Roberta Fontana “Anche il campione è un uomo, mai aver paura di sbagliare”

ROMA (ITALPRESS) – “Zona Fontana”, il programma ideato, scritto e condotto dalla giornalista Roberta Fontana, in onda il venerdì a mezzanotte su Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre), rappresenta un unicum nel panorama televisivo sportivo, dimostrando che si può mettere in primo piano l’uomo rispetto all’atleta. E che si può andare oltre una partita di calcio. “L’esigenza di un taglio così intimistico nasce prima di tutto dalla mia curiosità nei confronti delle persone – spiega all’Italpress Roberta Fontana – Ho sempre pensato che dietro un grande atleta ci sia una storia altrettanto interessante, spesso molto più complessa di quella che siamo abituati a conoscere attraverso i risultati sportivi. Un calciatore non è soltanto quello che segna un gol o sbaglia un rigore, ma è anche un uomo che affronta pressioni, paure, sacrifici, delusioni e momenti di grande felicità. Con ‘Zona Fontana’ ho voluto costruire uno spazio in cui lo sport diventasse il punto di partenza per raccontare qualcosa di più profondo. Mi interessa conoscere ciò che accade quando si spengono i riflettori, quando un campione torna a essere semplicemente una persona. Naturalmente il calcio resta centrale, perché è una delle mie grandi passioni, ma credo che la televisione debba avere anche il coraggio di andare oltre il risultato di una partita. Il mio obiettivo è informare, intrattenere e, quando possibile, emozionare. Perché le statistiche si dimenticano, mentre certe storie rimangono dentro di noi”.

Nonostante la giovane età, la sua è stata una gavetta importante e anche differenziata. Qual è il bagaglio più importante che si è portata dietro e che le serve ancora oggi davanti alle telecamere di Sportitalia? “La consapevolezza che non si finisce mai di imparare – prosegue Roberta Fontana – La gavetta mi ha insegnato soprattutto il valore dell’umiltà, della preparazione e della determinazione. Ogni esperienza professionale, anche quella apparentemente meno importante, può lasciarti qualcosa di prezioso. Ho imparato che davanti a una telecamera non basta essere disinvolti o saper parlare: bisogna avere qualcosa da dire, conoscere gli argomenti, saper ascoltare e soprattutto rispettare chi ti sta di fronte. Un altro insegnamento fondamentale è stato quello di non avere paura degli errori. All’inizio si vorrebbe essere sempre impeccabili, poi si capisce che la crescita passa anche attraverso le difficoltà. Oggi, quando entro nello studio di Sportitalia, porto con me tutte le esperienze che mi hanno formata, ma anche lo stesso entusiasmo degli inizi. E considero un privilegio poter condurre un programma che ho ideato e che porta il mio nome. È una soddisfazione enorme, ma anche una responsabilità che mi spinge a dare sempre qualcosa in più”.

Sport, cinema, musica e cultura: visto che lei è coautrice del programma assieme a Tommaso Martinelli, quanto è difficile mettere assieme tutti questi ingredienti per ottenere la ‘scaletta perfetta’? “È una delle sfide più stimolanti e divertenti di questo progetto. Apparentemente possono sembrare mondi molto distanti, ma in realtà hanno tantissimi punti di contatto. Lo sport, esattamente come il cinema o la musica, vive di talento, passione, sacrificio, emozioni e grandi personalità. Il segreto è trovare un filo conduttore che renda tutto armonioso, senza dare mai allo spettatore la sensazione di assistere a tanti programmi diversi racchiusi nello stesso contenitore. Con Tommaso Martinelli c’è un confronto creativo continuo e credo che proprio la contaminazione tra le nostre sensibilità rappresenti uno dei punti di forza di ‘Zona Fontana’. Lui porta un’esperienza importante nel mondo della televisione e dello spettacolo, mentre io cerco di mantenere sempre ben riconoscibile l’identità giornalistica e sportiva del format. Ci confrontiamo, discutiamo, cambiamo idea, a volte rimettiamo in discussione una scaletta fino all’ultimo momento. Ma è anche questo il bello del nostro lavoro. La scaletta perfetta, probabilmente, non esiste: esiste quella capace di sorprendere il pubblico senza tradire la propria identità. E quando una puntata riesce a far riflettere, sorridere ed emozionare, significa che abbiamo trovato il giusto equilibrio”.

Il suo team si avvale anche di una storica firma del giornalismo italiano come il direttore editoriale di Italpress, Italo Cucci: qual è il suo insegnamento più prezioso? “Avere Italo Cucci nella nostra squadra è un privilegio straordinario, sia dal punto di vista professionale sia da quello umano. Parliamo di un uomo che ha attraversato decenni di storia del giornalismo sportivo italiano, raccontando il calcio e i suoi protagonisti con una competenza e una personalità davvero rare. La cosa che più mi affascina di lui è la capacità di conservare uno sguardo curioso e appassionato, nonostante abbia visto e raccontato praticamente tutto. Il suo insegnamento più prezioso è proprio questo: non perdere mai la curiosità e non accontentarsi della superficie delle cose. Italo ti fa capire quanto sia importante conoscere la storia per interpretare il presente. E poi possiede una qualità che considero fondamentale: la libertà di pensiero. Non ha paura di esprimere un’opinione, anche quando può risultare scomoda. Per una giovane giornalista come me, confrontarsi con una figura del suo calibro rappresenta una straordinaria opportunità di crescita. Mi piace pensare che ‘Zona Fontana’ sia anche un luogo in cui generazioni differenti possano incontrarsi, imparando reciprocamente qualcosa”.

Sono sempre più numerose le donne nel ruolo di giornaliste sportive. Qual è lo stereotipo legato alle donne che si occupano di calcio più duro da abbattere? “Quello secondo cui una donna debba dimostrare continuamente di essere competente, quasi dovesse sostenere un esame ogni volta che parla di calcio. È un pregiudizio che considero anacronistico, ma che purtroppo non è ancora completamente scomparso. A un uomo viene spesso riconosciuta una competenza di partenza, mentre una donna deve conquistarsela sul campo, dimostrando di conoscere formazioni, schemi, statistiche e regolamenti. Io credo che la preparazione non abbia genere, esattamente come il talento. Una giornalista deve essere giudicata per la qualità delle sue domande, per la capacità di analisi, per la credibilità e per il lavoro che svolge. Non per il suo aspetto fisico o per il fatto di essere una donna. Allo stesso tempo, però, non penso che dobbiamo rinunciare alla nostra femminilità per essere considerate autorevoli. Possiamo essere competenti, eleganti, determinate e anche ironiche, senza che una caratteristica escluda l’altra. Personalmente preferisco rispondere agli stereotipi lavorando, studiando e cercando di migliorarmi ogni giorno. Il vero traguardo sarà raggiunto quando non farà più notizia una donna che parla di calcio, perché sarà considerato assolutamente normale”.

Il suo programma va in onda il venerdì a mezzanotte. Il pubblico della notte è differente rispetto a quello del prime time? “Credo proprio di sì, e devo confessare che questa collocazione mi piace moltissimo. La mezzanotte ha un fascino particolare, quasi confidenziale. È il momento in cui la giornata rallenta, le persone si concedono un po’ di tempo per sé e sono forse più disponibili ad ascoltare racconti e conversazioni che vadano oltre la notizia del momento. Il pubblico notturno, secondo me, cerca anche una forma di compagnia, un’atmosfera meno frenetica e più autentica. Naturalmente questo non significa rinunciare al ritmo o all’approfondimento, anzi. Significa poter alternare registri differenti, passando dall’analisi di una partita a una storia personale, da una riflessione sulla psicologia sportiva a un momento di leggerezza. Mi piace immaginare ‘Zona Fontana’ come un appuntamento tra amici che condividono la passione per lo sport, ma hanno anche voglia di parlare di cinema, musica, spettacolo e vita. E poi c’è un aspetto che trovo particolarmente stimolante: a mezzanotte bisogna conquistare l’attenzione dello spettatore e convincerlo a restare sveglio con te. È una sfida bellissima, che cerchiamo di affrontare ogni settimana con entusiasmo”.

Sono stati tanti i personaggi famosi che ha ospitato. Ce n’è uno che ancora non ha ceduto alle sue ‘lusinghe’ e che vorrebbe a tutti i costi in una puntata di ‘Zona Fontana’? “Devo dire che sono molto fortunata, perché in queste stagioni ho avuto la possibilità di confrontarmi con personalità davvero interessanti e ogni incontro mi ha lasciato qualcosa. Ma naturalmente ho ancora tanti sogni nel cassetto. Mi piacerebbe moltissimo intervistare un grande campione che, oltre ai successi, avesse voglia di raccontare anche le proprie fragilità, i momenti di difficoltà e ciò che ha imparato lontano dai riflettori. Se devo fare un nome, direi Alessandro Del Piero. Lo considero un esempio di eleganza, talento e intelligenza, dentro e fuori dal campo. Mi incuriosirebbe conoscere non soltanto il campione che tutti abbiamo ammirato, ma soprattutto l’uomo che ha saputo reinventarsi dopo una carriera straordinaria. E poi mi piacerebbe ospitare anche qualche grande protagonista del cinema o della musica, magari scoprendo una passione sportiva poco conosciuta. Non voglio svelare troppo, perché mi piace lasciare spazio alle sorprese. Una cosa, però, posso dirla: sono piuttosto determinata – conclude Roberta Fontana – e quando desidero fortemente realizzare qualcosa difficilmente mi arrendo. Quindi, mai dire mai”.

– foto ufficio stampa Roberta Fontana –

(ITALPRESS).

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