Davos come spartiacque: il realismo dei valori nell’era della frattura globale

di Raffaele Bonanni

ROMA (ITALPRESS) – Il World Economic Forum di Davos non è stato, questa volta, un rituale mondano per osservare presenze e assenze o per decifrare i consueti ammiccamenti dei potenti tra frasi ambigue e promesse evanescenti. È stato, piuttosto, uno spartiacque. E sicuramente la voce più ascoltata che ha inciso di più nel dibattito globale, è quella di Mark Carney. Il primo ministro canadese ha sorpreso per nettezza, eleganza e radicalità. Un eloquio diretto, educato ma tranchant, capace di chiamare le cose con il loro nome senza cedere né alla retorica né alla nostalgia. Carney ha messo a nudo una verità che molti preferiscono eludere: l’ordine internazionale fondato sulle regole non è in transizione, è in frattura. Le grandi potenze hanno smesso persino di fingere. Il diritto internazionale viene applicato a geometria variabile, le catene del valore sono diventate strumenti di coercizione, l’integrazione economica un’arma. Energia, materie prime critiche, finanza, tecnologia e sicurezza sono ormai leve di dominio.

In questo contesto, invocare il ritorno ai “bei tempi” di un garante globale benevolo non è solo illusorio, è paralizzante. Con una citazione di Vßclav Havel, Carney ha denunciato il rischio di “vivere nella menzogna”: continuare a esporre il cartello del multilateralismo mentre il sistema che lo sosteneva è svanito. Adeguarsi, accomodarsi, sperare che la conformità garantisca protezione è la strada più breve verso la subordinazione. Le potenze imperiali si stanno dividendo il mondo; il vecchio ordine viene lasciato perire perché non più funzionale ai loro interessi. Da qui l’appello, tutt’altro che ingenuo, alle potenze medie. Europa in primis. Non per costruire nuove fortezze nazionali, ma per tessere una trama alternativa: accordi autonomi, cooperazione mirata, riconoscimento reciproco delle sovranità, difesa condivisa. Un multilateralismo selettivo, pragmatico, fondato su valori ma sorretto dalla forza. Carney lo definisce “realismo basato sui valori”: principi chiari, standard coerenti, capacità di resistere alle pressioni. Non a caso il Canada rivendica il proprio impegno concreto: sostegno all’Ucraina, difesa della sovranità danese e dell’autonomia groenlandese all’interno della Nato, investimenti in sicurezza, energia, intelligenza artificiale e minerali critici. Una strategia che guarda all’Europa come partner naturale e necessario. Un assist rilevante per un continente stretto tra le pressioni di Putin e l’imprevedibilità di Trump. Dunque le cancellerie europee hanno di che riflettere e progettare se vogliono evitare che la loro indecisione e lentezza non sia un vantaggio per i nemici della Europa. Vedremo come reagiranno le classi politiche nazionali. In Italia, il dibattito sembra spesso distratto da beghe interne più che preoccupato del mondo che cambia. La presidente Meloni fa bene a coltivare relazioni globali, ma la sfida è usarle per rafforzare l’Europa. Senza l’Europa, l’Italia rischia di declamare una sovranità inesistente: senza forza, senza voce, senza parte. Davos, questa volta, ha parlato chiaro.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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