Sanità, medici di famiglia “Chiarire il rapporto tra studi e Case comunità”

PALERMO (ITALPRESS) – “La riorganizzazione della medicina generale non può prescindere da una corretta applicazione dell’Accordo collettivo nazionale (Acn), che va letto nella sua interezza e non attraverso singole disposizioni. Il rapporto tra attività negli studi medici e presenza nelle Case della comunità deve essere chiarito sul piano organizzativo, evitando sovrapposizioni che rischiano di sottrarre tempo all’assistenza dei pazienti. Non possiamo continuare a misurare il lavoro del medico di famiglia soltanto attraverso gli orari di apertura degli ambulatori, ignorando le prestazioni e le attività documentate dai flussi informatici. Anche i nuovi sistemi di remunerazione legati al raggiungimento degli obiettivi richiedono indicatori scientificamente fondati e un adeguato riconoscimento economico ai professionisti. Il livello nazionale ha il compito di costruire gli strumenti contrattuali, ma la loro efficacia dipende dalla capacità delle rappresentanze regionali di tradurli in soluzioni operative”. Lo ha detto Silvestro Scotti, presidente nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), al congresso “Next Stop Evolution MMG – Regioni d’Italia a confronto”, che si è svolto dal 23 al 24 ottobre al Centro congressi del Circolo ufficiali di Palermo.
“In Sicilia si è finalmente aperta una fase di confronto concreto con l’assessorato della Salute, che ha riconosciuto il ruolo centrale della medicina generale e la necessità di superare la separazione tra ospedale e territorio per operare in continuità. Restano questioni aperte, dall’organizzazione dei distretti ai nuovi modelli assistenziali, ma il dialogo deve tradursi in decisioni operative, non limitarsi a una trattativa formale”, ha spiegato il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato (componente del direttivo nazionale Fnomceo), presente al congresso insieme al vicepresidente Luigi Spicola.
“La riforma della medicina generale deve rafforzare l’assistenza territoriale senza indebolire la rete degli studi medici. Il ruolo unico va consolidato, correggendo gli aspetti che non funzionano. Ma senza risorse adeguate e strutturali qualsiasi riforma rischia di restare sulla carta. Non possiamo chiedere alla medicina generale nuove responsabilità senza assicurare le condizioni per esercitarle. La sfida è rendere la professione più attrattiva per i giovani e offrire ai cittadini un’assistenza territoriale più forte, accessibile e vicina ai loro bisogni”, ha sottolineato Niccolò Biancalani, segretario generale nazionale Fimmg.
Al centro delle due giornate, il confronto tra istituzioni, sindacati e sanitari sulla riforma dell’assistenza territoriale, il ruolo unico dei medici di famiglia, le aggregazioni funzionali territoriali (Aft), le Case della comunità e i modelli organizzativi regionali per migliorare la presa in carico dei pazienti. Responsabile scientifico Luigi Tramonte, affiancato da Roberto Barone, Angelo Casano, Andrea Curti Gialdino, Adriana Di Gregorio, Federica Fundarò, Noemi Lopes, Annalisa Vetri e Giuseppe Zagami.
Sui risultati dell’accordo integrativo siciliano è intervenuto Luigi Tramonte, segretario regionale Fimmg. “Le Aft stanno finalmente diventando operative. A Palermo siamo partiti il primo luglio e, grazie ai sistemi informatici, stiamo imparando a condividere informazioni e a lavorare in squadra. Ma servono personale infermieristico e amministrativo, la cui presenza siamo riusciti a inserire nell’accordo regionale. Abbiamo ottenuto anche risultati economici, dall’estensione delle indennità ai colleghi aventi diritto alle maggiorazioni per chi opera nelle isole minori. Ora bisogna completare l’attuazione dell’accordo e recuperare il ritardo rispetto ad altre regioni”.
I lavori hanno approfondito l’applicazione del decreto ministeriale 77 del 2022, le Case della comunità, il ruolo unico e le differenti esperienze regionali, anche rispetto alle scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Una tavola rotonda, moderata da Carlo Curatola, Noemi Lopes e Salvatore Requirez, ha confrontato i modelli di assistenza di prossimità.
“Le aggregazioni territoriali devono favorire la condivisione di strumenti e percorsi assistenziali, mantenendo il rapporto diretto con i pazienti e migliorando l’accessibilità dei servizi e la gestione delle patologie croniche. Serve un’organizzazione che permetta di individuare i pazienti più fragili, programmare i controlli e condividere le informazioni cliniche tra i professionisti. Le Aft possono aiutarci a superare una gestione frammentata delle cure, ma occorrono personale dedicato e strumenti informatici che dialoghino tra loro”, ha sottolineato Lopes, medico di medicina generale, consigliera dell’Ordine dei medici di Palermo e vicesegretaria generale nazionale Fimmg.
Le sette sessioni scientifiche hanno affrontato depressione e dolore cronico, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), prevenzione vaccinale contro influenza, herpes zoster, pneumococco, papillomavirus umano (Hpv) e virus respiratorio sinciziale, sindrome cardionefrometabolica, diabete di tipo 2, colesterolo e rischio cardiovascolare, sarcopenia, trombosi venosa superficiale e profonda, malattia diverticolare e reflusso gastroesofageo. A completare il programma, laboratori pratici su dermatoscopia, ecografia, spirometria, cartella clinica informatizzata, telemedicina per il monitoraggio glicemico e tecniche di sutura.
Nell’ambito della sessione “La sindrome cardionefrometabolica: nuove opportunità terapeutiche”, Giovanni Merlino, medico di medicina generale, ha illustrato l’aggiornamento 2025 delle linee guida europee sulla gestione del colesterolo Ldl. Il trattamento, ha spiegato, “deve essere personalizzato in base al rischio cardiovascolare. Nei pazienti ad alto e altissimo rischio è fondamentale raggiungere tempestivamente gli obiettivi, associando più farmaci quando necessario. Dopo una sindrome coronarica acuta, il controllo del colesterolo Ldl a quattro-sei settimane permette di verificare l’efficacia della terapia e modificarla. Il medico di famiglia garantisce la continuità dei controlli e l’aderenza alle cure, mentre le aggregazioni territoriali possono organizzare richiami e una presa in carico continuativa”.
-foto ufficio stampa Ordine dei medici di Palermo-

(ITALPRESS).

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