Andare in pensione non significa dover rinunciare del tutto e per sempre a svolgere un’attività lavorativa. Al contrario, lavorare è (quasi) sempre possibile e permette non solo di tenersi occupati e continuare a sentirsi utili, ma anche di ottenere un’entrata aggiuntiva e di aumentare un po’ l’ammontare dell’assegno pensionistico.
In effetti, a ben vedere, lavorare dopo la pensione è una strada obbligata per tutti coloro i quali non hanno preso i giusti provvedimenti per garantirsi un assegno pensionistico più sostanzioso, per ottenere una pensione complementare o per accumulare un po’ di risparmi, e si ritrovano con entrate mensili troppo basse rispetto alle loro esigenze o aspettative.
Per evitare di ritrovarsi in questa situazione, è possibile calcolare la pensione con MiaPensione e richiedere per tempo una consulenza a esperti del settore.
Se non lo aveste ancora fatto e vi trovaste nella necessità di tornare a lavorare dopo il pensionamento potete leggere questo articolo per scoprire regole, limiti e opportunità di questa scelta.
Lavorare senza perdere il diritto alla pensione
Tanto per cominciare, è utile sapere che chi decide o si vede costretto a tornare a lavorare dopo la pensione può in molti casi farlo senza correre il rischio di vedersi ridurre l’assegno mensile o, peggio ancora, perdere del tutto il diritto a percepirlo.
Le eccezioni naturalmente non mancano e riguardano, in particolare, quegli ex lavoratori che sono andati in pensione con il metodo contributivo e prima di aver compiuto i 63 anni di età. In questo caso, il diritto all’assegno viene meno se si è assunti come dipendenti, mentre viene ridotto del 50% se si opta per un’attività lavorativa di tipo autonomo.
La riduzione dell’assegno previdenziale può aversi anche, per alcuni tipi di pensione, in caso di superamento dei limiti reddituali previsti. Per saperne di più e non correre il rischio di perdere l’assegno previdenziale, è utile rivolgersi a consulenti pensionistici esperti.
È inoltre importante ricordare che, per accedere alla pensione, i lavoratori dipendenti devono sospendere l’attività lavorativa in essere almeno fino all’erogazione del primo assegno. Tale divieto non è invece previsto per autonomi e lavoratori parasubordinati.
Come una nuova attività lavorativa incide sull’assegno pensionistico
Nel momento in cui si torna a lavorare, bisogna anche ricominciare a versare i contributi. Questo non incide immediatamente sull’ammontare dell’assegno percepito, ma consente, a distanza di tempo, di ottenere un adeguamento della pensione, aumentandone l’importo.
Per ottenere l’aumento è necessario attendere 5 anni dalla prima data di decorrenza della pensione oppure dall’ultimo adeguamento. In alcuni casi è inoltre possibile aspettare 2 soli anni. Trascorso il tempo necessario, bisognerà raccogliere tutta la documentazione relativa a nuovi contributi e all’attività lavorativa svolta, presentare domanda alla cassa previdenziale di riferimento e attendere la verifica dei requisiti.
Se pensate di avere già maturato i requisiti richiesti per l’ottenimento del supplemento, potete chiedere il ricalcolo della pensione a consulenti specializzati e farv aiutare con tutte le pratiche necessarie, evitando stress o errori di vario genere. Questo servizio può risultare utile anche in caso di errori di calcolo della pensione.