VENEZIA (ITALPRESS) – Il Lido in delirio per Liam e Noel Gallagher: come prevedibile la presentazione alla Mostra del Cinema di “Oasis: Don’t Look Back In Anger” sta galvanizzando l’attenzione del pubblico, trasformando per un po’ la kermesse cinematografica veneziana in un evento musicale.
Le regole dello spettacolo ovviamente dettano legge e la proiezione fuori concorso del documentario girato a ridosso dello storico tour della reunion dei due fratelli di Manchester diventa un evento globale, tanto più che al Lido sono giunti i due fratelli Gallagher. Atteso dal 10 settembre anche nelle sale italiane, comprese quelle Imax, formato in cui è stato girato, il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace scritto da Steven Knight arriva al Lido con grande clamore, perché documenta il tour live ’25 che ha registrato il sold out in tutto il mondo, unendo generazioni di fan in un evento che ha ricomposto una delle separazioni della scena pop più traumatiche per il pubblico mondiale.
Liam e Noel Gallagher sono tornati sulla scena dopo 15 anni in cui non si sono parlati: la rottura era avvenuta a Parigi il 28 agosto del 2009, alla vigilia della loro attesissima esibizione. Un litigio nei camerini per motivi che non sono mai emersi e che nemmeno nelle interviste ai fratelli raccolte per questo documentario vengono chiariti. Liam e Noel alla conferenza stampa della Mostra non si sono presentati. Dopo il photocall si sono eclissati, lasciando il campo agli autori del film.
Ed è stato proprio uno dei due registi, Will Lovelace, a spiegare alla stampa che il film non intendeva dare ragioni della rottura: “Se il film si chiama Don’t Look Back In Anger c’è un motivo! Non ci interessava tanto indagare i motivi della separazione, quanto testimoniare al meglio i momenti della riconciliazione. E questo nel film si vede chiaramente, te ne accorgi guardando come Liam e Noel interagiscono sempre di più, tappa dopo tappa, concerto dopo concerto. Del resto sono due fratelli di Manchester, non è il tipo di persone che perdono troppo tempo ad argomentare, approfondendo motivi e argomenti di un litigio. Il nostro film parla dell’oggi, raccoglie lo spirito della reunion”.
Il film si compone di due parti, una prima che osserva le prove, durante la quale gli autori hanno cercato di essere il più possibile invisibili: “Avevamo piazzato nella sala prove 12 cineprese e noi seguivamo tutto dalla sala regia. È stato molto duro perché le prove si svolgevano in una sala dall’aspetto anonimo in una zona industriale nel sud-ovest di Londra, e noi eravamo in uno studio di pochi metri quadrati per ore”, ricorda Dylan Southern.
Per i concerti invece sono state usate 18 telecamere che hanno colto non solo ciò che accadeva sul palco, ma anche le emozioni e le reazioni del pubblico: “Volevamo ci fosse contrasto con le prove, dove le cineprese erano più statiche”, ha detto Will Lovelace. “Se durante le prove volevano osservare Liam e Noel nel loro spazio, in tour volevamo vedere le esperienze soggettive del pubblico, senza però utilizzare le classiche gru delle riprese televisive. E allora abbiamo cercato l’emozione tra il pubblico lasciando libere le telecamere di cogliere tutto ciò che di emozionante potesse accadere”.
Poi c’è il momento i cui i due fratelli sono stato intervistati insieme, che era di sicuro quello più importante e problematico, ha ricordato Steve Knight, lo sceneggiatore: “L’intervista congiunta l’abbiamo fatta alla fine, perché doveva cogliere il punto di arrivo di un percorso. Lì si vede che sono due fratelli che si stanno divertendo e che ormai tutto è superato. Quello che dicono è divertente e parlano in maniera molto libera… Abbiamo contato che la parola “fuck” è detta 179 volte durante tutto il film…”.
La cosa che ha maggiormente colpito i fratelli Gallagher, ricorda Knight, è accorgersi come la musica degli Oasis univa generazioni di genitori e figli in una maniera immediata: “Penso che ciò che ha sorpreso maggiormente Liam e Noel sia stato vedere madri e figlie, e padri e figli in particolare, e la loro reazione emotiva alla musica. Per molti della nuova generazione quelle canzoni rappresentavano il rapporto con i loro genitori, in particolare tra padre e figlio, figure che non sono solite parlare apertamente: la musica degli Oasis è stata un ponte che ha permesso loro di mettersi in relazione. La cosa più commovente per Noel e Liam è stato proprio vedere padri e figli stretti in un abbraccio”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).









