Dopo la Stazione Spaziale Internazionale, chi abiterà lo spazio?

 di Andrea Colucci

ROMA (ITALPRESS) – La prossima grande sfida dello spazio potrebbe non essere raggiungere un pianeta lontano, ma decidere che cosa accadrà a poche centinaia di chilometri sopra le nostre teste. La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si avvicina alla conclusione della sua vita operativa e, per l’orbita bassa, si prepara una nuova stagione: quella delle stazioni commerciali. Cambieranno i protagonisti, ma non necessariamente l’obiettivo più importante: fare ricerca.

Un segnale eloquente arriva dall’accordo annunciato il 5 ottobre dall’Agenzia Spaziale Europea con la società americana Vast, impegnata nello sviluppo delle stazioni Haven. L’intesa non equivale ancora a una prenotazione europea a bordo, ma apre piuttosto un percorso di studio su missioni di astronauti, esperimenti scientifici, infrastrutture e servizi di trasporto. Nelle scorse settimane l’ESA aveva avviato interlocuzioni analoghe anche con Axiom Space e Starlab. È evidente che l’Europa vuole evitare un vuoto dopo la ISS, mantenendo accesso alla microgravità e opportunità per i propri ricercatori.

La novità è anche economica e politica. Se l’infrastruttura orbitale sarà sempre più spesso sviluppata e gestita da operatori privati, la domanda pubblica di conoscenza resterà decisiva. Le future stazioni non dovranno essere soltanto destinazioni per astronauti, ma laboratori dove sperimentare nuovi materiali, processi biotecnologici, tecnologie e sistemi di supporto alla vita.

E l’Europa dovrà negoziare non solo posti a bordo, ma capacità autonome e condizioni di accesso alla ricerca. In questo scenario l’Italia dispone di competenze che meritano di essere valorizzate. Il CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali – è impegnato nello sviluppo di tecnologie per il trasporto spaziale riutilizzabile, in particolare attraverso il programma europeo Space Rider, che sta sviluppando in partnership con Thales Alenia Space Italia, e le attività sui sistemi di protezione termica per il rientro.

Proprio nei giorni scorsi il Centro ha inoltre comunicato il positivo completamento di test di qualifica sul microsatellite IREOS-0 e sui MiniLab 3.0, minilaboratori progettati per esperimenti biotecnologici e farmacologici in microgravità. Sono esperienze differenti, ma entrambe rivelano un punto essenziale: senza capacità di sperimentare, qualificare e riportare a terra tecnologie e risultati, l’economia dell’orbita rischia di restare una promessa.

La vera partita, dunque, non è soltanto chi costruirà la prossima stazione spaziale. È chi saprà trasformarla in conoscenza, industria e autonomia tecnologica. E in questa partita la ricerca italiana ha tutti i titoli per chiedere spazio.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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