Parolin all’Onu, la diplomazia tra pace, multilateralismo e disarmo

IPA88998249 - Eminence Cardinal Pietro Parolin Secretary of State of the Holy See speaks during General Debates on day 5 of UN General Assembly 81 at UN headquarters in New York, NY on September 26, 2026. (Photo by Lev Radin/Sipa USA)

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI)(ITALPRESS) – Pace, giustizia e verità come bussola della diplomazia, rifiuto della logica della forza, difesa del multilateralismo e soprattutto nessuna scelta di campo tra i nuovi blocchi che si stanno formando nel mondo. Nel discorso pronunciato all’Assemblea Generale dell’ONU sabato, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha delineato quella che può essere letta anche come una prima mappa della politica internazionale di Papa Leone XIV.

Parolin ha portato all’Assemblea i saluti del Pontefice e ha indicato proprio in “pace, giustizia e verità” le tre parole che Leone considera essenziali per la diplomazia, mettendo in guardia dal ritorno di una politica internazionale fondata sulla forza e riaffermando il ruolo delle istituzioni multilaterali. Una linea che il Papa ha ribadito anche nella sua visita all’UNESCO di Parigi, insistendo sulla cooperazione internazionale e sulla dignità umana. È forse qui la chiave politica del discorso.

La Santa Sede non sembra volersi collocare nel confronto tra Stati Uniti e Cina, né in quello tra Russia ed Europa. Cerca piuttosto di conservare uno spazio autonomo che le permetta di parlare con tutti. Non equidistanza rispetto alle violazioni del diritto internazionale, ma distanza dalla logica dei blocchi e dalla convinzione che sicurezza e pace possano essere garantite principalmente attraverso il riarmo.

Sull’Ucraina, Parolin ha chiesto il rispetto del diritto umanitario internazionale, ma soprattutto la fine delle ostilità e un ritorno alla diplomazia, sostenendo “ogni iniziativa” capace di arrivare a un cessate il fuoco “immediato, completo ed effettivo”. Non c’è dunque un’adesione alla tesi russa, ma neppure l’idea che la guerra possa trovare una soluzione soltanto sul campo militare.

Analoga la posizione sul Medio Oriente. La Santa Sede ha chiesto la fine delle violenze contro i civili palestinesi in Cisgiordania, denunciato la crisi umanitaria e le distruzioni a Gaza e ribadito la soluzione dei due Stati come strada verso una pace giusta e duratura.

Sul Golfo, dove il conflitto coinvolge interessi strategici ed energetici mondiali, l’appello è ancora una volta al negoziato e al dialogo. Parolin ha parlato anche direttamente all’America.

Sul Venezuela la Santa Sede chiede il ripristino dell’ordine democratico attraverso mezzi pacifici e inclusivi, nel rispetto della sovranità nazionale, dei diritti umani e delle libertà civili; nei rapporti tra Washington e Cuba invita invece entrambe le parti a un “dialogo sincero ed efficace” evitando azioni che aumentino le sofferenze della popolazione cubana.

C’è infine un terreno sul quale la diplomazia di Leone XIV sembra voler assumere un profilo particolarmente riconoscibile: tecnologia e intelligenza artificiale. L’innovazione non viene respinta, ma deve rimanere subordinata alla persona.

Sulle armi autonome, Parolin è stato netto: la decisione sull’uso della forza non può essere affidata a processi opachi o automatizzati e deve restare sotto un controllo umano effettivo e responsabile. Se questo discorso indica la direzione del pontificato, dunque, Leone XIV sembra cercare per la Santa Sede uno spazio tra le potenze più che accanto a una di esse: dialogare con Washington senza schierarsi contro Pechino, chiedere la pace in Ucraina senza adottare la narrativa di Mosca, sostenere l’Europa senza identificare la sicurezza con il riarmo.

Una diplomazia dell’equilibrio che punta sul multilateralismo proprio mentre le grandi potenze sembrano sempre più tentate dalla politica della forza.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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