CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) – La decarbonizzazione del trasporto marittimo in Italia richiede 36 miliardi di investimenti al 2050 nello scenario “Industry driven”. È quanto emerge dal rapporto “Decarbonizzare il mare, rafforzare l’Italia: trasporto marittimo, vettori energetici e porti, nuova competitività nel Mediterraneo”, realizzato da Teha Group in collaborazione con Edison e NextChem (Maire), i cui risultati vengono discussi al Forum di Cernobbio. Questo piano di investimenti, focalizzato sulle infrastrutture portuali e sulle filiere energetiche a monte, è in grado di attivare 105 miliardi di valore della produzione e generare 45 miliardi di valore aggiunto (pari a 1,24 volte l’impatto iniziale), di cui oltre la metà (51,4%) ricadrebbe nel Mezzogiorno. Al contrario, l’assenza di una strategia nazionale coordinata e dei necessari investimenti comporterebbe per l’Italia un rischio stimato di perdere circa 80 miliardi di valore aggiunto al 2050, oltre a causare 11,7 miliardi di costi sociali aggiuntivi legati alle emissioni nel periodo 2026-2050.
Il settore marittimo rappresenta oggi il 14% delle emissioni dei trasporti nell’UE-27 e il 7% in Italia, ma oltre il 95% delle flotte italiana ed europea viaggia ancora con combustibili tradizionali. Tuttavia, il cambiamento è già in corso: i carburanti alternativi costituiscono ormai il 51% del tonnellaggio navale attualmente ordinato a livello globale. Nello scenario delineato dal rapporto, i fuel alternativi arriveranno a coprire il 65,5% del mix energetico al 2050 (guidati dai biofuel al 50,7%, con una quota fossile al 34,5% dove il GNL manterrà un ruolo rilevante), consentendo una riduzione delle emissioni del 54% al 2050. L’Italia parte da una posizione di forte leadership: nel 2024 si è classificata al primo posto nell’UE per tonnellate movimentate nel trasporto a corto raggio (seconda nel Mediterraneo) e prima in Europa per passeggeri trasportati su traghetti, con 42,1 milioni di persone. Per mantenere questa competitività dinanzi alla concorrenza degli hub mediterranei, il Paese deve accelerare la trasformazione dei propri porti da semplici hub logistici a veri e propri snodi energetici e industriali.
“La possibilità di utilizzare tecnologie e combustibili già disponibili o progressivamente scalabili, come GNL e bio-GNL, rappresenta l’opportunità concreta per accelerare fin da subito la transizione del settore”, ha commentato Fabrizio Mattana, executive vice president Gas Assets di Edison, sottolineando l’impegno del gruppo anche su soluzioni future come idrogeno e biometanolo. Giovanni Sale, senior vice president Energy Transition Strategy di Nextchem, ha evidenziato come il metanolo si stia affermando come una delle soluzioni più concrete e che “ciò che serve ora è un supporto istituzionale capace di accelerare i processi autorizzativi e rendere più efficace l’accesso ai fondi strategici”. Come concluso da Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di Teha, la vera sfida per il sistema-Paese è “trasformare la decarbonizzazione del mare in una leva di politica industriale“, pena la perdita di centralità dell’Italia nel Mediterraneo.
– foto IPA Agency –
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