ROMA (ITALPRESS) – Di Brando Costa, commis di Stato, collaboratore del ministro degli Esteri italiano, rapito in Afghanistan da una banda di Isis K mentre è in corso l’evacuazione dall’aeroporto di Kabul, si sono perse le tracce: è un uomo sospeso nel vuoto, prigioniero di un amnesia dissociativa, regalo di uno scontro a fuoco, e di Namatullah capo banda e suo rapitore non decide di riprenderselo per farci bei soldi proponendone il riscatto ai suoi connazionali italiani. Un rapimento lungo l’autostrada del Jihad, un nastro di morte che da Peshawar-Kabul in 2500 km plana fino a Damasco in Siria tra mille pericoli. Qui Namatullah scopre il monastero di Hammam Abu Rabah, fondato dalle suore trappiste di madre Benedetta trasformato in prigione dalla cellula terroristica ISIS-K. L’incontro tra Brando e la Superiora che affronta la barbarie con la forza della preghiera e della stabilità conosce, nei giorni di una strana e convulsa prigionia, la nascita di una sincera simpatia. È la storia al centro di “Rapiti – Dalla Siria di Paolo alla Roma di Pietro”, scritto da Tonino Bettanini ed edito da Sagep.
Mentre il mondo gioca una partita a scacchi tra servizi segreti, Mossad e diplomazia vellutata, Brando deve ricostruire i pezzi della propria identità in un viaggio salvifico che lo porta assieme alle monache a Roma. Ma qui nell’ultima tappa di questa Odissea comincia una nuova avventura, che gli ex-ostaggi dovranno concludere incontrando il Papa.
“Rapiti” fotografa una fase quasi terminale della guerra civile siriana, occasione narrativa per ritrovare le radici dimenticate e rimosse del cristianesimo di oriente. Tonino Bettanini, dopo “Contro tutte le paure”,”Bruxelles, la pelouse des Anglais”, L’icona di San Pietroburgo” e “L’impermeabile di Kabul” conclude il periplo di Brando Costa, commis di Stato, con “Rapiti”, tornando nella città eterna da dove era partito al seguito di Giovanni Falcone nella sua prima avventura (“Contro tutte le paure”). “Rapiti” si ispira alla vera storia di una comunità di monache trappiste italiane provenienti dal monastero di Valserena (Pisa) che dal 2005 vive in Siria e ha fondato un monastero ad Azeir, vicino al confine libanese. Il loro intento: testimoniare pace e speranza in una zona di guerra.
– Foto Sagep Editori –
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