Alla Camera la relazione annuale dell’Anac: “Fenomeno della corruzione più insidioso e sfuggente”

Busia

ROMA (ITALPRESS) – Il fenomeno” della corruzione “si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica. Non più soltanto le tradizionali tangenti, ma una costellazione di condotte subdole: dalle consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alla distrazione dei fondi dell’Unione (in crescita del 35% lo scorso anno, secondo la Procura europea). A volte, arriva addirittura a lambire i livelli istituzionali più alti: non si limita a violare le regole, ma punta a riscriverle, privatizzando la sovranità”. E’ quanto si legge nella relazione annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, illustrata dal presidente Giuseppe Busìa alla Camera. “Alcune scelte del governo statunitense, a partire dalla temporanea sospensione della legge sulle pratiche corruttive estere, hanno rappresentato un preoccupante arretramento”, ha aggiunto Busìa.

“E’ proprio di fronte a queste sfide che l’Unione europea può e deve mantenere la direzione di marcia, dando prova di essere diventata adulta: non più solo spazio di cooperazione economica, ma anche luogo di tutela dei diritti e delle libertà”. Il presidente dell’Anac ha ricordato che “un passo decisivo in questa direzione è stato finalmente compiuto il 26 marzo 2026, con l’approvazione, da parte del Parlamento europeo, della nuova Direttiva anticorruzione, ora attesa al voto del Consiglio, che speriamo rapido, al pari del suo recepimento. Un testo meno ambizioso di quello iniziale ma, comunque, un presidio sicuro contro le troppe tentazioni di involuzione da parte degli Stati membri. E, insieme, uno strumento potente, non solo per favorire la concorrenza leale ed attrarre investimenti internazionali, ma anche per riaffermare l’integrità come fondamento irrinunciabile delle democrazie europee”.

PER L’ANAC VUOTI DI TUTELA CON ABROGAZIONE REATO ABUSO UFFICIO

“L’Anac ha segnalato i vuoti di tutela che avrebbero lasciato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il parallelo ridimensionamento del traffico di influenze illecite. Per compensare l’arretramento del diritto penale, si sarebbero dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo, è avvenuto il contrario. Una serie di modifiche puntuali hanno fatto venir meno i limiti al passaggio diretto dalle cariche politiche, verso quelle nelle società partecipate e i vertici dell’amministrazione, sia a livello locale che regionale con il rischio, fra l’altro, di incentivare la nascita di nuove società partecipate non funzionali all’interesse pubblico. Parallelamente si è indebolita, con scelte disomogenee, la disciplina sulle incompatibilità successive per i dipendenti pubblici, che avrebbe invece richiesto, come da noi segnalato, un intervento deciso per garantirne l’effettiva applicabilità, soprattutto nei confronti dei gruppi societari più influenti”, ha aggiunto.

“Da ultimo, si sono introdotti disallineamenti tra le diverse ipotesi di incompatibilità, mettendo in discussione la stessa separazione tra funzioni politiche e funzioni gestionali, tra chi controlla e chi è controllato”. Il presidente dell’Anac ha chiarito che “non si vuole un inasprimento generalizzato di divieti e limiti. Anzi, in alcuni casi siamo stati noi a chiedere disposizioni più flessibili e sanzioni più proporzionate. Occorre, però, preservare un sistema di garanzie in linea con gli standard europei, dentro un disegno unitario e un’architettura solida e lungimirante. Anche per questo, auspichiamo che il recepimento della Direttiva anticorruzione sia l’occasione per ripensare almeno alcune delle scelte normative effettuate”.

SUL PNRR “FORSE FATTO MENO DI QUANTO AVREMMO POTUTO OTTENERE”

Sul Pnrr “è stato fatto moltissimo, ma forse meno di quanto avremmo potuto ottenere. Peccato, in particolare, non aver ancora interiorizzato il metodo di definizione condivisa e sostegno agli obiettivi di lungo periodo, che avrebbe dovuto caratterizzare tale cammino, superando divisioni e cicli politici. Dovremo abituarci a farlo adesso, in un contesto più difficile, sulla base degli analoghi criteri adottati dal nuovo Patto di stabilità europeo: non per spendere risorse straordinarie, ma per risparmiarne o, almeno, per usare in modo accorto quelle esistenti. Solo così, infatti, e ancorando stabilmente i progetti del Piano agli altri strumenti finanziari europei e nazionali, quanto avviato potrà trovare continuità, creare vera capacità amministrativa, servizi migliori nel tempo, valore permanente per i cittadini”, ha aggiunto Busìa. “Sugli investimenti Pnrr abbiamo vigilato affinché le norme emergenziali non diventassero scorciatoie pericolose, e denunciato i ritardi – troppi – della fase attuativa: sospensioni illegittime, tempi disallineati, progettazioni carenti”, ha sottolineato.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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