ROMA (ITALPRESS) – La visita di Abdulhamid Dabaiba a Roma e l’incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “confermano l’approccio europeo alla Libia incentrato sulla gestione dei rischi immediati – energia, migrazione, sicurezza e controllo delle frontiere – piuttosto che sulla costruzione di uno Stato stabile e legittimo”. È quanto ha spiegato l’analista libico Ahmed Zaher, intervistato dall’Italpress.
“I principali dossier affrontati non hanno riguardato la ricostruzione dello Stato libico o la soluzione della crisi di legittimità e frammentazione istituzionale che il Paese vive dal 2011”, dichiara Zaher. “Si sono concentrati su energia, migrazione, controllo delle frontiere, sicurezza e cooperazione operativa. Questo rivela con chiarezza la natura dell’attuale approccio europeo: gestire i rischi più che affrontarne le cause strutturali”.
Secondo l’analista, questa impostazione genera una contraddizione di fondo. “Le stesse politiche pensate per proteggere l’Europa rischiano, nel lungo periodo, di aumentarne la vulnerabilità strategica. Per anni l’Europa ha investito enormi risorse nel contenimento dei flussi migratori e nella cooperazione di sicurezza, senza però sostenere con la stessa intensità la costruzione di uno Stato sovrano e istituzionalmente integrato. Si è così consolidata una ‘stabilità funzionale’, capace di ridurre temporaneamente i conflitti e mantenere aperti i canali energetici, ma incapace di produrre istituzioni legittime e sostenibili”.
Il risultato, sottolinea l’esperto, è una Libia fragile, frammentata e permeabile alle interferenze esterne. “Anche la crescente presenza russa in Libia si è inserita dentro questo vuoto strategico prodotto da anni di gestione della crisi più che dalla sua soluzione”. Zaher richiama inoltre l’attenzione sui rischi legati ai traffici illeciti. “Le recenti notizie sul sequestro di una gigantesca spedizione di cocaina, stimata tra le 35 e le 40 tonnellate, lungo una rotta collegata alla Libia orientale, mostrano come uno Stato debole possa trasformarsi in uno spazio vulnerabile alle reti criminali transnazionali, con impatto diretto sulla sicurezza del Mediterraneo e dell’Europa”. Sul fronte energetico, pilastro della presenza italiana in Libia, la situazione appare precaria. “Le esportazioni di gas libico verso l’Italia sono progressivamente diminuite negli ultimi anni, mentre il gasdotto GreenStream opera molto al di sotto della sua capacità”, afferma l’analista. “Questo declino è legato all’aumento della domanda interna, alle debolezze infrastrutturali, al depauperamento dei giacimenti e all’instabilità politica. Anche i nuovi investimenti non rappresentano solo espansione produttiva, ma un tentativo di compensare un deterioramento strutturale”.
Per Ahmed Zaher il nodo centrale resta politico-istituzionale. “Il problema della Libia non è la mancanza di iniziative o di formati negoziali, ma una struttura politica che continua a riprodurre la crisi attraverso ogni tentativo di gestirla. Coordinare centri di potere non significa costruire istituzioni statali. Una stabilità fondata soltanto sulla gestione degli equilibri può contenere temporaneamente il caos, ma non produce uno Stato sovrano né un partner affidabile. Al contrario, rischia di trasformare la fragilità libica in una vulnerabilità permanente anche per l’Europa”.
– foto Ahmed Zaher –
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