In concorso a Venezia 83 “NAZA”, dai tetti di Tel Aviv alle bombe su Gaza

VENEZIA (ITALPRESS) – Mentre, nonostante le richieste reiterate di associazioni, la bandiera palestinese non svetta sul Palazzo del Cinema del Lido (ma quella israeliana sìà), a Venezia 83 è giunto il giorno di “NAZA”, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor prodotto da Jonathan Glazer e basato su un’inchiesta di The Guardian. Aggiunto in Concorso a pochi giorni dall’inizio della Mostra, “Naza” è una testimonianza diretta sulle strategie e sulle dinamiche che presiedono ai sistematici bombardamenti su Gaza dell’esercito israeliano, finalizzati ufficialmente all’eliminazione dei capi di Hamas ma nei fatti destinati a colpire anche i civili che si trovano nei loro paraggi. Il titolo del film fa riferimento proprio a questi incolpevoli civili palestinesi: come spiegano i due registi, infatti, “NAZA è un acronimo militare derivato da Nezek Agavi, ovvero “danno collaterale”, utilizzato in modo eufemistico dai servizi segreti israeliani per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo. Ciò dimostra che gran parte delle uccisioni di civili a Gaza è avvenuta in piena consapevolezza e non per errore, come alcuni hanno sostenuto”. 

Interamente girato sui tetti di Tel Aviv in riprese notturne durante le quali gli intervistati e le loro voci sono rese irriconoscibili digitalmente, il film si pone in ascolto delle testimonianze rilasciate da 24 ufficiali e soldati dei servizi segreti militari israeliani, tutti coinvolti nella sorveglianza o nell’uccisione a distanza di civili palestinesi a Gaza. I loro racconti, tutti già resi pubblici da The Guardian nel corso degli ultimi tre anni, rivelano le tecniche che sono alla base dei bombardamenti, a iniziare dal sistema di intercettazione che consente ai servizi segreti di entrare nei cellulari di ogni palestinese e attraverso loro ascoltare cosa si dice nelle loro case, vedere cosa accede e ovviamente localizzare con precisione la presenza di militanti di Hamas di ogni livello. Sulla base di ciò, un algoritmo determina gli obiettivi ritenuti strategici e guida i bombardamenti, affidando ai militari la responsabilità di decidere quanti NAZA siano sacrificabili per colpire un militante. Il computo, che spesso raggiunge cifre a due zeri, ci viene detto, dimostra come Israele stia uccidendo civili innocenti, prevalentemente donne, anziani e bambini, per portare a compimento il progetto di annientare Hamas. I soldati israeliani intervistati, spesso elementi delle elite militari alcuni dei quali con alto livello culturale e orientamento politico di sinistra, raccontano di interi quartieri rasi al suolo per colpire pochi militanti.

Il tutto è raccontato con stile da documentario d’inchiesta, diretto, agghiacciante a volte, testimonianza di una progressiva disumanizzazione della situazione: come sottolineano gli autori “Mentre negli ultimi tre anni riprendevamo di notte i membri dell’esercito israeliano sui tetti di Tel Aviv, ci siamo ritrovati a porci le stesse domande che si era posta la generazione dei nostri nonni e che sono state poste per tutto il XX secolo: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro gruppo? Come funzionano i meccanismi interni di un sistema del genere?“. Il film sarà distribuito in Italia da I Wonder.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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