ROMA (ITALPRESS) – Il dato più significativo del voto del 27 ottobre è “la grande partecipazione” e la conquista di quasi 20 seggi “da parte dei partiti arabo-israeliani, un unicum nella storia recente di Israele”. Lo afferma in un’intervista all’agenzia Italpress Giuseppe Dentice, analista dell’Osservatorio sul Mediterraneo (Osmed) dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.
Secondo Dentice, il risultato delle elezioni israeliane apre diversi scenari, nessuno dei quali al momento prevalente. Il risultato delle urne assegna ai partiti arabi circa un sesto della Knesset, il parlamento israeliano, e potrebbe costringere, per l’esperto, entrambi gli schieramenti a dei compromessi. Sugli scenari immediati incombe l’accusa di brogli elettorali, con eventuali ingerenze straniere, lanciata dal Likud del premier Benjamin Netanyahu. Secondo Dentice le accuse sono “strumentali” e puntano a screditare la comunità arabo-israeliana e a ostacolare un’eventuale alleanza tra l’opposizione – il cosiddetto Blocco del cambiamento guidato da Gadi Eisenkot – e le formazioni arabe. “L’accusa di brogli è strumentale da parte di Netanyahu, serve a screditare gli arabi e allo stesso tempo a mettere in difficoltà Eisenkot, nel caso in cui volesse creare un governo con i partiti arabi”, spiega Dentice. Il primo scenario è dunque un’intesa con i partiti arabi, ma “nessuno può dire apertamente di voler scendere a compromessi con loro”, nonostante siano già cominciati contatti esplorativi, afferma Dentice.
L’analista evidenzia inoltre come all’interno dei partiti arabi occorra distinguere fra Ra’am – di ispirazione islamista – e la Lista araba unita di sinistra, sottolineando che le “rivendicazioni sui diritti degli arabo-israeliani, sull’occupazione della Cisgiordania e sulla statualità palestinese rappresentano linee rosse difficilmente accettabili da un governo Netanyahu o Eisenkot”. Anche l’ipotesi di un appoggio esterno, sul modello dell’esecutivo Bennett-Lapid del 2021 sostenuto da Ra’am, appare “molto difficile”: dopo il 7 ottobre “non ci sono più quelle condizioni, né politiche né sociali”, chiarisce Dentice.
Il secondo scenario è un grande governo di coalizione tra centrodestra e centrosinistra, ipotesi evocata sia da Netanyahu sia dal presidente Isaac Herzog. “Non è impossibile, ma è molto difficile immaginare come possano scendere a patti due leader che nutrono una profonda insofferenza personale”, afferma Dentice. Netanyahu, pur avendo nominato Eisenkot capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), ha scarsa considerazione del rivale, mentre Eisenkot lo ha accusato di populismo e di sfruttare le crisi per interessi elettorali. La contrapposizione, secondo l’analista, è soprattutto tra destra e centrodestra, con differenze più personali che ideologiche.
Il terzo scenario riguarda il conferimento dell’incarico di formare il governo – previsto entro l’11 novembre – e l’eventualità di nuove elezioni. “Non escluderei che Herzog affidi il primo mandato esplorativo a Netanyahu”, osserva Dentice, ricordando che il Likud è il primo partito, ma che occorrerà verificare la possibilità di ottenere una maggioranza parlamentare. In caso contrario, l’incarico potrebbe passare a Eisenkot, alle prese con difficoltà analoghe. Se nessuno riuscisse a formare una coalizione, resterebbe la possibilità di tornare alle urne, con Netanyahu alla guida di un governo ad interim. “Non credo che esista un solo scenario, ce ne sono tanti e nessuno esclude l’altro. Allo stato attuale nessuno è più probabile degli altri”, sottolinea Dentice, secondo cui la priorità resta avviare le trattative.
Un nuovo voto, tuttavia, non sarebbe necessariamente nell’interesse di Netanyahu: “È riuscito a contenere le perdite e non si può dire che sia uscito sconfitto dalle elezioni. Ma non è detto che tornando alle urne Netanyahu riuscirebbe a ottenere lo stesso risultato”. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di una nuova operazione militare contro l’Iran. “Trump non ha chiuso la porta a un eventuale attacco, ha soltanto detto che non vuole fare nulla prima del 3 novembre”, osserva Dentice, secondo cui Netanyahu avrebbe cercato di condizionare il voto attraverso una nuova offensiva contro Teheran. “Non possiamo dire che ci sarà sicuramente un attacco, ma neppure escluderlo”, conclude.
– Foto credit Giuseppe Dentice –
(ITALPRESS).









