A CANNES “CAPHARNAUM”, L’INFANZIA ALLA DERIVA DI LABAKI

Infanzia, lacrime e standing ovation sulla Croisette per “Capharnaum” della libanese Nadine Labaki, che irrompe nella volata finale del Concorso e si piazza in pole position per la Palma d’Oro di Cannes 71.
Il film e’ un meccanismo perfettamente oleato per andare incontro al bisogno di impegno umanitario e buoni sentimenti del pubblico e la risposta della Croisette e’ stata immediata: commozione tra gli spettatori, grande senso di partecipazione e immediati titoloni che annunciano Palme d’Oro possibili. La storia e’ una parabola dedicata all’infanzia mediorientale in balia della miseria e del dolore, che ha per protagonista Zain, un ragazzino di 12 anni circa (non e’ stato registrato alla nascita) che vive assieme a una mezza dozzina di fratelli e sorelle di ogni eta’ in un buco di casa a Beirout assieme ai genitori, due diseredati che li sfruttano per necessita’. Il film inizia davanti a un giudice che interroga il ragazzino e i suoi genitori per stabilire il motivo per cui Zain li ha citati in giudizio per rispondere del fatto di averlo messo al mondo. Quella vita, per il bambino, non e’ degna di essere vissuta: niente scuola, lavoro tutto il giorno, poco cibo e nessuna gioia. Ma cio’ che innesca la rivolta di Zain e’ il fatto che la sorellina undicenne sia data in sposa a un giovane commerciante del quartiere che e’ anche il proprietario del tugurio in cui la famiglia vive.

Vani sono i suoi tentativi di tenere la sorella al riparo da quel drammatico destino e quando i suoi timori si avverano, Zain fugge di casa disperato, vaga lontano da quei genitori che ritiene dei mostri, finendo a vivere con Rahil, una donna africana immigrata clandestina, che cresce il piccolo Yonas, bimbetto di un anno, che viene affidato a Zain. Il film descrive questo inferno quotidiano dell’infanzia negata con enfasi dramamturgica piuttosto patinata, cercando l’effetto emotivo in ogni scena e ottenendo da ogni inquadratura il massimo in termini di persuasione sentimentale: controluce a effetto, stile mosso fintamente realistico, sguardo attento a cogliere la simpatia del pubblico nei confronti della fotogenia dell’infanzia, anche se derelitta. La sceneggiatura appesantisce il carico didascalico dando al piccolo Zain battute di dialogo che vanno dal sapiente al saccente, manco fossimo in presenza di un piccolo Voltaire che sentenzia forbitamente sulla vergogna di un mondo adulto che non sa preservare l’infanzia dall’orrore della miseria. Il film si trascina per due ore piene, un buon terzo delle quali tenuto inutilmente sulla deriva di Zain assieme al piccolo Yonas, rimasti soli quando Rahil finisce in prigione perche’ prima di permesso di soggiorno. “Capharnaum” ha la sua facile presa sul pubblico assicurata e come prodotto di consumo sul mercato dei buoni sentimenti spacciati per impegno sociale ha tante carte da giocare. Tra le sue doti c’e’ di sicuro il piccolo protagonista, Zain Al Rafeea, 14enne siriano scampato al conflitto, rifugiatosi con la famiglia a Beirut dove e’ stato scelto da Labaki per il ruolo. E’ anche grazie alla sua notevole presenza se e’ destinato a essere un successo in sala oltreche’ nel palmares di Cannes 71. Senza trascurare la strada dorata degli Oscar a venire.

cau

Vuoi pubblicare i contenuti di Italpress.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito e su quelli delle testate nostre partner? Contattaci all'indirizzo [email protected]