REGGIO EMILIA (ITALPRESS) – Beni per un valore complessivo di 37,2 milioni di euro sono stati confiscati a una nota imprenditrice emiliana, nei cui confronti è stata disposta anche la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata odierna dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in attuazione di un decreto della Corte d’Appello di Bologna che ha confermato integralmente le misure di prevenzione patrimoniali e personali disposte dal Tribunale felsineo nel novembre 2025.
Tra i beni confiscati figurano compendi aziendali di diverse società attive nel commercio di materie plastiche e ferro e nel settore immobiliare, oltre a complessi residenziali, denaro, preziosi, orologi di lusso e autovetture.
I beni sono risultati nella disponibilità dell’imprenditrice per valori ritenuti sproporzionati rispetto alle sue esigue fonti reddituali ufficiali. Il provvedimento è l’esito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia e condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, avviate nell’ambito di uno screening mirato all’individuazione di soggetti potenzialmente destinatari di misure di prevenzione patrimoniali ai sensi del Codice antimafia.
Gli accertamenti economico-patrimoniali hanno permesso di ricostruire la posizione dell’imprenditrice, al centro di una fitta rete societaria, e di documentare l’esistenza di un complesso di aziende formalmente intestate a prestanome, ma gestite di fatto dalla donna e dai suoi due figli.
Le società sarebbero state utilizzate per ottenere finanziamenti bancari, anche garantiti dallo Stato, le cui somme, una volta accreditate, sarebbero state sistematicamente distratte e destinate al nucleo familiare.
I beni erano già stati sequestrati nel luglio 2025 e sottoposti a confisca di primo grado nel febbraio scorso. In relazione ai numerosi reati commessi nel corso degli anni sull’intero territorio nazionale, per i quali ha riportato condanne definitive, l’imprenditrice è stata inquadrata nel profilo della “pericolosità sociale ordinaria”, riconducibile alla cosiddetta “delinquenza economica”.
-Foto ufficio stampa Guardia di Finanza-
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