A Milano i funerali di Don Mazzi, l’ultimo saluto sulle note di “Io vagabondo” / Video

MILANO (ITALPRESS) – Centinaia di persone hanno gremito questo pomeriggio la basilica di Sant’Ambrogio a Milano per i funerali di don Antonio Mazzi, educatore e fondatore di Exodus. Commozione e lacrime tra le tante persone presenti. Al momento del congedo, la bara è stata accompagnata da baci e parole di cordoglio; sopra il feretro, un fiore di girasole. Mentre la bara veniva caricata sul carro funebre, i giovani di Exodus hanno salutato il loro educatore sulle note di “Io vagabondo” dei Nomadi.

Presenti, tra gli altri, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, l’eurodeputato del Pd Giorgio Gori, il presidente del Torino Urbano Cairo, don Luigi Ciotti e Lele Mora.

“Come ho avuto già modo di dire lui era un vero educatore e sapeva fare questo mestiere. A volte era sopra le righe, a volte sembrava che pensasse un po’ alle cose sue, quasi fosse assente, ma in realtà era sempre uno che andava all’obiettivo”. Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala, arrivando ai funerali. “Era molto diretto – continua – e sapeva cosa fare per ottenere le cose, quindi un grande educatore che voleva un gran bene a tutti i suoi ragazzi e che con tanta fantasia trovava i modi giusti. Poi nei rapporti con la pubblica amministrazione era un osso duro. Quello che voleva alla fine lo otteneva, però tutti noi lo amavamo perché era una persona in buona fede e soprattutto che non mollava mai, 40 anni di Exodus sono un traguardo importantissimo”. “C’è già una richiesta da alcuni consiglieri che io appoggerò senz’altro per il Famedio per cui quello potrebbe essere una cosa. Però vorrei un attimo sentire anche le persone che gli sono state vicine per capire cosa suggeriscono e poi anche per capire come andrà avanti la sua missione di Exodus che ormai svolge un ruolo importantissimo. Quindi penso che, al di là di una memoria simbolica tipo il Famedio, per onorare Don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti”. 

“Nell’arco di questi anni abbiamo imparato che Dio non abita nei tabernacoli d’oro dobbiamo cercarlo nelle strade dove la gente lotta per sopravvivere. Il problema delle dipendenze è ancora più grave oggi. Mi pare di dire di lui che ha fatto davvero un grande percorso educativo. È stata la testimonianza cristiana che ha portato, evangelica, ma anche la responsabilità civile. Tre parole sono fondamentali nel Vangelo: speranza, giustizia, accoglienza. Lui ha testimoniato questo con Exodus. La nostra amicizia è stata saldare assieme la terra con il cielo”. Lo ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti.

“Don Mazzi ha interpretato il vero valore cristiano del perdono ed è sempre riuscito ad accompagnare coloro che sono caduti e metterli sulla retta via. È una persona a cui dobbiamo tanta riconoscenza e che ci dobbiamo sempre portare nel cuore”. Lo ha detto il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta.

“Era un uomo di grande generosità, di grande apertura mentale. Non si stupiva di nulla. Si dedicava tantissimo a chi aveva di meno e a chi aveva dei problemi. Però per lui i problemi erano situazioni che si potevano risolvere e le affrontava sempre con grande ottimismo”. Così il presidente del Torino, Urbano Cairo.

“Per me è come se fosse stato un secondo papà”. Così Lele Mora, al suo arrivo alla basilica di Sant’Ambrogio a Milano per i funerali di don Antonio Mazzi. “È stato una grande persona”, ha aggiunto.

– Foto col5/Italpress –
(ITALPRESS).

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