A Roma l’inaugurazione dell’anno giudiziario, Meliadò “Mai come oggi toghe appaiono vulnerabili”

Roma inaugurazione dell' anno giudiziario 2025 presso la Corte di Appello nella foto il presidente Giuseppe Meliadò

ROMA (ITALPRESS) – “Il ruolo delle Corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante. E tuttavia mai come oggi le Corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l’esercizio dei pubblici poteri. Invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale”. E’ quanto si legge nelle conclusioni della relazione del presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, in corso pressi l’aula Europa nella capitale.

“A Roma un numero sparuto di magistrati contrasta una criminalità dilagante e migliaia di processi saranno a rischio se non interverranno seri provvedimenti organizzativi per rafforzare la magistratura del distretto, in modo che la stessa possa contribuire a rendere il rischio penale un reale deterrente per una criminalità che, nelle più svariate forme, sempre più si espande a Roma e nel Lazio”.

“Nulla rappresenta meglio la realtà criminale del territorio della situazione dell’ufficio gip-gup della Capitale presso il quale, lo scorso anno, sono affluiti 254 procedimenti in materia di criminalità organizzata, quasi uno al giorno, festivi esclusi, dei quali ben 27 con oltre 30 imputati, con un aumento nel biennio del 30%, e 144 con un numero di imputati ricompreso fra 11 e 30, con un aumento del 10,8% – sottolinea -. La criminalità organizzata, che si conferma presente nella città di Roma, ma anche nei circondari di Velletri, Latina, Frosinone e Cassino, si intrecciano i reati in materia di stupefacenti, che meritano una particolare menzione per la qualità del fenomeno criminale e per le forme del tutto nuove con cui si realizzano. Per come confermano le più recenti investigazioni, Roma è assediata dal traffico della droga e, attraverso il traffico degli stupefacenti è assediata dalla criminalità”.

“Se questo patto fra magistratura e società si spezza, se si confonde l’indirizzo interpretativo della legge con l’indirizzo politico di governo, si apre una crepa nella credibilità complessiva delle istituzioni e si crea un cortocircuito nelle forme in cui si esercita la volontà popolare, che vincola il giudice solo nelle forme obiettive della legge e nei limiti segnati dal rispetto dei diritti fondamentali e del principio di eguaglianza, che devono essere garantiti nei confronti di qualsiasi maggioranza. Ridurre il complesso di questi interrogativi nella formula della ‘invasione di campo’ dei giudici in danno della politica è francamente fuorviante e lascia in ombra la risposta da dare all’interrogativo che tutti li sintetizza, e cioè se vi possa essere una democrazia effettiva (che riconosca limiti e contrappesi) senza una magistratura indipendente e se una magistratura indipendente possa sopravvivere in assenza di un clima di temperanza istituzionale e di tolleranza reciproca”.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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