
di Stefano Vaccara
NEW YORK (ITALPRESS) – Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è consumato uno dei confronti diplomatici più tesi degli ultimi anni, dopo l’attacco militare lanciato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la successiva risposta di Teheran contro obiettivi americani e alleati nella regione. Nel pomeriggio al Palazzo di Vetro, davanti ai quindici membri del Consiglio, si sono susseguiti interventi durissimi, accuse reciproche e uno scontro diretto tra Washington e Teheran che ha mostrato tutta la profondità della crisi.
Ad aprire il dibattito è stato il Segretario generale Antònio Guterres, che ha denunciato una situazione estremamente pericolosa per la stabilità internazionale. Il capo dell’ONU ha condannato sia i bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran sia la successiva rappresaglia iraniana nella regione, ricordando che la Carta delle Nazioni Unite vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale degli Stati. Guterres ha parlato di una “grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”, avvertendo che l’escalation militare potrebbe innescare una catena di eventi impossibile da controllare nella regione più instabile del mondo.
Nel suo intervento ha anche riferito che la situazione sul terreno resta “molto fluida”, citando notizie secondo cui circa venti città iraniane sarebbero state colpite nei raid e che diversi alti funzionari sarebbero rimasti uccisi, tra cui – secondo fonti israeliane – anche la Guida suprema Ali Khamenei. Il segretario generale ha lamentato che un’opportunità diplomatica sia stata “sprecata”, ricordando che i raid sono avvenuti mentre erano in corso negoziati indiretti tra Washington e Teheran mediati dall’Oman. “Non esiste alternativa credibile alla soluzione pacifica delle controversie internazionali”, ha insistito, chiedendo un cessate il fuoco immediato e il ritorno ai negoziati.
Le parole di Guterres hanno provocato una reazione immediata da parte di Israele. L’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha difeso l’operazione militare definendola necessaria per fermare una “minaccia esistenziale” rappresentata dal programma nucleare iraniano e dal sostegno di Teheran alle milizie armate nella regione. Danon ha accusato il regime iraniano di aver costruito missili, arricchito uranio e armato gruppi come Hezbollah e Hamas mentre continuava a invocare la distruzione di Israele. Dopo la riunione, l’ambasciatore israeliano ha anche criticato pubblicamente Guterres su X per aver condannato nella stessa frase i bombardamenti americani e israeliani e la risposta iraniana. “Vergogna”, ha scritto.
L’ambasciatore statunitense Mike Waltz ha difeso con forza l’operazione militare, presentata come parte dell'”Operation Epic Fury”. “Questo è un momento della storia che richiede chiarezza morale”, ha dichiarato, sostenendo che gli Stati Uniti hanno agito per smantellare le capacità missilistiche iraniane, indebolire le sue forze navali e impedire definitivamente a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare. Waltz ha accusato l’Iran di aver destabilizzato il Medio Oriente per decenni attraverso il sostegno a gruppi armati come Hezbollah, Hamas e gli Houthi e ha ricordato che il Consiglio di Sicurezza stesso aveva imposto negli anni numerose sanzioni contro il programma nucleare iraniano.
Durissima la replica dell’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani, che ha definito l’attacco di Stati Uniti e Israele “un’aggressione premeditata” e “un crimine di guerra”. Secondo Teheran, i bombardamenti avrebbero colpito deliberatamente aree civili in diverse città iraniane. Iravani ha accusato Washington di manipolare i fatti per giustificare un’azione illegale e ha sostenuto che il suo Paese sta esercitando il “diritto legittimo all’autodifesa” previsto dall’articolo 51 della Carta dell’ONU.
“Questa è una guerra contro la Carta delle Nazioni Unite e contro l’ordine giuridico internazionale”, ha dichiarato.
Il confronto tra Stati Uniti e Iran si è fatto ancora più teso nelle fasi finali della riunione, quando i due ambasciatori hanno chiesto nuovamente la parola accusandosi a vicenda. Il rappresentante iraniano ha denunciato le dichiarazioni americane come offensive e provocatorie, mentre Waltz ha replicato affermando di non sentirsi obbligato a usare toni diplomatici con un regime che – ha detto – “massacra i propri civili e minaccia i suoi vicini”.
Anche altri membri del Consiglio hanno espresso posizioni forti.
La Russia, con l’ambasciatore Vassily Nebenzia, ha denunciato i raid di Washington e Tel Aviv come “un atto di aggressione armata non provocata” e un “tradimento della diplomazia”, accusando l’Occidente di aver fatto deragliare i negoziati. La Cina ha definito gli attacchi “sfacciati” e ha insistito sul fatto che la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iran debbano essere rispettate.
La Francia ha invece sottolineato la necessità di proteggere la stabilità regionale e ha condannato i missili lanciati dall’Iran contro diversi paesi del Golfo, mentre il Regno Unito ha dichiarato di non aver preso parte ai raid ma di condividere la preoccupazione per il programma nucleare iraniano, ribadendo che Teheran non deve mai ottenere un’arma atomica.
Il dibattito si è chiuso senza alcuna decisione immediata del Consiglio, ma con la chiara sensazione che la crisi rischi di sfuggire rapidamente di mano. Al Palazzo di Vetro, tra accuse incrociate e richiami al diritto internazionale, la diplomazia ha mostrato ancora una volta tutta la sua fragilità davanti alla nuova escalation militare in Medio Oriente.
-foto Ipa Agency –
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