ROMA (ITALPRESS) – “L’accordo con l’Ucraina per i droni è molto interessante anche dal punto di vista industriale perché questi anni di guerra hanno creato un mondo nuovo, cambiando l’idea di drone, soprattutto quelli più piccoli. In questa fascia l’intesa porterà in Italia conoscenze che non abbiamo”. Spiega Giuseppe Cossiga, presidente della federazione delle imprese di aerospazio, difesa e sicurezza (Aiad), in una intervista al quotidiano Il Foglio.
“Dietro la parola drone – risponde il presidente di Aiad – si celano cose molto diverse. Da quelli molto piccoli utilizzati in Ucraina, ai droni kamikaze da 200 chilogrammi che sono missili a elica utilizzati moltissimo dai russi e dagli iraniani, fino ai droni più grandi da ricognizione e attacco che sono in sostanza dei piccoli aerei pilotati da remoto. A questi modelli si aggiungeranno presto i loayal wingman, dei veri compagni di battaglia degli aerei da guerra che saranno guidati dall’Ai attraverso le informazioni raccolte da diversi sensori. Potranno svolgere delle missioni al posto dell’aereo principale, proteggendolo da minacce che vengono da terra o combattendo in modo automatizzato contro i caccia nemici. E’ qualcosa di estremamente avanzato, previsto da progetti come il Gcap (l’aereo da guerra di sesta generazione a cui lavorano Italia, Regno Unito e Giappone, ndr)”.
Tornando a quanto invece accade già oggi Cossiga spiega: “In Italia nel campo dei droni medi ci sono stati dei tentativi da parte di Leonardo, ma la produzione per le forze armate è molto bassa. Per i droni kamikaze le aziende che si occupano di missili hanno sviluppato dei loro prodotti. Mentre sui più piccoli abbiamo quattro/cinque aziende che hanno prodotti validi, che piacciono all’esercito, ma hanno una produzione che è ancora amatoriale”.
In sintesi, conclude il presidente di Aiad: “Abbiamo molte belle idee e diversi accordi ma siamo ancora a una fase embrionale. La stessa intesa tra Leonardo e la turca Baykar, che ricordiamo è proprietaria di Piaggio in Italia, ancora non ha ancora creato produzioni in Italia”. Tornando invece al Gcap, il numero uno delle imprese della Difesa afferma: “Il nostro è un progetto serio, a cui lavorano gran parte delle nostre aziende gioiello: Leonardo, Avio Aero, MBDA, Elettronica. Una cosa è certa – risponde il presidente di Aiad – l’Europa non può permettersi due sistemi di combattimento aereo di sesta generazione. Già realizzarne uno di livello adeguato è una sfida”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).









