Trump attacca il Venezuela e cattura Maduro: come reagirà il Congresso?

    (250915) -- CARACAS, Sept. 15, 2025 (Xinhua) -- Venezuelan President Nicolas Maduro addresses a press conference in Caracas, Venezuela, Sept. 15, 2025. Maduro said Monday that channels of communication between the United States and Venezuela have been severed by Washington amid "persistent aggression." (Presidency of Venezuela/Handout via Xinhua) - Meng Yifei -//CHINENOUVELLE_CmxztpE000019_20250916_PEPFN0A001/Credit:CHINE NOUVELLE/SIPA/2509160744

    di Stefano Vaccara

    NEW YORK (ITALPRESS) – Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte un’operazione militare su larga scala contro il Venezuela, culminata – secondo l’annuncio del presidente Trump nei social – con la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, trasferiti fuori dal Paese. L’azione, condotta con il coinvolgimento di apparati militari e forze dell’ordine statunitensi, ha provocato anche vittime tra i civili venezuelani, come hanno confermato le autorità di Caracas, che parlano di un bilancio ancora in fase di accertamento. Da Washington viene invece riferito che non ci sono state perdite tra le forze statunitensi. In una intervista a Fox News, Trump ha dichiarato che Maduro e la moglie sono in una nave militare che li sta portando a New York, dove il presidente venezuelano è stato incriminato per traffico di droga.

    L’intervento rappresenta il punto di arrivo di una pressione crescente esercitata dall’amministrazione Trump negli ultimi mesi: dispiegamento di circa 15.000 militari nel Caribe, raid contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga, sequestri di petroliere e un regime sanzionatorio che ha messo in forte difficoltà l’industria petrolifera venezuelana, principale fonte di entrate per il governo di Caracas. Secondo il governo venezuelano, esplosioni hanno colpito la capitale e altri Stati del Paese, portando alla dichiarazione dello stato di emergenza. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha chiesto prove che Maduro sia vivo, mentre il procuratore generale Tarek William Saab ha denunciato un attacco che avrebbe colpito “inermi”.

    Sul fronte statunitense, le prime reazioni arrivano dall’interno dell’amministrazione. La procuratrice generale Pam Bondi ha fatto sapere che Maduro dovrà rispondere davanti alla giustizia americana per accuse pendenti nel Distretto Sud di New York, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito la linea secondo cui il leader chavista non sarebbe un presidente legittimo. Dal Pentagono, il segretario alla Difesa Pete Hegseth non ha rilasciato commenti pubblici immediati sull’operazione, limitandosi a confermare l’assenza di vittime americane. L’attenzione si è però rapidamente spostata sul United States Congress, dove il clima resta sospeso. Al momento, sia senatori sia deputati, repubblicani e democratici, stanno evitando prese di posizione ufficiali, in attesa della conferenza stampa annunciata da Trump da Mar-a-Lago. Secondo fonti parlamentari, nelle ultime ore Rubio – ex senatore e profondo conoscitore degli equilibri di Capitol Hill – starebbe contattando numerosi suoi ex colleghi per spiegare la posizione dell’amministrazione e cercare di rassicurarli, segno di un disagio diffuso tra i legislatori per un’operazione che sembra essere stata condotta senza un passaggio preventivo formale al Congresso.

    Resta infatti la domanda centrale: il Congresso è stato tenuto all’oscuro dell’intervento? Se la Casa Bianca dovesse sostenere che si è trattato di un’azione di “law enforcement” internazionale, potrebbe tentare di collocarla fuori dal perimetro classico dei poteri di guerra. Ma se emergerà che l’operazione è stata a tutti gli effetti un intervento militare, lo scontro istituzionale appare inevitabile, con la possibile apertura di audizioni e un richiamo alla War Powers Resolution. Anche tra i repubblicani cresce il timore che si stia creando un precedente capace di rafforzare eccessivamente i poteri dell’esecutivo, mentre i democratici potrebbero usare il caso Maduro per rilanciare il tema dei limiti costituzionali dell’uso unilaterale della forza.

    Sul piano internazionale si guarda ora all’ONU, da dove al momento non è ancora arrivata una dichiarazione ufficiale del Segretario generale. Fonti diplomatiche indicano però come probabile la convocazione a breve di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza. La riunione si inserirebbe in un momento politicamente delicato per il Consiglio, dove è appena iniziata la presidenza di turno della Somalia, un Paese che il presidente Donald Trump ha recentemente definito pubblicamente “il peggiore del mondo”. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump (ed ex ambasciatore all’Onu di GW Bush) John Bolton, stamane durante una intervista alla MS NOW ha dichiarato che era una operazione necessaria quella di rimuovere Maduro ma che “sarebbe dovuta avvenire molto prima già nel 2019”. Secondo Bolton già allora Maduro aveva rubato le elezioni e quindi era “illegittimo”. Adesso, secondo Bolton, il problema è il regime di Maduro che con l’aiuto di Cuba e Russia, può sopravvivere anche senza Maduro. Quindi quale sarà la prossima mossa di Trump? E del Congresso?

    – Foto IPA Agency –

    (ITALPRESS).

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