TRIESTE (ITALPRESS) – La Dirigente di Polizia Penitenziaria Annamaria Peragine, dopo un lungo percorso maturato presso la Casa Circondariale di Trieste, è stata nominata Esperto Nazionale presso il Desk italiano di Eurojust, (Eurojust, l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, è un centro unico con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, dove le autorità giudiziarie nazionali collaborano strettamente per combattere le gravi forme di criminalità organizzata transfrontaliera).
Come riporta il Corrierenazionale.net, la nomina ha rappresentato l’approdo di una carriera costruita attraverso anni di esperienza operativa, gestionale e investigativa. Dopo avere ricoperto gli incarichi di Vice Comandante, Comandante facente funzioni e successivamente Comandante titolare della Casa Circondariale di Trieste, la dirigente è stata destinata al comando dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) del capoluogo giuliano, incarico di assoluto rilievo nell’ambito dell’esecuzione penale esterna. Il suo percorso professionale ha poi conosciuto un’ulteriore e prestigiosa evoluzione con la nomina con questo, che è uno degli incarichi più qualificati nell’ambito della cooperazione giudiziaria penale internazionale, riservato a figure di elevata esperienza chiamate a rappresentare l’Italia all’interno dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.
Presso il Desk italiano di Eurojust, l’Esperto Nazionale collabora con magistrati e autorità di polizia dei diversi Stati membri, favorendo il coordinamento delle indagini e dei procedimenti penali relativi alle più gravi forme di criminalità transnazionale, tra cui terrorismo, criminalità organizzata, traffico internazionale di stupefacenti, tratta di esseri umani, riciclaggio di denaro e altre complesse fattispecie delittuose.
I dodici anni trascorsi presso la Casa Circondariale di Trieste hanno rappresentato una delle esperienze professionali più significative della carriera di Annamaria Peragine e sono ancora oggi ricordati con particolare apprezzamento dal personale in servizio. Nel corso del suo mandato, la dirigente ha saputo coniugare capacità organizzativa, autorevolezza istituzionale e una costante attenzione alle persone, promuovendo un modello di gestione improntato all’efficienza, alla collaborazione e alla valorizzazione delle professionalità. È stato soprattutto il rapporto instaurato con il personale a caratterizzare la sua esperienza triestina.
Gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria la ricordano ancora oggi come un Comandante sempre presente, vicino agli uomini e alle donne del Corpo, capace di ascoltare, confrontarsi e affrontare in prima persona le difficoltà del servizio quotidiano. Non si è limitata alla direzione amministrativa dell’istituto, ma ha condiviso costantemente la vita del reparto, instaurando un rapporto fondato sul rispetto reciproco, sulla fiducia e sulla collaborazione. Una leadership esercitata con equilibrio e autorevolezza che ha contribuito a creare un clima di forte coesione interna, ancora oggi ricordato da molti operatori come uno dei punti di forza della sua gestione.
Tra le iniziative che hanno maggiormente caratterizzato il suo periodo alla guida dell’istituto vi è stato il costante impegno nel promuovere l’immagine della Polizia Penitenziaria anche al di fuori delle mura del carcere. È stato infatti durante il suo comando che, per la prima volta nella storia della Barcolana di Trieste, la Polizia Penitenziaria ha partecipato con un proprio stand istituzionale accanto a quelli delle altre Forze dell’Ordine, consentendo a migliaia di cittadini e visitatori di conoscere più da vicino le funzioni, le competenze e il ruolo del Corpo. Un’iniziativa che ha rappresentato un importante momento di apertura verso il territorio e che ha contribuito a rafforzare il rapporto con la cittadinanza, valorizzando l’identità della Polizia Penitenziaria quale Forza di Polizia dello Stato a ordinamento civile.
Alla valorizzazione dell’immagine del Corpo si è affiancata anche una costante attenzione all’innovazione e alla sicurezza dell’istituto. Su iniziativa di Annamaria Peragine, infatti, la Casa Circondariale di Trieste è diventata il progetto pilota nazionale per l’installazione delle cosiddette “vele antidrone”, innovative reti di protezione poste a tutela dei punti più sensibili della struttura penitenziaria per contrastare il crescente fenomeno dell’introduzione illecita di telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri oggetti mediante l’utilizzo di droni. Una sperimentazione che ha rappresentato una delle prime risposte concrete a una minaccia sempre più diffusa negli istituti penitenziari italiani e che ha posto il carcere di Trieste all’avanguardia nell’adozione di nuove misure di sicurezza. Gli anni trascorsi a Trieste sono stati caratterizzati anche da una significativa crescita dell’attività di polizia giudiziaria.
Sotto la direzione di Annamaria Peragine sono state sviluppate numerose attività investigative, sia all’interno sia all’esterno dell’istituto penitenziario, che hanno portato a importanti risultati operativi e hanno contribuito a rafforzare il ruolo della Polizia Penitenziaria nel contrasto alla criminalità. Particolare rilievo ha assunto la scelta di valorizzare pienamente le competenze investigative del Corpo, affidando alla Polizia Penitenziaria attività che, fino ad allora, erano state prevalentemente demandate ad altre Forze di Polizia. Tale impostazione ha consentito di sviluppare importanti operazioni di polizia giudiziaria, dimostrando sul campo l’elevato livello di preparazione del personale e consolidando il ruolo del Reparto di Trieste quale punto di riferimento anche sotto il profilo investigativo.
– Fonte foto corrierenazionale.net –
(ITALPRESS).









