ROMA (ITALPRESS) – Rendiamo “onore alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente, seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all’indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l’indipendenza. Il percorso, il progresso che l’Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della seduta solenne di Camera e Senato per gli 80 anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente, alla presenza del presidente della Camera, Lorenzo Fontana; del presidente del Senato, Ignazio La Russa; del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Al suo arrivo il Capo dello Stato ha visitato la mostra “1946: nasce la Repubblica, l’Assemblea Costituente a Montecitorio”, allestita nella Sala della Lupa dove furono proclamati i risultati del referendum del 2 giugno per la scelta tra Monarchia e Repubblica, subito dopo il suo ingresso nell’Aula di Montecitorio dove Mattarella è stato accolto da un lungo applauso.
“Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946. Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra – ha ricordato -. Lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di ridare onore alla Patria con il Corpo Italiano di Liberazione e con gli oltre 600.000 militari internati in Germania, con il loro rifiuto di porsi al servizio dei nuovi invasori. Lo pagarono gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell’Italia e alla costruzione di una nuova società che non vedesse l’oppressione dell’uomo sull’uomo. Fu tutto questo che consentì alla Costituente di essere assemblea sovrana senza il tributo di una spartizione del governo dei suoi territori ad opera delle potenze alleate come sarebbe toccato, invece, ad altri Paesi dell’Asse, dove questo movimento non si manifestò. Una classe dirigente non compromessa col regime fascista – regime che aveva messo a rischio la stessa unità d’Italia – fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto“, ha aggiunto.
“Nonostante l’inettitudine manifestata dalla monarchia, l’Italia non era ‘terra di nessuno’. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini. Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia”. Mattarella ha poi ricordato i “martiri” del fascismo, passaggio accolto dall’Aula in piedi e da un lungo applauso. “Nel discorso di insediamento della Consulta, il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, per concludere che l’Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un’Europa pacificata e solidale”.
Poi la stesura della Costituzione dove si “affermavano i diritti sociali”. “I cinquecentotrentacinque uomini e le ventuno donne chiamate a far parte dell’Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l’invocato volto all’Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell’Italia e promosso il progresso del Paese. Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale”.
“Protagonista della Costituente fu il divenire della forma di democrazia del Novecento, fondata sui partiti e sulla visione del mondo di cui ciascuno di essi si presentava come interprete. E’, sotto questo profilo, ancora più apprezzabile il lavoro di sintesi compiuto nella redazione della Costituzione, il cui punto di partenza risiedeva proprio nel significato ‘costituente’ dell’opera. L’esperienza di ottant’anni ha mostrato la rilevanza di quella scelta: si affermavano i diritti sociali. La crisi di civiltà indotta dalle nefaste dittature novecentesche sollecitava una chiara presa di posizione: l’opzione per una Costituzione ‘personalista’, con il primato della persona rispetto allo Stato. Sarebbe stata una delle caratteristiche proprie alla Costituzione italiana quella di voler essere anche una carta di valori, di avviare un processo per la loro attuazione, con le norme definite programmatiche”. Mattarella ha evidenziato, inoltre, come una delle interpretazioni critiche del lavoro dell’Assemblea Costituente “tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica”.
“Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri. Al contrario, si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti. Aprendo i lavori della Costituente il presidente Saragat aveva esortato: ‘fate che il volto della Repubblica sia un volto umano’. Il volto e l’anima che abbiamo avuto consegnato – e che i cittadini sentono propri – è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi. Viva la Repubblica, viva la Costituzione”, ha concluso il capo dello Stato.
-Foto ufficio stampa Quirinale-
(ITALPRESS).









