Fabregas, quando il calcio totale si arrende al catenaccio

Finalmente il campionato si è dato una mossa mentre i media si attardavano in uno stucchevole processo alle sfumate intenzioni di Infantino. E’ arrivato il Giuoco. E’ arrivato il Como di Fabregas, il presunto guardiolato che dà al Napoli una paradossale lezione di calcio all’Italiana riportandoci felicemente indietro di mezzo secolo. Quando il folber era spettacoloso – il più bello del mondo – e la piazza giornalistica di Milano proponeva un duello critico passato alla storia fra Gino Palumbo – firma del Corsera che accusava Rocco e Herrera di essere catenacciari – e Gianni Brera, leader del Giorno che inveiva contro i qualunquisti della scuola napoletana rappresentata da Luis Vinicio, in verità colpevole solo di volere un calcio nuovo introducendo al San Paolo appassionanti scampoli di calcio totale “all’olandese” e la “mossa” speciale del suo Brasile, il gioco e la difesa a Zona che scardinavano il dogma della italianissima marcatura a uomo. L’osservai ammirato pur senza condividerne le idee. Perchè già verso la fine dei Sessanta mi ero convertito al Catenaccio non tanto per l’influenza del mio maestro Brera ma perchè difesa e contropiede facevano vincere scudetti. Che il Napoli infatti conquistò affidandosi certo all’immensità di Maradona ma anche a Bianchi e Bigon che resero italianamente scaltro il Pibe de Oro.
Oggi, vuote chiacchiere a parte, procede il ritorno all’antico, come testimoniano anche la dominante Inter di Chivu – e Çalhanoglu – convincente anche a Cagliari, e la Lazio di Gattuso, un nome, una garanzia. Scusatemi se sto scrivendo di calcio, oggi interpretato e narrato soprattutto citando nomi esotici di pedatori che male gestiti – come il prodigioso Leao, mostro del contropiede – finiscono smilanati e spediti in Turchia.
Fabregas mi ha convinto già da tempo a seguirlo con curiosità perchè il suo Como – frutto fra l’altro di una gestione intelligente e produttiva come quella di De Laurentiis – raccoglieva intorno al talentuoso Nico Paz la miglior difesa del campionato. Non contento fino in fondo del risultato – che tuttavia gli ha aperto le porte della Champions – Cesc ha rivoltato e potenziato la difesa aggiungendo al valore dei giocatori e alla propria sapienza tattica un audace tocco di catenaccio: dopo il 2-1 firmato da Baturina e Douvikas, verso l’80’ ha difeso il vantaggio con nove giocatori in area, tutti funzionali nel bloccare gli azzurri, anche mettendoli in fuorigioco (come nel mancato gol finale di Lobotka). Innegabile il prezioso apporto del portiere Jean Butez, audace conservatore del vantaggio con parate strepitose e regista impeccabile, con Perrone, del copione ricevuto da Fabregas.

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