Il verdetto su Trump tra la battaglia per il congresso e il rischio contestazioni

IPA90497175 - President Donald Trump delivers remarks at the Lincoln Memorial Reflecting Pool in Washington, DC, November 2, 2026. Trump delivers a closing campaign message on the eve of the midterm elections, urging voters to keep Republicans in control of Congress. (Photo by Matt Kaminsky/Sipa USA).

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – L’America torna alle urne per decidere il futuro del Congresso e, soprattutto, esprimere il primo giudizio nazionale sul secondo mandato di Donald Trump. Da Brooklyn, dove fin dalle prime ore del mattino gli elettori si sono recati ai seggi, fino all’Alaska, dove le votazioni termineranno quando a New York sarà già l’una di notte di mercoledì, milioni di americani sono chiamati a decidere gli equilibri politici dei prossimi due anni. Si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 del Senato. In palio anche 36 governatorati, oltre a migliaia di incarichi statali e locali. I repubblicani controllano attualmente entrambi i rami del Congresso, ma i sondaggi indicano una possibile svolta democratica. Per riconquistare la Camera, ai democratici basterà un guadagno netto di tre seggi. Molto più complicata la situazione al Senato, dove devono difendere tutti quelli che già possiedono e conquistarne almeno quattro oggi repubblicani. Un’impresa che li obbliga a competere anche in Stati tradizionalmente conservatori. Il voto arriva dopo una campagna dominata dal costo della vita, dai dazi commerciali, dalla stretta sull’immigrazione e dalle conseguenze della guerra con l’Iran. Trump ha ripetutamente invitato i propri sostenitori a comportarsi come se il suo nome fosse sulla scheda. I democratici hanno trasformato le elezioni in un referendum sulle politiche del presidente, mentre i repubblicani hanno cercato di presentare gli avversari come esponenti di una sinistra radicale.

Un’affluenza anticipata eccezionale. Secondo le rilevazioni disponibili alla vigilia, oltre 54 milioni di americani avevano già votato, di persona oppure per posta. Le stime aggiornate nella giornata elettorale superano i 57 milioni. Un’affluenza anticipata che ha battuto i livelli delle precedenti elezioni di metà mandato in numerosi Stati decisivi. Anche la spesa elettorale ha raggiunto livelli senza precedenti. Secondo i dati citati dal New York Times, Elon Musk avrebbe investito almeno 474 milioni di dollari a sostegno dei candidati repubblicani e dei loro alleati, stabilendo un primato per un singolo finanziatore in un ciclo elettorale. Quando arriveranno i risultati? I primi seggi chiuderanno alle 18, ora di New York, nelle zone orientali di Indiana e Kentucky. Due distretti, il sesto del Kentucky e il quinto dell’Indiana, saranno subito osservati con attenzione: Trump li aveva conquistati nel 2024 rispettivamente con margini di 15 e 17 punti, ma oggi sono diventati competitivi. Alle 19 toccherà a Georgia, South Carolina e Virginia. In Georgia il senatore democratico Jon Ossoff difende il proprio seggio, mentre in South Carolina la democratica Annie Andrews cerca di conquistare un posto in uno Stato da decenni favorevole ai repubblicani. Alle 19.30 si chiuderanno le urne in North Carolina e Ohio, due delle battaglie più importanti per il Senato.

In North Carolina l’ex governatore democratico Roy Cooper sfida il repubblicano Michael Whatley. In Ohio l’ex senatore Sherrod Brown tenta il ritorno a Washington contro il repubblicano Jon Husted. Alle 20 l’attenzione si sposterà su Maine, Michigan, Pennsylvania e gran parte del Texas. Nel Maine la senatrice repubblicana Susan Collins affronta il democratico Troy Jackson. In Michigan il democratico Abdul El-Sayed sfida Mike Rogers, sostenuto da Trump. In Texas, dove un democratico non viene eletto al Senato dal 1988, James Talarico tenta di sconfiggere il procuratore generale repubblicano Ken Paxton. Alle 21 chiuderanno anche New York, Kansas e Minnesota. Nello Stato di New York, dove le principali competizioni statali non sono considerate particolarmente incerte, sarà interessante seguire alcuni distretti della Camera tradizionalmente repubblicani, oggi diventati contendibili. In Iowa e Kansas, Stati normalmente conservatori, i democratici sperano di conquistare seggi al Senato. In Nebraska, invece, l’indipendente Dan Osborn potrebbe complicare ulteriormente i calcoli repubblicani. Alle 23 chiuderanno i seggi della California e degli altri grandi Stati della costa occidentale. A mezzanotte quelli delle Hawaii e di gran parte dell’Alaska. L’ultima chiusura sarà all’una di notte, sempre ora di New York, proprio in Alaska, dove la democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano Dan Sullivan. Se il controllo del Senato dovesse dipendere dall’Alaska, il verdetto potrebbe richiedere parecchi giorni. Lo Stato utilizza infatti un sistema di voto a preferenze ordinate e prevede tempi più lunghi per conteggiare alcune schede arrivate per posta.

Il problema dello spoglio. Negli Stati Uniti non esiste un’unica legge elettorale nazionale che disciplini tutti i dettagli del conteggio. Ogni Stato applica proprie regole su voto anticipato, schede postali, verifiche e scrutinio, nel quadro delle norme federali e della supervisione giudiziaria. In alcuni Stati le schede ricevute per posta possono essere preparate per il conteggio prima del giorno delle elezioni, mentre altrove le operazioni iniziano più tardi. Per questo i primi risultati possono offrire un’immagine ingannevole: un candidato inizialmente in vantaggio può essere superato quando arrivano i voti delle grandi città o quelli espressi per posta. In diverse competizioni sarà possibile conoscere il vincitore già questa sera. In altre potrebbero essere necessari giorni, soprattutto se i margini saranno molto ridotti.

L’incognita della Casa Bianca. Ma oltre al risultato elettorale, resta una questione politica e istituzionale: quale sarà la reazione di Donald Trump se i democratici conquisteranno uno o entrambi i rami del Congresso? Il presidente ha continuato ad attaccare l’affidabilità del sistema elettorale americano, alimentando i timori di nuove contestazioni. Il precedente del 2020, quando rifiutò di riconoscere la sconfitta contro Joe Biden denunciando brogli mai dimostrati su scala tale da modificare il risultato, continua a pesare sul dibattito nazionale. Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio 2027. Prima di allora ci saranno due mesi nei quali si definiranno non soltanto i nuovi equilibri parlamentari, ma anche la capacità delle istituzioni americane di gestire un eventuale risultato contestato. Il voto di oggi non riguarda soltanto il futuro politico di Trump e dei suoi avversari, ma soprattutto il mantenimento della fiducia degli americani nel funzionamento della propria democrazia.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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