BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – L’Unione europea ha ribadito il proprio “pieno sostegno” alla Corte penale internazionale (Cpi) dopo le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti nei confronti della sua presidente, la giapponese Tomoko Akane, e del sostituto procuratore, il magistrato senegalese Abdoulaye Seye. In un post congiunto su X, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, hanno sottolineato il “fermo sostegno” ad Akane.
“La Corte penale internazionale aiuta le vittime di alcuni dei crimini più atroci ad avere giustizia”, si legge nel post. Per questo motivo, hanno aggiunto Costa e von der Leyen, i magistrati dell’organismo devono poter lavorare “in modo indipendente e senza pressioni esterne”. Nella giornata di ieri, l’Ufficio per il controllo dei beni esteri (Ofac) del Dipartimento del Tesoro Usa ha aggiunto Akane e Seye alla lista delle persone soggette a sanzioni.
La decisione ha subito provocato la reazione del governo giapponese, che ha definito “deplorevoli” le misure imposte alla connazionale Akane. “Il Giappone ha sempre sostenuto il Cpi”, ribadisce una nota dell’esecutivo giapponese. Gli Stati Uniti non fanno parte dei Paesi che riconoscono la giurisdizione del Cpi.
I rapporti con l’organismo giudiziario hanno però subito un brusco peggioramento da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca per il suo secondo mandato presidenziale. Trump ha infatti firmato, già l’anno scorso, un ordine esecutivo che accusava la Corte di azioni illegittime contro Stati Uniti e Israele (altro Paese che non riconosce la giurisdizione del Cpi).
I punti di attrito erano in particolare il mandato d’arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e quello dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, ma anche un’indagine, autorizzata dal Cpi, che intendeva appurare se fossero stati commessi dei crimini di guerra in Afghanistan da parte delle truppe statunitensi.
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