Ha parlato Rino Gattuso. “E’ la partita più importante della mia carriera, mi gioco tanto. Sono giovane e ho un Paese sulle mie spalle. Sono sette mesi che tutti i giorni mi sento dire “mister portaci al Mondiale”. La pressione c’è ma è una pressione a cui sono abituato da tantissimi anni”. L’ho ascoltato sorridendo. M’è tornato in mente Montanelli che nei lontani Cinquanta raccontò di quelli che andavano dal Re, dal Duce, dal presidente Einaudi – lo fece Mussolini e dopo la Liberazione lo ribadì Ferruccio Parri – portandosi l’Italia sulle spalle (o altrove). Ma ha ragione, sono con lui e non lo disturbo. Ha parlato serenissimo – Dio l’aiuti – e subito dopo un giornalista (?) ha detto: “Lo giudicheremo dopo la partita!”. E’ un triste modo di dire molto ascoltato, in questi giorni, al quale mi oppongo con fermezza. Sarà giudicato? Da chi? Da qualche criticonzo che galleggia nell’azzurro mar da decenni, impunito, perseverante mozzo della scombussolata navicella italiana? O da quelle signorinelle che parlano di Irlanda del Nord-Italia come se fosse una sfilata di Dolce & Gabbana? Noi, sempre, campioni d’incompetenza e disfattismo. Dice una – vocetta carina – che ce la faremo perchè “l’Irlanda del Nord tira solo dei calcioni, mentre noi…”. Sa cosa ci dico io? Che il 15 gennaio del 1958, nell’odiosa Belfast (ci son tornato con la Juve, in Coppa dei Campioni, un inferno di armati fino ai denti) l’Irlanda del Nord ci sconfisse 2-1 in una partita di spareggio e ci vietò di andare al Mondiale di Svezia che vidi in tv solo perchè c’era Pelè. Io mi sono divertito per anni a usare i film per titolare i pezzi e nei primi anni d’attività mi son servito dell’intera produzione di Andrè Cayatte – famoso regista francese dei Cinquanta – per cominciare a raccontare le avventure della Nazionale. In quel ’58 diventai giornalista e fui subito colpito dalla notizia-bomba: l’Italia esclusa dal Mondiale. Commento di Vittorio Pozzo per La Stampa: “Una Nazionale irrazionale che non ha tenuto il ritmo degli avversari”. Commento di Brera: “Foni è un pirla. Ha sempre vinto con l’Inter facendo catenaccio, s’è fatto qualunquista e ha affrontato l’Irlanda con quattro punte”. E che punte. Finì 2-1: gol di McIlroy e Cush, e uno per gli azzurri, di Da Costa. Un italiano brasiliano. Ghiggia invece era uruguagio come Schiaffino, poi Montuori, bomber argentino. Chiesi di Bean, un altro goleador, al mio amico Pivatelli, puntero di qualità che c’era, a Belfast: “Xe veneto anca lu”. Ma secondo moda del tempo (stranieri oriundi a gogò) Foni aveva messo insieme lo squadrone della disfatta. Il pres del Coni, Giulio Onesti, s’indignò e disse a Rizzoli, Mondadori, Agnelli, Lauro, Dall’Ara: “Ricchi scemi”. Io titolai – da Cayatte – “Giustizia è fatta”. Ma col tempo conobbi meglio la mia categoria. L’aria del tempo avevano cancellato i “duceschi” mondiali di pizzo, ’34 e ’38. Tanti anni dopo, altri disfattisti guidati da Belle Gioie, mal digerito il Mondiale dell’82 infangarono anche il titolo del 2006. E l’Europeo del 2021? Covid. Due volte fuori dai Mondiali? Semplice. Titolo di Cayatte: “Siamo tutti assassini”. Dice Gattuso: “Per vincere servono testa e gambe, loro fanno pochissime cose ma credono tantissimo in quello che fanno”. Loro. Rino, vai e vinci, se puoi. Certo lo vuoi. Stiamo insieme fino in fondo. Nessuno ti può giudicare.
Gattuso, vai e vinci. Nessuno ti può giudicare
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