Waltz all’Onu: la risoluzione per Hormuz, diritto internazionale e… Cuba / Video

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Gli Stati Uniti e i Paesi arabi del Golfo accelerano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla crisi dello Stretto di Hormuz, presentando una nuova bozza di risoluzione che punta a costringere l’Iran a riaprire pienamente una delle rotte marittime più strategiche del mondo. La proposta è stata illustrata al Palazzo di Vetro durante uno stakeout congiunto dall’ambasciatore americano Mike Waltz insieme agli ambasciatori di Bahrain, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi del Golfo, tutti schierati a sostegno del testo. Assente ovviamente l’Iran. La risoluzione, secondo quanto spiegato dai diplomatici, chiede a Teheran di fermare gli attacchi contro le navi commerciali, cessare l’imposizione di pedaggi nello Stretto e rivelare la posizione delle mine marine collocate nelle acque della regione. Waltz ha insistito sul fatto che il testo sia “perfettamente in linea con il diritto internazionale” e ha cercato di presentarlo come una misura pragmatica, più limitata rispetto alla precedente iniziativa americana bloccata da Russia e Cina.

“Nessuno si oppose alla risoluzione 2817”, ha ricordato, riferendosi al testo approvato nei mesi scorsi che condannava gli attacchi iraniani contro infrastrutture civili e raccolse 136 co-sponsor all’ONU. “Non si possono disseminare indiscriminatamente mine marine negli oceani solo perché si ha un disaccordo con un’altra parte”, ha detto. “Non si può trasformare lo Stretto di Malacca, Gibilterra o Hormuz in una fonte di reddito facendo pagare il resto del mondo”. Secondo gli Stati Uniti, la crisi non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma la stabilità dell’economia globale, dalle catene di approvvigionamento ai prezzi dell’energia e del cibo. Nel testo della risoluzione viene infatti sottolineato anche l’impatto umanitario della crisi, soprattutto per Africa e Asia. “Le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie chiedono che gli aiuti salvavita possano transitare”, ha osservato Waltz. “Chi potrebbe opporsi a questo?”. Ma il percorso diplomatico appare tutt’altro che semplice. Diplomatici russi hanno già lasciato intendere che Mosca difficilmente sosterrà la risoluzione nella sua forma attuale, accusando Washington di ignorare “le radici del conflitto” e di voler utilizzare il Consiglio di Sicurezza come strumento di pressione contro Teheran. Anche la Cina mantiene forti riserve, come già accaduto con la precedente proposta americana bloccata dal veto russo-cinese.

Lo scenario di un nuovo stallo al Consiglio resta quindi concreto. Dopo lo stakeout, gli ambasciatori del Golfo hanno lasciato rapidamente l’area senza accettare domande, suscitando la delusione dei giornalisti presenti. A sorpresa, però, Waltz si è fermato pochi metri più avanti e ha deciso di rispondere direttamente ai reporter. Tra le domande, anche quella di Italpress sul tema del diritto internazionale del mare: se gli Stati Uniti insistono sul principio della libertà di navigazione a Hormuz, perché non riconoscono le accuse di Cuba che da anni parla di un “blocco” economico e commerciale americano? La risposta di Waltz è stata immediata: “Fake news”. “Cuba è libera e lo è sempre stata di commerciare con qualsiasi Paese voglia”, ha dichiarato. “Ci sono navi che partono ogni giorno da New Orleans e dalla Florida con medicine, cibo e carburante. Esistono numerose esenzioni, anche per il carburante”.

L’ambasciatore ha poi aggiunto che “parlare di blocco significherebbe parlare di un’azione militare contro Cuba, ed è falso”. Waltz ha anche difeso la scelta di portare la questione al Consiglio di Sicurezza mentre il Pakistan continua una mediazione parallela con Teheran sul dossier nucleare iraniano. “Anche se si raggiungesse un accordo sul nucleare domani”, ha spiegato, “resterebbe comunque il problema delle mine marine iraniane negli oceani”. Per Washington, quindi, la risoluzione punta a stabilire un principio più ampio: che nessun Paese possa utilizzare rotte marittime internazionali come strumento di pressione politica o economica. Resta ora da capire se il Consiglio di Sicurezza riuscirà davvero a trovare un consenso o se la crisi di Hormuz finirà per trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro geopolitico tra Stati Uniti, Russia e Cina.

– foto xo9/Italpress –

(ITALPRESS).

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