, i nostri cuori, che ardono di amore, come bruciati senza fine dalla mancanza di Salvatore. “No, no, no!” avete gridato. Non può essere vero. Come vorremmo tornare indietro, un attimo prima di quell’incendio che è partito, diabolicamente, lì dov’era Salvatore. Come vorremmo essere là un attimo prima che lui, travolto dalla sua intima bontà, dalla sua generosità, si buttasse nelle fiamme per salvare la casa di campagna, quel luogo caro e sacro della sua famiglia. Tornare a quell’istante, essere disposti anche ad accogliere la rabbia che ci suscita, ci aiuta anche a trovare il coraggio della verità: Questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra”. È uno dei passaggi dell‘omelia pronunciata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, durante i funerali, celebrati nella Chiesa Madre di Ciminna, del giovane Salvatore Giglia, morto per le gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare il fuoco durante l’incendio divampato tre giorni fa nel Palermitano.
“Chi appicca il fuoco per incuria, disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile – prosegue Lorefice -. Che va riparato. A questa barbarie che distrugge il futuro, Salvatore ha opposto la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ciò che ama fino all’estremo sacrificio. Mamma Santina, papà Roberto, Natalino avete davanti agli occhi – ormai per sempre – la stessa immagine: Salvatore e le fiamme. E noi con voi. Come voi stretti attorno al corpo tormentato di Salvatore, anche noi siamo solo chiamati a restare, senza la pretesa di spiegare l’inspiegabile o di offrire consolazioni a buon mercato. Una madre, quando il figlio soffre, non cerca risposte: si fa grembo, si china sul dolore, raccoglie le lacrime a una a una, lo stringe al cuore in silenzio. Oggi vorremmo essere esattamente questo per voi: per te, Santina, per te Roberto, per te Natalino, per te Giovanna che eri il suo amore e il suo domani, per i parenti e per i suoi amici più cari. Vorremmo farci carico noi del vostro respiro spezzato, avvolgere il freddo che vi è rimasto dentro dopo che il fuoco ha raggiunto e poi spento la voce di Salvatore. Non vogliamo proferire parole di esortazione o di consolazione. Ce ne sarebbero? Vi chiediamo solo di appoggiare la testa su questo abbraccio che la comunità intera vi offre: un abbraccio disarmato, che non scappa dal vostro pianto e che custodisce ogni frammento di ciò che Salvatore è stato e continuerà a essere”, conclude.
-Foto IPA Agency-
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