Depositate le candidature di Abete e Malagò alla presidenza Figc

ROMA (ITALPRESS) – Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato la candidatura alla presidenza della Figc corredata dai rispettivi programmi entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 40 giorni prima dell’Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 giugno (ore 8.30 in prima convocazione, 11 in seconda convocazione) presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel. La candidatura di Abete è stata sottoscritta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò dalla Lega Calcio Serie A. La candidatura presentata dall’avvocato Renato Miele, invece, non è stata accolta. Non è stata ritenuta “ammissibile, ai sensi dell’articolo 24, comma 5 dello Statuto Federale in quanto priva del necessario accredito da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di almeno una Lega o una componente tecnica”.

Per quanto riguarda le candidature alla carica di consigliere federale, sono state avanzate quelle di: Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini, Giuseppe Marotta (in rappresentanza della Lega Calcio Serie A); Antonio Gozzi (Lega Serie B); Giulio Gallazzi, Donato Macchia (Lega Pro); Daniele Ortolano, Ilaria Bazzerla, Sergio Pedrazzini, Giacomo Fantazzini, Giuliana Tambaro (Lega Dilettanti); Davide Biondini, Sara Gama, Valerio Bernardi, Umberto Calcagno (Atleti, professionisti e dilettanti); Giancarlo Camolese, Silvia Citta (Tecnici, professionisti e dilettanti).

IL PROGRAMMA DI MALAGÒ “FEDERCALCIO GARANTE CHE NON INVADE AUTONOMIA LEGA A”

Sostenibilità del sistema, competitività delle Nazionali, giovani e formazione, infrastrutture e territori, integrità e trasparenza, unità e condivisione. Sono questi i punti del programma del candidato alla presidenza Figc, Giovanni Malagò, secondo il quale la “Federazione deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruolo di garante dell’interesse generale”. Ampio spazio al tema della Nazionale: “Quando la filiera si interrompe – si legge -, la selezione tecnica è costretta a lavorare su una base più stretta, con margini ridotti e maggiore dipendenza dal ciclo favorevole di singole generazioni. Il profilo delle rappresentative italiane conferma il peso sportivo e mediatico del Club Italia. Nella stagione 2023-2024 le venti Nazionali hanno disputato 226 partite, generando oltre 122 milioni di ascolti televisivi in Italia e una audience mondiale stimata in 2,2 miliardi. Questo patrimonio va trattato come un asset strategico del sistema calcio, non soltanto come un calendario di competizioni. Il primo obiettivo è ricostruire continuità tecnica tra attività giovanile, Club e Nazionali”.

Secondo Malagò in particolare “Coverciano deve diventare ancora di più il centro di elaborazione metodologica del calcio italiano: scouting, match analysis, preparazione atletica, medicina sportiva, psicologia della performance, dati e formazione degli staff devono essere integrati in un modello riconoscibile. Non si tratta di imporre un modulo o una scuola unica, ma di creare un linguaggio comune e una capacità di confronto costante tra Federazione e club. La seconda priorità è proteggere il talento italiano nella fase critica di transizione verso il calcio adulto”.

“L’indipendenza dell’Aia è un principio essenziale della credibilità sportiva. Il sistema arbitrale deve poter operare in autonomia, con standard tecnici elevati, formazione continua e strumenti adeguati alla complessità del calcio contemporaneo. La Federazione deve essere garante di questa indipendenza e, al tempo stesso, promotrice delle condizioni che consentano agli arbitri di svolgere la propria funzione con autorevolezza e indipendenza – si legge -. Il calcio moderno ha aumentato il livello di esposizione degli arbitri. La tecnologia ha ridotto alcune aree di errore, ma ha anche moltiplicato aspettative, analisi pubbliche e tensioni comunicative. Var, goal-line technology, comunicazione audio, procedure di revisione e uniformità interpretativa richiedono investimenti continui e un rapporto più maturo tra componente arbitrale, club, media e tifosi”.

Secondo Malagò “la Presidenza federale dovrà difendere l’indipendenza dell’Aia come valore non negoziabile e lavorare perché l’arbitro torni a essere percepito come parte del gioco, non come controparte, nell’ambito di un processo finalizzato a migliorare la professionalità dell’arbitro”, spiega il programma dell’ex numero 1 del Coni.

“La recente nomina da parte del Governo di una figura commissariale dedicata all’accelerazione dei processi legati agli impianti sportivi, apre una nuova fase che il calcio italiano deve essere pronto a cogliere con spirito di collaborazione istituzionale e visione sistemica. In questo scenario, la Figc dovrà assumere un ruolo attivo di collaborazione e interlocuzione permanente con il Commissario governativo, contribuendo a costruire un percorso condiviso finalizzato alla modernizzazione infrastrutturale del calcio italiano, con un impegno specifico nell’ottenere risorse economiche anche da soggetti privati dedicati a questa finalità, purché forniscano garanzie su tempi, modi e modalità”.

“Il programma federale non deve essere una somma di promesse rivolte a singole componenti. Deve essere un patto. Un patto tra professionismo e dilettantismo, tra vertice e base, tra club e calciatori, tra allenatori e arbitri, tra calcio maschile e femminile, nella consapevolezza che il Calcio è uno e deve rappresentare il fulcro dell’attività federale. La Presidenza federale dovrà esercitare una funzione di equilibrio e di impulso. Equilibrio, perché il sistema calcio è complesso e nessuna componente può essere ignorata. Impulso, perché senza una direzione chiara il rischio è restare prigionieri dell’emergenza quotidiana. La nuova fase dovrà fondarsi su obiettivi concreti: Nazionali competitive, club sostenibili, giovani valorizzati, impianti moderni, regole credibili, formazione qualificata, semplificazione per la base, risorse più eque. Il nuovo percorso non dovrà assumere toni divisivi”, si legge.

Secondo Malagò “il calcio italiano ha ancora energie straordinarie. Ha storia, competenze, pubblico, società, tecnici, dirigenti, arbitri, calciatori e territori. Queste energie vanno ricomposte in una visione comune. La Figc è e deve essere la casa di tutto il calcio italiano: una casa esigente nelle regole, vicina nei servizi, forte nelle istituzioni e ambiziosa nel futuro come avvenuto con successo in altre federazioni sportive”, si legge.

IL PROGRAMMA DI ABETE “PRESIDENTE NON SIA PIÙ RESPONSABILE CLUB ITALIA”

“Ritengo che sia giunto il momento in cui il responsabile del Club Italia non sia più il Presidente Federale o comunque un soggetto politico riconducibile al Consiglio Federale, ma siano dirigenti manager del mondo del calcio, non finalizzati a logiche di tutela di rappresentanza e interessi sindacali, ma in grado di individuare all’interno di un budget determinato fissato dal Consiglio Federale delle politiche di sviluppo in area tecnica che consentano – con capacità di incidere nell’ambito delle politiche dei Settori – di fare un salto di qualità e di cambio rotta, relativamente a riti che si sono ripetuti da anni e che sono solo collegati ad un equilibrio di interessi da parte delle Componenti federali”. Lo scrive il candidato alla presidenza della Figc, Giancarlo Abete, nel programma a corredo della sua candidatura. La relazione del numero 1 della Lnd si apre sottolineando che “tutte le componenti del calcio devono gratitudine a Gravina per l’impegno portato avanti nella sua qualità di presidente della Federazione”.

“Con questo quadro normativo, al di là della qualità del presidente eletto, risulta difficile operare nell’interesse dell’intero sistema calcio in assenza di una capacità di sintesi. La Lega di Serie A in esito all’Assemblea dello Statuto ha visto riconosciuta la titolarità a bloccare qualsiasi norma che riguardi la propria Lega senza condivisione da parte della Lega stessa – si legge -. Ciò di fatto ha reso impossibile per la Federazione qualsiasi intervento normativo sulla Componente di vertice del proprio sistema. Nello spirito e nell’auspicio che la capacità delle persone riuscisse a superare i diritti di veto specifici, il presidente Gravina in occasione dei lavori finalizzati alla preparazione dell’Assemblea propose di dare tali titolarità anche alla Lega di B, alla Lega Pro e alla Lega Dilettanti”, aggiunge Abete, spiegando che “su intervento del sottoscritto, in qualità di presidente della Lega Nazionale Dilettanti, con la responsabile adesione da parte del presidente della Lega di B e della Lega Pro, le Componenti in oggetto hanno rinunciato ad acquisire tale titolarità al fine di evitare il blocco totale di qualsivoglia attività all’interno del Consiglio Federale”.

Abete offre quindi tre considerazioni: “il prevalere della tutela degli interessi delle singole Componenti rispetto al ruolo di mediazione e di sintesi della Federazione; l’impossibilità a causa delle norme ancora vigenti di favorire, pur nel rispetto delle singole Componenti, un processo di adeguamento del sistema calcio italiano alle esigenze e alle necessità che nel tempo sono intervenute” e infine “la difficoltà del presidente federale di procedere per i livelli di blocco decisionali esistenti, avendo soltanto come patrimonio da valorizzare la moral suasion nei confronti delle stesse”.

“La Federazione dovrà operare per rispettare l’impegno assunto con la Lega Pro per il finanziamento della Riforma Zola, che costituisce opportunità da sviluppare per la crescita dei vivai e per la nascita di giovani talenti selezionabili per le squadre nazionali. I pilastri della Riforma Zola, crescita delle premialità per l’utilizzo di ragazzi provenienti del proprio settore giovanile, il miglioramento degli impianti e il riconoscimento del lavoro dei formatori, sono pienamente condivisi”

“Nel rispetto del percorso sportivo e degli investimenti economici fatti da tanti club che sono approdati al professionismo, occorre seriamente individuare dei parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata, senza facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito, di giungere a un ridimensionamento dell’area professionistica per il quale già la Federazione aveva presentato, pochi mesi orsono, una prima ipotesi di lavoro. È evidente, nel riprendere le riflessioni circa le difficolta di dar luogo a un progetto di riforma dei campionati, un dato oggettivo. I club professionistici inglesi sono 92, quelli tedeschi 56, gli spagnoli 42 e i francesi 36″, si legge nel documento.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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